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Uma Thurman con la verità per Giulio Regeni

Quando Claudia e Paolo parlano, il mondo si ferma. Ed ascolta queste due persone straordinarie, che riescono, con una pacatezza incredibile, a schiaffeggiare quella società ostile che gli ha scippato un figlio, Giulio, e chi sta facendo di tutto per negare verità e giustizia o chi non sta facendo niente, pur avendo il potere ed il dovere di fare. Nella nota trasmissione che tempo che fa si è consumato un qualcosa di potente a livello comunicativo. Come la presentazione del libro che parla di Giulio,scritto insieme all’instancabile Alessandra Ballerini che assiste senza sosta alcuna in questo complicato cammino la famiglia di Giulio. Un libro che mette tanti puntini sulle i, come è stato detto. Come le riflessioni su quanto successo in Egitto, al fatto che i curriculum di Giulio vennero totalmente ignorati in Italia, Paese dove voleva ritornare a lavorare, a studiare, come la lettera diretta al dittatore egiziano Al Sisi, invitandolo a rispettare la parola data, la promessa fatta per fare giustizia su quanto accaduto a Giulio in quello che è stato un chiaro omicidio di stato.  

Ad oggi, neanche gli indumenti di Giulio sono stati restituiti. 4 anni di fuffa, come ha detto Paola citando anche uno dei post ( e la ringrazio!!!scritti su Giulio dove si elencavano tutte quelle volte che Al Sisi aveva manifestato la volontà di attivarsi per fare verità e giustizia. Tra le cose straordinarie successe in questa sera, passando dal messaggio del maestro Camilleri, vi è stata la semplicità e la genuinità di una delle attrici più note al mondo, Uma Thurman. Di cui la famiglia di Giulio, insieme a Giulio, hanno visto tutti i film.“Vorrei fare le condoglianze alla famiglia Regeni. Ho sentito la lettera e spero ci sia giustizia. Hanno tutto il mio sostegno.”Ha raccontato che si stava preparando all’intervista, con Fazio, che stavano scherzando nei camerini, fino a quando non ha ascoltato Claudio, leggere quella lettera diretta ad Al Sisi. Si è commossa, e con quelle lacrime e con quelle poche parole ha dato un contributo importante a  quel percorso che con estrema e profonda dignità è stato intrapreso per arrivare a conquistare la verità e la giustizia per Giulio. Insomma, sì. Giulio continua a fare cose.
mb  

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L'assurdità del bilinguismo nella segnaletica stradale, ora c'è, ora non c'è, ora è a metà

Se c’è una cosa che balza all’occhio percorrendo le strade del Friuli Venezia Giulia è il bilinguismo. Ora friulano, ora sloveno, il tedesco è sempre meno diffuso. E la cosa bella è che lì dove il bilinguismo dovrebbe essere applicato a livello normativo, cosa accade? Che quando va bene ti trovi delle indicazioni stradali bilingue, ti riportano in sloveno ad esempio anche nomi di città dove il bilinguismo non c’è, il caso eclatante è Venezia, che diventa Benetke. E va bene, ci può stare vista la specificità del contesto dove si trova. Ma nello stesso palo che riporta segnali bilingue, qualcuno magari rimane misteriosamente, invece, in italiano. Sulla stessa strada, troverai cartelli bilingue, poi, all’improvviso, solo in italiano. Poi, qualche volta te lo ritrovi a macchia di leopardo in modo bilingue. E che dire delle vie, le piazze? Quanti sono i Comuni dove anche le vie sono riportate in modo bilingue? Quando va bene ti trovi il nome della città bilingue. Ma questo neanche accade sempre. Pensiamo ad esempio a Trieste, dove Trst lo trovi a diversi km di distanza dal centro città, e nessun cartello che ti indica Trieste, come ingresso città, riporterà la scritta Trst.


