La rimozione dello striscione di Giulio dal palazzo della Regione.

Un torto a Giulio, un favore a chi nega verità e giustizia

in data giugno 20, 2019

Per rimanere in termini calcistici, visto che l’occasione è stata data dagli Europei Under 21 di Calcio, con le bandierine esposte in ogni palazzo istituzionale di Trieste, la rimozione dello striscione con il quale si chiede la verità per Giulio, è un bell’assist al dittatore egiziano Al Sisi. Che se la starà ridendo in questo momento. In quel Paese dove hanno ammazzato Giulio, negato verità e giustizia. E quello striscione a questo serviva. A ricordare che verità e giustizia per Giulio, non c’è. Uno striscione che ha dato fastidio, nell’ottobre del 2016 venne rimosso dal palazzo del Municipio di Trieste, e nell’immediatezza rispose la governatrice della Regione esponendolo. Dopo tre anni, viene tirato via. Uno schiaffo che non viene dato a chi ci crede in quello striscione, ma alla famiglia di Giulio prima di tutto. Che vive in questa regione, che è di questa regione. Giulio era friulano, era cittadino di questa regione, pur essendo cittadino del mondo. Dopo 40 mesi di insulti, offese, denigrazioni, tutto ci si poteva aspettare, tranne che l’ammaina striscione da parte della Regione di Giulio. Certo, si sapeva che era cambiato il colore politico, ma si confidava nel buon senso, perchè il percorso di verità e giustizia non ha colore politico, interessa tutti, e tutte. Se ogni volta che lo striscione era a rischio si alzava l’attenzione, la denuncia, non era sicuramente per strumentalizzare la questione per motivi politici.Sostenere ciò è una cosa inaccettabile. Semplicemente era un gesto di attenzione, perchè quel vuoto era un vuoto che non doveva esserci, e si pretendeva la massima attenzione, perchè la partita in ballo è enorme. Non stiamo parlando di noccioline, ma dell’Egitto, una potenza mondiale, una dittatura legittimata dalla principali democrazie occidentali. Aver rimosso quello striscione è un torto che si fa a Giulio,nella regione di Giulio, alla famiglia di Giulio, alla causa della verità e giustizia è un favore che si fa a chi nega verità e giustizia per Giulio.  Sarebbe importante che a questo punto, come risposta, tutti i Comuni della regione del Friuli Venezia Giulia esponessero già da domani lo striscione per la verità per Giulio.

mb

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Il mini controesodo degli italiani verso la Slovenia

No. Nessun ritorneremo nostalgico, nazionalistico di tempi bui e cupi. Ma una semplice necessità, scelta di vita, e opportunità. Il Piccolo di Trieste ha dedicato ampio spazio ad una questione che si sta consolidando nel corso degli anni, soprattutto da quando la Slovenia è entrata nell’Unione Europea. Quello che da molti è chiamato come un mini controesodo di italiani verso la Slovenia. Le ragioni sono plurime, variegate. Si legge sul Piccolo che le mete preferite sono località come “Sesana, Cosina, Lokev, Divaccia,  Veliki Dol, Storje e San Daniele (Stanjel),Bertocchi, Skofije, Crevatini, Ancarano ,Capodistria e Isola. ” Si va da chi lì si è stabilito, a chi fa il pendolarismo tra la Slovenia e Trieste, si parla addirittura di 2.500 pendolari, tanti quanto sarebbero i cittadini dichiaratesi di nazionalità italiana in Slovenia. Ma potrebbero essere ben di più.

