L’Estate è alle porte! Prossime escursioni in programma /ForEst Studio Naturalistico

Escursione pendii del Cuar
Sabato 1 Giugno Esplorando i baluardi delle Prealpi Carniche
Passeggiata ai Prati di Col San Floreano
Domenica 2 Giugno (mattina)Per il ciclo “Esplorando i Colli” nei biotopi dei prati di san Floreano
Alla scoperta del Regno di Cornino
Sabato 1 Giugno (pomeriggio)Uno splendido mondo di laghi e Riserve.. lungo il Tagliamento
Escursione sul Monte Nebria
Domenica 2 Giugno Insoliti panorami della Val Canale

Escursione dei Castellani a Cergneu
Sabato 8 Giugno (mattino)Storie di boschi e castelli in occasione della Festa medievale Castrum Cergnedum.

Anello Stringher-Tacoli
Domenica 9 Giugno Ultima escursione a piedi di “Esplorando i Colli” tra Fagagna, Moruzzo e Rive d’Arcano
Al tramonto sul Monte Sabotino
Domenica 2 Giugno 8pom)Inizio della stagione estiva sui baluardi della valle della Soca
Sui Terrazzi del Tagliamento
Venerdi 14 Giugno (Pom)In attesa del tramonto sul Tagliamento tra Ragogna e Villanova.
Insolita ascesa al Monte Cuarnan
Sabato 15 Giugno Ritentiamo la salita a questo splendido balcone delle Prealpi Orientali
Tra le Riserve Integrali del Cansiglio
Domenica 16 Giugno Terzo appuntamento con “Alla scoperta dei Boschi del FVG
Laboratori fotografici itineranti estivi
Sab 22 – Dom 23 Giugno
Doppio appuntamento per immortalare tutte le luci del cielo

http://www.studioforest.it

ForEst-Studio Naturalistico

Ancora posti disponibil per la nuova avventura con l’amico e collega Nicola Picogna!
L’iniziativa Quattro passi con l’Otturatore prende l’avvio domenica 14 aprile …andando a caccia di orchidee selvatiche! 🌺
Il Laboratorio Fotografico Itinerante: Tra i Colli di Osoppo attende tutti gli appassionati!

Maggiori info sul nostro sito:http://www.studioforest.it/…/laboratori-fotografici-itiner…/

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ForEst News #6: Nuovi cicli di escursioni in programma.. per tutti i gusti! 📷🐦🌿🍴

otlica-minEscursione di inizio Primavera sull’altopiano di Predmeja e Otlicaai margini della Selva di Tarnova, dove la Bora trova il suo sfogo per poi scendere potente su Ajdovščina e sul Carso.
Tra boschi e pascoli, grandiosi i panorami dal ciglione carsico, con il Triglav e l’Adriatico che paiono lì, ad un passo!

Sabato 30 Marzo

Escursione sul ciglione carsico del Trnovski Gozd

Dopo lo scioglimento delle ultime nevi, approfittiamo delle belle giornate primaverili dall’aria tersa salendo sull’Altopiano di Predmeja e di Otlica, ai piedi del Trnovski Gozd – la grande Selva di Tarnova.
Passando per  solitarie e curiose borgate, dove la vita rurale prosegue con il proprio ritmo lento, e camminando sempre ai margini della Foresta, la risalita al Sinji Vrh ci permetterà di cambiare radicalmente prospettive. Da quel momento , infatti, sarà protagonista l’aereo ciglione carsico, luogo che la Bora predilige per le sue folli corse in picchiata su Ajdovščina e sul Carso!
Tra pascoli e boschi, per
correremo il panoramico sentiero fino all’Otliški maj, dal quale potremo contemplare l’intero cammino della giornata e salutare il giorno che se ne va, colorando di arancio il nostro Mare Adriatico…

per i particolari vai qui http://www.studioforest.it/eventi/otlica-sinji-vrh/

 

Sentieri persi,parole perse il 23 e 24 marzo a Topolò/Topolove

53305587_2146031722143467_4246416556189286400_nL’associazione giovanile Robida propone due giornate di esplorazioni lungo i sentieri che circondano il paese di Topolò. In questa occasione verrà presentata da Janja Šušnjar, architetta slovena, e Laura Savina, illustratrice romana, la guida “Sentieri persi, perse parole” che hanno pensato per accompagnare in modo creativo e suggestivo il camminatore che arriva a Topolò. La guida e il progetto stesso nascono dalla volontà di prendersi cura del paesaggio che circonda il paese, al di fuori delle strade principali e delle giornate estive. Riscoprire i sentieri che un tempo venivano percorsi quotidianamente, che avevano una propria funzione e richiedevano cura e manutenzione, oggi acquista un nuovo valore, una nuova funzione. Con questa iniziativa si vuole proporre una nuova prospettiva del camminare, esplorativa e creativa, dando in mano al camminatore una preziosa guida dove, tra le mappe e le indicazioni si trovano piccoli disegni e piccole storie che ognuno può leggere a suo modo e mettere in pratica una volta intrapreso il cammino, per crearsi così la propria guida personale. Ecco il programma. Sabato 23 marzo: dalle ore 10, casa Juljova “Sentieri persi”, introduzione a cura dell’Associazione Robida; “Sentieri persi, perse parole”, presentazione del progetto con Janja Šušnjar e Laura Savina; prima passeggiata; dalle ore 13, casa Juljova, pranzo offerto dalla Trattoria alla Posta; seconda passeggiata. Domenica 24 marzo in ascolto di “ToBeContinued” presso la posta di Topolò; dalle ore 11, casa Juljova, Perse parole, lezione di sloveno con Janja Šušnjar; terza passeggiata; dalle ore 14, al chiosco; rinfresco; quarta passeggiata. La partecipazione è libera e gratuita. In caso di mal tempo l’iniziativa si svolgerà presso la casa Juljova.