Oppure pensiamo a Ronchi, cittadina che ospita lo scalo di Trieste, visto che si chiama Trieste Airport. Località dove hai diversi cartelli in bilingue, ma nessuna via o piazza è riportata anche in modo bilingue, non tutti i cartelli sono bilingue, e nessun cartello che indica Ronchi, o la frazione di riferimento, segnalante l’ingresso in città, ti indicherà Ronke o il rione con il nome in sloveno. Si potranno trovare al massimo un paio di cartelli stradali blu, che indicano anche Ronke,  fuori dal comune di Ronchi, ma niente di più. Insomma, il tutto rischia di essere percepito in alcuni casi anche come una presa in giro. Perché fare le cose sempre a metà? O non farle per niente quando dovrebbero essere attuate pienamente conformemente alla legge? Perché? Si potrebbe quasi, quasi scrivere un trattato, un manuale, che diventerebbe un caso da studio su quello che è quasi una sorta di caos nel bilinguismo nella segnaletica stradale e non solo dalle parti nostre.

mb
Nella foto di copertina un esempio di cartellonistica stradale bilingue, tutte le indicazioni sono bilingue, tranne quella che riporta l’autostrada e il castello di Duino 
Nelle foto all’interno del post i cartelli che segnano l’entrata a Ronchi e nelle frazioni, ed una serie di cartelli a Ronchi, bilingue

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E' tutto solo un fottutissimo folclore

Apri bar riempiendolo di robe fasciste? E’ folclore. Fai raduni con saluti fascisti? E’ folclore. In spiaggia metti motti fascisti? E’ folclore. Accogli reduci e simpatizzanti del ventennio maledetto con il saluto fascista?  Negli stadi fai saluti fascisti. Neanche a dirlo. E’ folclore. A quando la definizione del fascismo come folclore? Per la Treccani il “termine ‘folklore’ designa sia un complesso generico di materiali della tradizione (miti, leggende popolari, racconti, proverbi, indovinelli, superstizioni, giochi, ecc.) trasmessi oralmente o con l’esempio da persona a persona, sia lo studio scientifico di tali materiali”. Tradizioni, mite, leggende popolari. Viene in mente a livello sociologico un po’ quello che succede in Sicilia dove anche il bandito e criminale Giuliano che con la sua banda si rese responsabile della prima strage di stato italiana dopo la fine della seconda guerra mondiale, la strage di Portella della Ginestra, viene ridotto a rango di folclore. Si tratta chiaramente di contesti diversi ma in comune c’è, chiamalo se vuoi, il solito… folclore. E’ tutto un folclore. La storia non la si scrive nei tribunali, non la si deve scrivere nei tribunali, ma diamine, più tamburelli e tarantelle e cantastorie per tutti, allora. Tanto, è solo un fottutissimo folclore. 
mb

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Il quarto Natale senza verità e giustizia per Giulio Regeni