Un fenomeno che cresce tanto che su RadioCapodistria parte un programma dal nome un caffè in Slovenia dedicato agli italiani residenti in Slovenia, che hanno deciso di trasferirsi in Slovenia per varie ragioni. Da motivi di studio, a motivi di lavoro, a chi ha visto nella Slovenia, da pensionato, una sorta di nuovo Portogallo, dove godersi la propria pensione. Non si deve dimenticare  che  la rete diplomatico-consolare italiana in Slovenia comprende l’Ambasciata a Lubiana ed il Consolato Generale a Capodistria. I diritti della minoranza autoctona italiana sono garantiti dalla Costituzione, dagli Statuti dei vari Comuni, ma la situazione è abbastanza eterogenea, a volte si è più in situazioni di facciata che di sostanza, e con le istituzioni chiamate a rappresentare i diritti della Comunità italiana, che dovrebbero osare certamente qualcosa in più, come avviene ad esempio in Italia da parte dei rappresentanti delle minoranze linguistiche slovene, che quando il pugno sui tavoli lo devono sbattere, lo sanno sbattere e sanno farsi sentire a dovere. Basta pensare alla questione del censimento. In Italia si è verificato giustamente un putiferio, in Slovenia, invece, da anni, con la scusante dei registri elettorali, questo è stato fatto, schedando effettivamente una pluralità di italiani senza che vi fossero proteste o contrasti come quelli accaduti in Italia.
Questo mini controesodo di italiani verso la Slovenia, conferma quanto sia importante garantire il bilinguismo, quanto sia importante la reciprocità, quanto questi territori siano flessibili, siano delle porte aperte, con continui viavai, e per questo il ritorno anche simbolico di nazionalismi sarebbe semplicemente deleterio ed i primi a risentirne sarebbero certamente gli appartenenti delle rispettive minoranze o chi ne entrerà in un certo senso a farne parte. 
mb

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Dl Omnibus, arriva un contributo di 10mila euro per progetto per lingua slovena

Dopo tante parole, forse arriva da parte dell’attuale maggioranza che guida la Regione FVG, un primo provvedimento concreto a favore della tutela della minoranza linguistica slovena. Il disegno di legge n. 54/XII ‘Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale’, cosiddetto ‘Omnibus’, prevede che al fine di diffondere ed incrementare l’utilizzo della lingua slovena anche nell’ambito delle attività ludico ricreative indirizzate ai minori nei periodi estivi, l’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere un contributo straordinario di 10.000 euro all’Associazione Svet
Slovenskih Organizacij (SSO) per il sostegno dell’iniziativa Campionissimi 2019. 
In una regione dove il bilinguismo è tutelato, ma non compiutamente, dove la destra pare esercitare da qualche tempo delle aperture, trovando anche del terreno fertile, stante alcune mancanze pregresse. Vedremo che ne verrà fuori,  in un contesto ove ognuno cercherà di portare dell’acqua verso il proprio mulino.
mb

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Nazario Sauro e Capodistria. Dalla targa,ai monumenti,spazzati via

Nazario Sauro e Capodistria. Dalla targa,ai monumenti,spazzati via

Due fronti opposti, due opposti ideologici, ma che hanno trovato in comune, per ragioni diverse, l’avversità verso Nazario Sauro, mazziniano, irredentista, impiccato per tradimento dall’Austria nell’agosto del 1916. Verrà strumentalizzato, come accadrà per altri personaggi, dal fascismo, per diventare un veicolo, un mezzo con cui imporre il culto dell’italianità. Interessante notare che fine hanno fatto i monumenti, ivi inclusi la targa, che ricordavano Nazario Sauro nella sua città natale, Capodistria. Il 10 agosto del 1919, tre anni dopo la sua morte, nella casa dove nacque il 20 settembre del 1880, oggi numero 10 nella zona del piazzale dei pescatori, alle spalle di quella colata di cemento che ha rubato metri al mare per dare spazio al porto, venne posta una targa che ne ricordava i natali.

“FRA QUESTE MURA
A DI XX SETTEMBRE MDCCCLXXX
SORTI GLI UMILI NATALI
NAZARIO SAURO
E IL DESTINO LO SERBAVA
A CORONARE DI GLORIA
A SANTIFICARE DI MARTIRIO
LE ORE SUPREME
DEL SERVAGGIO ISTRIANO”CAPODISTRIA
POSE
IL X AGOSTO MCMXIX
TERZO ANNIVERSARIO
DAL SUPPLIZIO DELL’EROE
Capodistria passerà al Regno d’Italia nel 1921. E vi rimarrà fino a quando con l’otto settembre del ’43 ci sarà il tracollo del Regno d’Italia con le peripezie che caratterizzeranno il dopoguerra. Sotto il fascismo, in quella casa, sopra la porta, verrà posto anche il leone di San Marco. Il tutto verrà rimosso dai comunisti, che videro in Sauro un simbolo del fascismo completando l’opera anche con ciò che rimaneva del monumento realizzato    nel 1935.