L’immagine copertina di questo natale è un disegno di Massimiliano Riva condiviso dal profilo Giulio Siamo Noi. Un babbo natale senza alcun sorriso, con il cappello in mano, in segno di lutto, rispetto e soprattutto di imbarazzo, poiché è anche in questo natale senza nuove notizie, oltre che soprattutto senza Giulio. Suona al campanello, giallo, della famiglia Regeni.  In questo natale 2019, sono tantissimi i messaggi di vicinanza alla famiglia di Giulio. E ciò è un qualcosa di straordinario. Quattro anni sono tanti, sono una enormità, ma anche un niente. Quando il tempo è sospeso, questo sembra non trascorrere mai, eppure trascorre. E siamo al quarto natale senza verità e giustizia per Giulio. Ed il 25 dicembre, come è noto, coincide con quel 25, quel giorno maledetto, di quel gennaio 2016, quando Giulio venne sequestrato dagli apparati di sicurezza nazionale egiziani. Giulio è diventato un simbolo universale delle violazioni dei diritti umani e di resistenza. Sappiamo bene cosa ha dovuto subire Giulio, e come lui, tanti altri ragazzi, in quel terribile Paese che è l’Egitto dittatoriale di Al Sisi. Sappiamo bene cosa sta succedendo con quel Paese. Abbiamo perso il conto dei memorandum, degli accordi, dei patti, stipulati con un regime dittatoriale terribile. Sappiamo bene che l’unico accordo che non si vuole fare è quello che spalancherebbe le porte dell’onestà, della giustizia, della verità, quella che spalancherebbe le porte della galera ai criminali di quel regime che hanno ammazzato Giulio, per loro e per i loro complici. Sappiamo bene che in Italia c’è un ramo, piccolo, ma importante, delle Istituzioni che non si arrende all’evenienza dei fatti. Il martello continua a battere contro quel chiodo fino a quando le crepe del muro diventeranno incontrollabili. E queste crepe, crescono, giorno dopo giorno. Il muro dell’omertà mafiosa, della non verità e della non giustizia crollerà. Non sarà domani, forse neanche dopodomani, ma crollerà. Perché la società civile ha ben capito che questa “causa” può essere fondamentale per tante altre cause che ancora oggi non conoscono verità e giustizia, in Italia, dove l’elenco è lunghissimo, come nel mondo. Siamo al quarto natale senza verità e giustizia per Giulio. Gli hanno scippato la vita, in Egitto. Un Paese meraviglioso, dal popolo meraviglioso, ma che vive dal luglio del 2013, dal colpo di stato che ha portato al potere l’attuale dittatore, il suo inferno.  Un inferno legittimato da strette di mano e pacche sulle spalle di chi professa meravigliose parabole, dice magari di ritrovarsi anche nei principi religiosi e spirituali del natale, ma poi nella realtà, scende a patti con il diavolo e questo diavolo si chiama l’Egitto di Al Sisi.
mb

da http://xcolpevolex.blogspot.com/2019/12/il-quarto-natale-senza-verita-e.html

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Onore e rispetto per l'eroe nazionale sloveno Tomazic e per i patrioti sloveni Bobek, Vadnal, Kos, Ivancic

La provocazione ignobile di quell’organizzazione neofascista che cerca visibilità con iniziative che non fanno ridere neanche i polli per quanto ridicole, ora si sono scagliate nella Venezia Giulia, dopo un periodo di assenza e vuoto, contro antifascisti sloveni vittime del tribunale speciale fascista le cui sentenze sono carta straccia ma in quel tempo determinarono morte. Con il processo del 1941 si processarono esponenti del TIGR, organizzazione che lottava per abbattere lo stato fascista e rivendicare territori che erano stati deslavizzati da politiche criminali di italianizzazione forzata fascista. 5 giovani ne furono vittime il 15 dicembre 1941, i patrioti sloveni Pinko Tomažič, Ivan Vadnal, Viktor Bobek, Simon Kos e Ivan Ivančič, fucilati presso il poligono di tiro di Opicina. Purtroppo le loro salme venne trasportate nel cimitero cimitero di Fontane di Villorba, in località Chiesa Vecchia senza che le famiglie sapessero nulla. Solo dopo la fine della guerra le salme ritornarono a Trieste dove il 28 ottobre 1945 vennero celebrate esequie solenni in Piazza Unità d’Italia. Nel 1958 Pinko Tomažič è stato proclamato eroe nazionale e nel 1997 il Presidente della Repubblica di Slovenia ha decorato con medaglia d’oro alla memoria gli altri quattro patrioti sloveni antifascisti. A queste persone, onore e rispetto.
mb

http://xcolpevolex.blogspot.com/2019/12/onore-e-rispetto-per-leroe-nazionale.html

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A Trieste fare gli auguri in sloveno proprio, proprio no se pol…ma c'è il greco

Niente da fare. Non ci riescono. Ma proprio non ci riescono. E’ vero che ci sarebbe una legge che contemplerebbe l’esercizio del bilinguismo anche nella città di Trieste. Ci sarebbe, ma viene applicata per non essere volgarissimi, alla ad minchiam. Che gli sloveni ed il ceppo linguistico slavo facessero parte delle radici di Trieste, non conta un fico secco.  Un Pelinkovac e il fico secco indigesto va giù.E neanche a natale si è più buoni. Altro che a natale puoi. Ma che. Figurarsi. Zero concessioni. Mentre l’attenzione si è totalmente focalizzata sulla stella cadente al contrario, per non farla cadere, farla resistere alla bora, e qui si potrebbe scrivere una storia tipicamente triestina, o meglio raccontare una storia tipicamente triestina,  tra chi tifa bora e chi rimane ipnotizzato dalla cometa al contrario, non può però non attirare l’attenzione quella solita fila di alberi di natale, scelti uno ad uno, pare, di persona, personalmente, per dirla alla Catarella, personaggio di Camilleri nella serie del Commissario Montalbano. A partire o forse a finire  dalle scritte con cui si fanno gli auguri, sono in italiano, in inglese, una è anche in greco, ma probabilmente trattasi di recupero di vecchio cartoncino, di quando gli auguri erano in più lingue, visto che è scolorito rispetto agli altri in uso in piazza dell’Unità in questo natale 2019, ma in sloveno, proprio, proprio no se pol. Anche se c’è chi dice  con sarcasmo che trattandosi di alberi arrivati da un vivaio croato, stante le tensioni diplomatiche per il golfo di Pirano, tra Slovenia e Croazia,si è preferito non fare gli auguri in sloveno.

E poi a ripetere tutti, a memoria, come un nastro registrato, come quella musica che per ore allieta o stressa i triestini del centro che devono sopravvivere a questo natale, che questa è una città multiculturale, mitteleuropea, e bla, bla, bla. Certo. Come dire che anche pinguini amano il deserto, no?  E qui il pinguino Marco, che poi era anche una femmina, di Trieste, chissà cosa avrebbe da dire.
mb

https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/12/a-trieste-fare-gli-auguri-in-sloveno.html?fbclid=IwAR2GktvTa6FUDjsxSlkVNTrk7hnRmTZyHMh0gqFF_E0_2M4DrIGVUUKJMDM

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FVG,il 9% della popolazione è straniera.Record regionale per Monfalcone, con il 23,8 % di stranieri residenti

Il report annuale della Regione FVG evidenzia che in FVG è in crescita la popolazione residente straniera.  Se è in  costante calo la popolazione complessivamente residente in regione, invece, si segnala una crescita, del 3% rispetto al 31 dicembre del 2017, della presenza di cittadini stranieri nella nostra regione.  Come si legge nel rapporto “Le persone residenti In Friuli Venezia Giulia sono 1.215.220, di cui 110.193 cittadini stranieri. Questi ultimi sono aumentati del 3,3% rispetto al 31.12.2017 e rappresentano il 9,1% della popolazione. Nei cinque comuni più popolosi della regione risiedono complessivamente 417.800 abitanti: 204.267 nel capoluogo Trieste, 99.377 a Udine, 51.367 a Pordenone, 34.336 a Gorizia e 28.453 a Monfalcone. Gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE dei Comuni del Friuli Venezia Giulia dal 2009 in poi sono 16.169, di cui 2.615 residenti nel Regno Unito, 1.639 in Germania e 1.214 in Francia. Nel 2017 è stata concessa la cittadinanza italiana a 1.688 residenti, 557 per matrimonio (principalmente a maschi, 489) e 1.131 per residenza (principalmente a femmine, 646).” 