Vennero avviati  nel 1916 i lavori per l’imponente monumento al marinaio d’Italia, come veniva chiamato Sauro, vent’anni di tempo dalla posa della prima pietra, all’inaugurazione, che avvenne il 9 giugno 1935, con la presenza di Vittorio Emanuele III e altre personalità varie, come il Duca d’Aosta.Monumento che venne distrutto dai nazisti, durante l’occupazione della Venezia Giulia, tra fine maggio e giugno del ’44 perchè pare potesse essere di riferimento per l’aviazione “nemica”. Ma la verità è che quel monumento era avverso ai nazisti presenti a Capodistria perchè Sauro era considerato come un traditore dai tedeschi fedeli all’Impero. Quello che rimase del monumento, le statue, verranno poi fuse dai comunisti jugoslavi, come accadrà per la torretta del sommergibile Pullino, che si trovava presso il cortile di una scuola liceale di Capodistria.  

 Il Pullino era il sommergibile di Sauro. 

Insomma, interessante notare come alla fine di Sauro, a Capodistria, si sia in sostanza fatta piazza pulita. Pare che delle aperture stiano prendendo sempre più consistenza per ripristinare la targa nella casa natale, con una dicitura diversa rispetto a quella nazionalistica del 1919, per ricordare e non celebrare, come invece rischia di accadere a Trieste con la statua di D’Annunzio in merito all’occupazione della città di Fiume, a cent’anni esatti dalla posa di quella targa nel quartiere dei pescatori, un fatto storico, un personaggio che appartiene, nel bene o nel male, alla storia di Capodistria, città dove nacque. E porre quella targa,nella casa natale di Sauro, senza la retorica nazionalistica di un tempo, potrebbe essere un segno di maturità, in una città che vuole ritagliarsi uno spazio importante all’interno dell’Europa unita nella diversità, cercando di superare ogni forma di nazionalismo, da qualsiasi parte questo provenga.
 mb

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I croati di Trieste cosa pensano della statua di D’Annunzio? Visto quello che il “poeta”scriveva sul croato?

in data giugno 09, 2019

In un  carteggio molto significativo tra Benedetto Croce e Giuseppe Prezzolini , il filosofo, così si pronunciava su quello che è un simbolo fondamentale per il nazionalismo italiano, D’Annunzio: “facessero i nazionalisti farebbero i dannunziani”. Per poi evidenziare con gran vigore che “per me il Nazionalismo è una manifestazione terziaria della sifilide dannunziana. Quanto male abbia fatto il D’Annunzio nell’ambiente morale italiano è cosa di cui pochi hanno adeguata coscienza: e io credo di essere tra questi. Bisogna esplorare a fondo questo malanno (…) e denudare la schifosa piaga. Io sono disgustato, anzi profondamente nauseato dalla spettacolo che offre il d’Annunzio…..e allo scredito che getta sulla nostra Italia……prevedo che andrà degenerando sempre più vergognosamente” Sino ad augurargli di morire ” mi sembra il meglio che possa fare per sé e per l’Italia”.
Ora, come è noto, a Trieste, in piazza della Borsa, verrà posta una statua che omaggerà il poeta d’Italia, “eroe”. Seduto su una panchina, mentre leggerà dei versi.  Una ripetizione di una statua già realizzata in altre location. Quando a  Trieste vedrete il gran poeta D’Annunzio seduto sulla panchina a leggere un libro, in piazza della Borsa, ricordatevi cosa scriveva sui croati.Così nella lettera ai Dalmati – E in me e con Lettera ai Dalmati: “il croato lurido, s’arrampicò su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia, e con un ferraccio scarpellò il Leone alato.” oppure (…) “quell’accozzaglia di Schiavi meridionali che sotto la maschera della giovine libertà e sotto un nome bastardo mal nasconde il vecchio ceffo odioso…” oppure da Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell’Augusteo, 4 maggio 1919 (…) “Fuori la schiaveria bastarda e le sue lordure e le sue mandre di porci!”. In Italia e vita scriveva: “come Idria, Postumia aspetta a noi. Se non la tenessimo, il flutto della gente balcanica, il flutto della barbarie schiava, giungerebbe a una ventina di chilometri dalle mura di Trieste.” Od ancora: “Col distretto di Postumia lasceremmo in mano degli Schiavi meridionali il valico di Longatico, quello di Nauporto e forse quello di Prevaldo, che costituiscono da tempo immemorabile la vera Porta d’Italia, la soglia latina calcata dalle incursioni boreali e orientali dei Barbari di ogni evo.”
Che dire? Un grande poeta. E non si può discernere la figura del letterato, da quella del politico, perchè l’autore è sempre lo stesso, il pensiero è sempre lo stesso, l’animus, lo stesso.
Ora, come è noto, a Trieste vi è una importante comunità croata. Le prime associazioni croate di mutuo soccorso si formano a Trieste alla fine del XIX secolo. La specialità del Friuli Venezia Giulia è dovuta al suo plurilinguismo, quel plurilinguismo espressione delle radici storiche, identitarie di questa piccola ma cosmopolita terra del Confine Orientale. Si parla l’italiano, il tedesco, anche se sempre più raramente, lo sloveno, il friulano, oltre a diversi dialetti. Trieste, tra l’altro con la nuova Via della Seta si sta aprendo in modo importante verso la Cina, ne diventerà il faro. Poi ovviamente vi sono le lingue delle nuove migrazioni, dal bengalese, al cinese, al rumeno. Discorso diverso per il croato. La lingua croata e la comunità linguistica croata è stata recentemente ufficialmente riconosciuta dalla Regione e verranno disposti finanziamenti per sostenerne le iniziative di tutela con dei progetti mirati. La presenza croata a Trieste è storica, racchiusa nell’arco di diversi secoli. A Trieste risultano poco meno di 2 mila croati, in tutta la regione sono circa 4 mila. Cosa pensano i croati del fatto che a Trieste verrà celebrato, onorato, esaltato, colui che definiva tra le varie cose, il croato nei modi che abbiamo visto? Alla faccia della Trieste multiculturale e ponte tra Est e Ovest. D’Annunzio, cosa da non dimenticare, il cui scopo era quello di annettere Fiume all’Italia, minando l’autonomismo storico della città.
E se l’avesse scritto contro gli italiani quello che scrisse verso i croati? Apriti cielo….
mb