Impressiona sicuramente il dato di Monfalcone, con il 23,8% di cittadini residenti di nazionalità straniera, record regionale. Cioè 6.765 su circa 28 mila abitanti. In provincia di Gorizia, al secondo posto vi è Gorizia e poi Ronchi, rispettivamente con il 10% nel primo caso e 7% Ronchi. Nelle altre province, in quella di Trieste, la città capoluogo ha il 10,7% di residenti stranieri, a Udine risultano il 13,9%,a doppia cifra nella provincia friulana vi è anche Cervignano con il 12,3% di stranieri, Lignano, con il 13,3%, Manzano, il 12%, Pulfero il 12,8%,San Giovanni al Natisone il 12,7%, nella provincia di Pordenone a doppia cifra si segnalano una quindicina di Comuni: Abra con il 12,3%, Aviano, il 12,2%, Brugnera, 11,2%, Fanna, 10,4%,idem per Maniago, Pasiano, con il 18%, Pordenone con il 14%, Prata di Pordenone, 17,8%, Pravisdomini, il 19%, Sacile il 10,9%, San Giorgio della Richinvelda, 16,5%, San Martino al Tagliamento, 11,7%, Sequals, 10,3%, Spilimbergo, 12,6%, Vajont, 13,6%, Valvasone Arzene, 11,3%.
mb

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Dal Galeb,al treno blu di Tito, un ritorno nella Jugoslavia

Vola, colomba bianca, vola Diglielo tu Che tornerò…Così, il noto brano musicale  dal chiaro sfondo politico vincitore del Festival di Sanremo 1952 con l’interpretazione di Nilla Pizzi. Anche la musica ebbe il suo ruolo nella campagna nazionalistica sulla questione di Trieste. Non è  più la colomba a volare, ma a volare ora sono dei gabbiani  che sorvolano a Fiume/Rijeka il Galeb di Tito, il gabbiano, appunto, che aspetta di ritornare. E ritornerà. Ha conosciuto tre vite. Ora la sua quarta, probabilmente l’ultima. Ed è quella di diventare un luogo di attrazione turistica. Costruito come un trasportatore di banane, divenne nave da guerra, per poi diventare nave di addestramento per la marina jugoslava. Venne chiamato Galeb (che significa gabbiano) dagli anni ’50, quando il presidente della Jugoslavia Josip Broz Tito è salito su per la prima volta. I viaggi di Tito su Galeb sono una memoria storica del ruolo svolto dalla Jugoslavia nel movimento non allineato. Il ministero della cultura ha dichiarato la nave un bene culturale della Repubblica di Croazia e la La città di Fiume lo acquistò per trasformarlo in una nave museo.
C’è certamente chi ne sogna l’affondamento, magari emulando qualche azione dannunziana con un MAS. Come c’è chi sogna il ritorno di quella Jugoslavia che rese possibile la riscossa dei Balcani e la creazione della terza entità più importante al mondo dopo gli USA e l’Unione Sovietica. Oggi, sono sopravvissuti solo gli USA. Della Jugoslavia son rimaste macerie, nostalgia, dell’Unione Sovietica, il nulla. Ritorna il Galeb, come è ritornato il treno blu di Tito. 
Come ha osservato in modo pungente  e con uno sguardo critico, Stefano Lusa di Radiocapodistria.
Quel treno di lusso con il quale Tito, per alcuni semplicemente un dittatore, per altri un mito, attraversava il suo mondo.
Tra i passeggeri illustri che viaggiarono si ricordano Haile Selassie , François Mitterrand , Yasser Arafat , Jawaharlal Nehru , Sukarno e, nell’ottobre 1972, la regina Elisabetta II.  Dal 2013 circa è ritornato in vita come treno turistico, viaggiando tra il Montenegro e la Serbia. E  come riporta Radiocapodistria  ora sarà possibile fare nuovi viaggi con delle “destinazioni più significative dell’ora ex Jugoslavia” che verranno organizzati da agenzie turistiche bosniache, serbe, croate e slovene. Insomma,  in questo periodo si parla parecchio di ritorno. Tra chi parla di ritorno degli italiani nelle terre perdute, tra chi parla di ritorno degli sloveni scacciati dalla Venezia Giulia dopo la fine della prima guerra mondiale, e chi il ritorno della Jugoslavia. E una domanda su questa nostalgia del ritorno bisognerebbe pur farsela. Intanto, il mondo va avanti, anche se effettivamente l’unico ritorno che si sta riscontrando è quello del maledetto nazifascismo.

mb

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FVG è scontro sulla nuova via della seta. Da chi parla di pericolo per Trieste a chi di opportunità. Chi ha ragione?