si ringrazia per la foto Mauro Amelio

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Quel reportage degli anni ’50 sulla marcia di Ronchi. Scomparsi tutti i cimeli dell’occupazione di Fiume

Correva l’anno 1954, si direbbe nel noto programma televisivo la Grande Storia. Alcune puntate sul corriere di Napoli a firma di Gustavo Traglia, sul 35° anniversario della marcia di Ronchi. Articoli con in parte con la retorica con cui si esaltò quella marcia nazionalista che con il Natale di sangue porterà allo scontro armato tra regolari e irregolari italiani, con una sessantina di morti, ma evidenzia soprattutto il distacco che a Ronchi vi era nei confronti di quell’atto che anticiperà di qualche anno la marcia su Roma. Si legge che il messaggio,scritto a mano, con il quale D’Annunzio offriva a Ronchi la sua medaglia d’oro, per l’occupazione di Fiume, che sembrava scritto di pugno di D’Annunzio, in realtà era una copia. Nel senso che l’originale è sparito. Quello presente in Comune è solo una copia scritta a mano, ma non l’originale. Si racconta che venne fatto sparire per metterlo al riparo a causa del sentimento avverso che c’era verso quell’atto dannunziano. Così come la medaglia d’oro. Sparita per essere fusa a Trieste, per rendere più commerciabile l’oro, si legge, così come sparì una bandiera fiumana e e una foto con dedica originale di D’Annunzio. Tutto andato perduto, scrisse il giornalista. Racconta di una permanenza dei legionari a Ronchi di solo 8 ore e mezza, nessuno di Ronchi, uno solo di Monfalcone, a dimostrazione di quanto fosse aliena quella roba in questo territorio. D’altronde anche la stessa targa che ricorda la marcia di occupazione di Fiume  a Ronchi venne collocata da Giunta, che sarà capo del fascio triestino e segretario del PNF, perchè nessuno di Ronchi voleva collocarla, così come il monumento in ricordo di quella marcia, il Comune di Ronchi in quel tempo, definendo quella marcia, giustamente, con i connotati fascisti, si rifiutò categoricamente di volerlo realizzare sul proprio territorio. Troverà posto, invece, a Monfalcone. In una Ronchi che negli anni ’20 vide conferire a D’Annunzio, purtroppo, la cittadinanza onoraria e mutare via Trieste in via D’Annunzio, per non parlare del cambio del toponimo, che passando dalla cittadinanza onoraria a Mussolini, revocata solo in questi anni, nel 1925 venne decretato, dopo l’annessione fascista di Fiume al Regno d’Italia, in Ronchi dei Legionari, da Ronchi di Monfalcone. Ancora si può porre rimedio per sistemare le cose, sdannunziando Ronchi. Togliendo “dei legionari” per il solo Ronchi, ripristinando la vecchia via Trieste e revocando la cittadinanza onoraria a D’Annunzio. Sarebbe un gesto europeista, di progresso, e di civiltà e di rispetto verso la città di Rijeka/Fiume.
mb
fonte estratto da Archivio della Memoria Consorzio Culturale del Monfalconese