Pericolo cinese. Pericolo comunista all’orizzonte su Trieste. Che a detta di molti potrebbe fare la fine del porto del Pireo. Una mozione presentata al Consiglio regionale del FVG chiede al Presidente della Regione di  attivarsi nei confronti del Governo italiano affinché non aderisca alla Nuova Via della Seta, denunciando una sorta di invasione cinese in FVG, Trieste ed Italia.Una seconda mozione, di tenore opposto, anche se moderata nei suoi contenuti, in quanto ad apertura verso la nuova via della seta, invece, chiede al Presidente della Regione  di organizzare insieme con l’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale (Porti di Trieste e Monfalcone) e possibilmente con la partecipazione del Governo, una conferenza pubblica dedicata alla presentazione e alla discussione dei contenuti degli accordi e delle loro ricadute per l’economia regionale e nazionale complessive in modo da favorire la più ampia partecipazione alle opportunità che dovessero derivarne.La nuova via della seta vede Trieste essere una pedina fondamentale, tra il blocco USA e quello Cinese. Il rischio che Trieste ne esca neutralizzata, c’è, situazione che ha già conosciuto perfettamente nel corso ‘900 dalla caduta dell’Impero Austroungarico. Si tratta di una grande opportunità per Trieste ed il FVG o di un pericolo “comunista” come alcuni vorrebbero fare intendere, che la città di Trieste deve evitare? Il fatto che gli USA siano i primi a voler ostacolare questo accordo su Trieste, ciò la dice lunga su quali siano i pregiudizi in campo, visto che nei confronti degli USA non si parla mai di invasione, tra l’altro, pur con tutte le perplessità che connotano il modello espansivo cinese.
mb

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USR del FVG, ancora un cambio al vertice.Nella lettera di benvenuto della “nuova” direttrice c’è il programma

Non conosce stabilità l’Ufficio Scolastico Regionale del FVG, verrebbe da dire. Quando meno te lo aspetti, forse, o arrivano dimissioni o cambi al vertice.

Si registra l’ennesimo cambio alla direzione dell’USR del FVG. Ufficio che nel 2014 venne declassato a rango di secondo livello. Sono stati nel corso degli anni vari i nuovi direttori subentrati, e all’improvviso si apprende che il 27 novembre del 2019 vi è stato un nuovo cambio al vertice. Una decisione probabilmente maturata a Roma che ha colto di sorpresa un pò tutti qui in regione. Un cambio che segna un ritorno. Ritorna la dott.ssa Beltrame, ruolo che aveva già ricoperto nella nostra regione dal 2009 al 2014. Poi operò al direzione dell’USR del Veneto e poi ebbe un ruolo al ministero dell’Istruzione prima di ritornare nella sua regione.