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Celebrare D’Annunzio a Trieste. Come riabilitare il peggio del nazionalismo

Da un lato una mostra da quasi 300 mila euro, dall’altro una statua che dovrebbe essere realizzata a Trieste. Per chi? Per il guerrafondaio, nazionalista, D’Annunzio. Per colui che definiva i croati come mandria di porci, o schiaveria bastarda, concetti che effettivamente saranno propri del ’68, no? A proposito di chi dice che il dannunzianesimo anticipò il ’68. Il guerrafondaio, nazionalista D’Annunzio sta al ’68 come i pinguini stanno al deserto, certo in periodo di emergenza climatica e ribaltamenti impossibili, non è da escludere che i pinguini nel deserto un giorno possano esserci. Ci manca solo di sentir dire che D’Annunzio abbia anticipato la Resistenza. Magari con il suo saluto romano, con l’olio di ricino di Fiume o i discorsi dal balcone. O con quella carta del Carnaro imperniata di corporativismo che diventerà una parte importante per il fascismo. La marcia di occupazione della città di Fiume, è stata una marcia che ha anticipato quella fascista su Roma, certo,alcuni legionari diventeranno antifascisti, come tanti fascisti, per opportunismo, poi diventeranno antifascisti, ma saranno una manciata rispetto al grosso di chi vi prese parte da quella marcia.

Marcia partita casualmente da Ronchi, dannata da quell’evento, visto che per sole 11 ore di permanenza casuale a Ronchi, il fascismo, decreterà il cambio di nome di Ronchi, da Ronchi di Monfalcone a Ronchi di Legionari, omaggiando la fascistizzazione di Fiume. E che dire della targa che ricorda il luogo ove dormì D’Annunzio a Ronchi? In quella che era la via Trieste e che poi prese il nome, appunto, di via D’Annunzio?
Collocata personalmente da Giunta, dice niente l’assalto al Narodni dom di Trieste? Colui che sarà anche segretario del PNF oltre che essere capo del fascismo triestino. Il fascismo non si è appropriato dell’esperienza fiumana, ma l’esperienza fiumana ha avuto tutti i connotati che saranno in gran parte propri del fascismo, e D’Annunzio con quella scellerata marcia, eversiva e militarista, che porterà anche alla morte di una sessantina di persone tra militari e civili, nel “natale di sangue” si è reso responsabile di un gesto che non può essere celebrato, ma condannato. Celebrare quell’occupazione, e quella marcia e chi ne è stato il capo è anti-europeista,è atto profondamente nazionalista, che rischia di minare sostanzialmente i rapporti amichevoli anche tra Italia e Croazia, come ricordato dall’ambasciata croata quando interpellata.mb

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Vedi post su GIAP sulla marcia su Fiume e sulla figura di D’Annunzio..
Da Ronchi «dei Legionari» a Ronchi dei Partigiani. Di cos’è il nome un nome?

Le cinque razze umane nella novella di D’Annunzio

Le novelle della Pescara Ã¨ un’opera di Gabriele D’Annunzio che risale ai primissimi anni del ‘900. Racconti ambientati a Pescara, che riguardano anche località vicine, come Ortona. Come nel caso della Vergine Anna.  Ragazza semplice, che innescherà un dialogo con un fattore, che si recava più volte nella sua casa e si intratteneva in dialoghi con Anna. Lei, povera ragazza di campagna, ingenua e ignorante, lui, il classico uomo sapiente che doveva acculturare la vergine Anna. Un classico stereotipo maschilista, che ancora oggi esiste. “Poiché Zacchiele amava talvolta, per una ingenua vanità naturale, di far pompa del suo sapere, in conspetto della donna ignorante e credula, questa concepì per lui una stima e un’ammirazione senza limiti. Ella imparò, che la terra è divisa in cinque parti e che cinque sono le razze degli uomini: la bianca, la gialla, la rossa, la nera e la bruna. Imparò che la terra è di forma rotonda, che Romolo e Remo furono nutricati da una lupa, e che le rondini su l’autunno vanno oltremare nell’Egitto dove anticamente regnavano i Faraoni. – Ma gli uomini non avevano tutti un colore, a immagine e somiglianza di Dio? Potevamo noi camminare sopra una Palla? Chi erano i re Faraoni? – Ella non riusciva a comprendere, e rimaneva così tutta smarrita. Però da allora ella considerò le rondini con reverenza e le tenne per uccelli dotati di saggezza umana”Anna avrà imparato dunque la suddivisione del mondo in razze, in cinque razze, imparò che la terra era rotonda, almeno non era cultore del terrapiattismo, e conobbe dell’esistenza dei Faraoni.Uno dei precursori della teoria delle cinque razze umane fu  Blumenbach, nel 1795, il teorico razziale nazista Hans F.K. Günther identificò la razza europea come composta da cinque razze subtipiche: razza nordica, razza mediterranea, razza alpina, razza dinarica e infine dalla “razza orientale del Mar Baltico” e parlerà di cinque nella sua classificazione anche Carleton Stevens Coon.Da ricordare che D’Annunzio nei suoi scritti più di una volta si scaglio, in modo razzista, contro popoli ritenuti inferiori, come quelli delle aree balcaniche, anticipando quell’odio che sarà proprio del fascismo che cercherà di realizzare una mera pulizia etnica contro gli “slavi”.
mb

Dal Duce al Capitano: ritorna “ordine e disciplina” di Marco Barone (sito) domenica 5 maggio 2019


La rivolta deve partire dalla scuola con sciopero antifascista. 

D’Annunzio, che con la marcia di occupazione su Fiume, mirava a quella su Roma e divenire il duce d’Italia, dovette rassegnarsi e cedere le redini del comando a Mussolini che prenderà in consegna gran parte dell’esperienza dannunziana, dall’olio di ricino, al saluto romano, dai discorsi dal balcone, al razzismo contro gli “slavi”.

Il dannunzianesimo d’altronde sta al ’68 come i pinguini stanno al deserto, il ’68 è stata la più grande esperienza culturale rivoluzionaria vissuta in Italia, profondamente antifascista, inconciliabile con i precetti del nazionalismo e di quel marciume che era proprio del nazionalismo del ‘900 e dell’esperienza fiumana. Il ’68 è stato se non spazzato via, compromesso seriamente nei suoi precetti, nei suoi valori, di libertà, uguaglianza, fratellanza, e ritornano, oggi, concetti e simbolismi propri del ventennio.

Dai discorsi dal balcone, al concetto tanto anacronistico quanto pericoloso di ordine e disciplina. Concetto che Mussolini ribadì diverse volte nei suoi discorsi come si può leggere nel dizionario mussoliniano: 

«Autorità, ordine e giustizia. Questo trinomio è il ri­sultato fatale della civiltà contemporanea, dominata dal lavoro e dalla macchina.»(Dal discorso pronunciato all’Assemblea del P.N .F. in Roma , il 14 Settembre 1929). — V II, 147. « Ci può essere un ordine pubblico perfetto, e ci può essere un disordine morale profondo. Dobbiamo preoccu­parci dell’ordine morale, non dell’ordine pubblico, perchè per l’ordine pubblico, nel senso poliziesco della parola, abbiamo forze sufficienti.»(Dal discorso pronunciato al Parlamento , il 26 Maggio 1927). — V I, 66 e 67.