Nel suo messaggio di bentornata lascia intendere quale sarà il corso che intraprenderà la direzione sotto il suo mandato. La priorità è quella di affrontare la criticità cronica che caratterizza anche la nostra regione, quella della “mancanza di supplenti abilitati e di insegnanti specializzati nel sostegno da nominare sui tantissimi posti rimasti vacanti dopo le assunzioni in ruolo: condizioni ostative che pregiudicano la continuità didattica e mettono in difficoltà il regolare avvio delle lezioni e la sostituzione del personale assente.” Ha intenzione la direttrice di avviare una riorganizzazione dell’USR, e manifestando l’intenzione di voler dare luogo all’attuazione delle norme e dei contratti collettivi con un “costante confronto costruttivo con le Organizzazioni sindacali dei tre comparti, portatrici delle esigenze dei lavoratori,che necessitano di un continuo ascolto.” L’auspicio è che il confronto sulle problematiche scolastiche ovviamente avvenga con tutte le realtà sindacali presenti nel territorio che operano nel comparto scuola e non solo con le maggiormente rappresentative. Esprime particolare vicinanza ai dirigenti scolastici nella sua lettera la direttrice Beltrame. Così scrivendo: ” Non ho mai smesso di sentirmi vicina ai Dirigenti scolastici della mia regione, che per molti anni hanno sostenuto il peso delle reggenze e che continuano a farsi carico del lavoro amministrativo a causa della carenza di direttori dei servizi amministrativi. Quando li incontro,mi emoziona scoprire che lo hanno fatto solo perché hanno fede nei giovani e nella possibilità di accendere, attraverso la stima e la fiducia, il loro umano desiderio di conoscere. A loro giunga il ringraziamento e la riconoscenza dell’Amministrazione, unitamente al mio impegno ad ascoltare le loro richieste e a condividere con loro tutte le possibili soluzioni alle criticità”.

Ai docenti e al personale ATA si rivolge rilevando che “nonostante le tante difficoltà in cui svolge quotidianamente la funzione che la Costituzione gli assegna, il personale docente e ata del Friuli Venezia Giulia è abituato a pretendere da sé stesso elevati standard organizzativi e qualitativi, che consentono al nostro sistema scolastico di mantenere alti i livelli medi di apprendimento. (…)Al fianco dei Dirigenti scolastici, risorsa strategica del sistema scolastico, l’Ufficio scolastico regionale continuerà a sostenere la formazione in servizio, l’autorevolezza e il prestigio della professione insegnante, che merita il rispetto della società tutta. Solo docenti dotati di competenza professionale, umana e relazionale sono in grado di influenzare il livello degli apprendimenti degli studenti e di valorizzare le loro diverse intelligenze e potenzialità. Attraverso innovazioni didattiche e ambienti di apprendimento coinvolgentisi possono superare gli svantaggi socio-economici delle famiglie.”

Per concludere con un messaggio rivolto anche agli studenti della nostra regione: “Alle alunne e agli alunni,alle studentesse e agli studenti, che sono l’unica ragione del nostro lavoro, vorrei dire che la libertà che dà valore alla vita è quella che ciascuno riesce a costruire dentro di sé. Il caso influenzerà il loro futuro solo in minima parte, ma la restante parte è una partita aperta,dove tutto nasce dalle risorse che sono dentro di loro: consapevolezza culturale, spirito di iniziativa,capacità di adattamento e di dialogo. Il mio augurio è che tutti,attraverso insegnanti capaci di destare partecipazione emotiva e meraviglia nella scoperta della cultura, comprendano quanto i saperi e il pensiero critico possano influenzare la qualità del loro futuro”.

Quello che in tanti si domandano è se al cambio del prossimo governo cambierà nuovamente chi guiderà il vertice dell’USR regionale o meno, in una regione dove c’è certamente necessità di stabilità, di programmazione di lungo periodo, di risorse, di assunzioni, tanto negli uffici periferici ministeriali, quanto nelle scuole, stante i problemi cronici che caratterizzano questa regione. Dalla precarietà, alle strutture scolastiche, al calo demografico, ai problemi tipici delle regioni di confine e soprattutto c’è necessità di restituire la giusta considerazione all’USR del FVG che a Roma da diversi anni più di qualcuno ha continuato a reputare in modo ingiusto non con la doverosa attenzione e centralità che la nostra regione merita.

mb https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/11/usr-del-fvg-ancora-un-cambio-al.html?spref=fb&fbclid=IwAR0zUpUf81VqHlfUZrFT9RZaP1E5L9SGilofZv2RLoUYArjBIPftZzpBHEw