«La parola d’ordine non può essere che questa: di­sciplina. Disciplina all’interno per avere di fronte all’estero il blocco granitico di un ’unica volontà nazionale. »(Da discorso pronunciato a congresso fascista in Roma il 22 Giugno 1925). — V , 118 Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore, e sono: ordine, gerarchia, disci­plina. »(dall’articolo forza e consenso )Anno 2019. Così colui che chiamano il Capitano: “Rispetto delle regole,ordine e disciplina vanno insegnate fin da piccoli altrimenti abbiamo generazioni che poi arrivano a vent’anni e fanno casino”. Di questo passo manca solo che si riproponga l’opera nazionale Balilla. Il problema non è tanto la questione del grembiule, da cui sarebbe partita la riflessione sulla questione dell’ordine e disciplina, ma il concetto di fondo, l’idea di società che si sta affermando.Dalla fantomatica ora di educazione civica, a costo zero per lo Stato, una pessima legge per come strutturata, che va paradossalmente proprio contro il concetto di “ordine e disciplina” voluto dal Capitano, alle sanzioni disciplinari che vengono comminate a chi da libero cittadino, operando nella scuola, rischia di ledere il buon nome della Pubblica amministrazione, perché osa protestare contro il sistema o mettere in discussione il sistema di potere esistente. Il tutto in un contesto dove la libertà di critica all’interno della scuola è ridotta ai minimi termini, grazie al potere spropositato conferito a presidi, diventati dirigenti, che in tanti casi si sentono padri padroni della scuola, come se fosse roba loro.La scuola è allo sfascio, e di questo passo rischia di diventare espressione della cultura del fascio. La rivolta deve partire dalla scuola, contro quello che sta accadendo nel Paese, dove affermarsi come razzista e fascista non è più un problema, non ci si nasconde più, prima che sia tardi, sempre che non sia già tardi. A partire da uno sciopero generale antifascista.L’Europa ha come massima unita nella diversità. Ma di questo passo sarà unita sotto l’incubo di un solo colore, quello di quel ventennio che speravamo di non vedere più. Ma che ritorna, a modo suo, con i suoi adattamenti, ma mantenendo sempre intatti alcuni dei suoi aspetti peculiari per quel nazionalpopulismo che avanza incontrastato e che ci trascina prepotentemente indietro nel secolo breve.m

Autore : Marco Barone

Marco Barone

Blogger,attivista,laureato in Giurisprudenza,”opinionista” e amante del calcio, ricercatore storico. Sempre dalla parte della difesa dei diritti umani. Ho partecipato a vari concorsi di poesia, cito in particolar modo la seconda edizione del Concorso Internazionale di Poesia Inedita “Il Federiciano”, dove la poesia Cicala è stata segnalata e pubblicata nell’antologia (…)

Sito: xcolpevolexhttp://IwAR1RPuCtlbjFkBXNW3Bf2tGjnWG0tZjYkik1yUQpGdWHs8iQvEjqoNXactA

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Si fermano gli sbarchi, si chiudono i porti, ma ritorna la rotta Balcanica. Un centinaio gli arrivi in pochi giorni

rotta balcanica
Il Piccolo lo ha denunciato con chiarezza. La Rotta Balcanica, che in passato ha solo sfiorato il FVG, ora, evidentemente interessa maggiormente questa regione. L’ultimo caso, è quello della zona di Domio, in provincia di Trieste, al confine con la Slovenia. Un centinaio circa i migranti individuati. Ovviamente il dibattito in rete si è scatenato, facile intuire i tipi di commenti.  Il caso più eclatante è stato sicuramente l’inseguimento iniziato a Trieste e finito nel primo Friuli, con  poco più di una decina di migranti rinchiusi come pacchi all’interno di un furgone. Si tratta di casi dovuti alla casualità, perchè individuati, altri, sono riusciti sicuramente ad attraversare il Paese per dirigersi verso le solite mete, Germania, prima di tutto. Attraversano Croazia e Slovenia, ricordiamo che si erano in parte chiuse con il filo spinato, per frenare la rotta Balcanica. Il Ministero dell’Interno, focalizza la propria attenzione solo sulla questione degli sbarchi. Basta vedere cosa comunica il cruscotto giornaliero. Dati sugli sbarchi che evidenziano un calo a decorrere dal 1 gennaio 2019 al 9 aprile 2019 comparati con i dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2017 del -97,96% e 2018 del -92,02%. Ad oggi sono 550 gli sbarchi. Ma, di questo passo, il confine della Venezia Giulia sicuramente supererà di gran lunga  a livello numerico gli sbarchi nei porti che sono stati chiusi. Il confine è già controllato da tempo, tra chi proponeva telecamere, e chi proponeva ulteriore militarizzazione. Certo che se questi arrivi dovessero aumentare proprio in questo periodo, bollente a livello elettorale, sicuramente le forze nazionaliste ne trarranno beneficio, visto lo stato in cui si trova il nostro Paese dove il prima gli oramai è parte della quotidianità degli italiani in una Europa che si trova catapultata in un periodo tipicamente da ventennio pur se con gli adattamenti dei tempi moderni che viviamo. E queste persone, che affrontano mille peripezie per andare alla ricerca di una vita dignitosa, diventeranno la solita carne da macello per una politica sempre più cinica e imperniata di odio sociale.
mb