https://www.dom.it/izgubljene-poti-in-besede-v-topolovem_sentieri-persi-parole-perse-a-topolo/

Topolò (Topolovo in slovenoTopoluove in dialetto sloveno locale e Topolove nella forma di compromesso adottata per la segnaletica stradale) è la frazione più popolosa del comune di Grimaccohttps://www.wikiwand.com/it/Topol%C3%B2

Una cartolina dal Matajur

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Il Matajur è il punto di riferimento degli sloveni delle valli del Natisone.

Il Matajur (Matajûr in friulano, Monte Re o Baba in dialetto sloveno locale), è una montagna delle Prealpi Giulie alta 1.641 m. Si trova nella parte orientale del Friuli sovrastando la città di Cividale.

Storia
Si ritiene che il Matajur fu scalato dal re longobardo Alboino quando, giunto in prossimità dell’Italia, lo risalì per ammirare le fertili pianure friulane che stava per invadere.

L’altura del Matajur, nel corso della prima guerra mondiale, fece parte dell’ultima linea di difesa italiana approntata dalla 2ª Armata per la protezione della pianura friulana in caso di sfondamento dei reparti combattenti nelle posizioni avanzate. Il monte passò alla storia in quanto, nel corso della battaglia di Caporetto, il tenente Rommel, il futuro feldmaresciallo, ne conquistò la cima.

Il 24 ottobre 1917, dopo un lungo bombardamento, il tenente Rommel, a capo di sei compagnie tedesche, lanciò una veloce offensiva, con la tattica dell’attacco a sorpresa, sul Colovrat e in breve tempo ne conquistò le cime. Invase quindi la vallata di Savogna ed attaccò il Matajur, difeso dalla Brigata Salerno.

Dopo 52 ore di marce sfibranti ed audaci combattimenti, ne conquistò la vetta facendo quasi 9000 prigionieri ed un enorme bottino di materiale bellico. L’avanzata del tenente Rommel fu uno dei più importanti episodi della battaglia di Caporetto perché fu determinante per la tragica ritirata italiana. Dal Matajur, Rommel proseguì, attraverso Longarone, la sua veloce avanzata fino al fiume Piave…

Geografia
Il monte, nonostante la limitata altezza, è facilmente individuabile dalla pianura friulana per la sua caratteristica forma conica ed è il rilievo più rappresentativo ed il simbolo delle Valli del Natisone.

Il periodo di formazione del monte non è precisamente databile in quanto risulta composto, per lo più, da materiale sedimentario dei periodi compresi tra il giurassico ed il cretacico superiore. Sondaggi effettuati sui versanti del monte hanno portato all’individuazione di tracce di oro con zinco, argento e mercurio nativo.

La salita al monte, che è rivestito fino alla vetta da boschi o prati, non presenta particolare difficoltà per la scarsa pendenza dei fianchi. Il modo più breve e semplice per raggiungere la vetta è quello di iniziare la salita partendo dal rifugio Guglielmo Pelizzo, che è raggiungibile in auto con una comoda strada asfaltata. Come alternativa si può partire dalla frazione di Mersino da dove mulattiere e sentieri, che attraversano boschi e prati dove crescono narcisi, crochi, fragole, lamponi e mirtilli, portano, in circa un’ora e mezzo e senza difficoltà, alla meta.

Sulla cima del monte spicca la chiesetta del Cristo Redentore, costruita sulle macerie della cappella inaugurata nel 1901 per ricordare i diciannove secoli dalla Redenzione e colpita prima da un fulmine e quindi distrutta dalle vicende belliche legate alla battaglia di Caporetto.

Dalla cima si può osservare un panorama che spazia dal Carso, all’Istria, alla laguna di Grado e alle cime del Canin, del Mangart, del Tricorno, del Monte Nero e delle Dolomiti. Nelle giornate particolarmente terse è visibile Venezia e si possono avvistare i Colli Euganei

Dai fianchi del monte sgorgano le acque delle sorgenti e dei torrentelli che ingrossano il fiume Natisone e, nella vallata di Savogna, le acque del torrente Alberone e dei suoi affluenti di destra.
Nel versante sud, nei pressi della fonte Skrila, da cui nasce l’Alberone, sono presenti delle interessanti conformazioni carsiche, i campi solcati, alla base dei quali ci sono delle brevi pareti (10–12 m) su cui è possibile arrampicare, una sorta di palestra di roccia naturale.

Nella zona del monte Matajur, ed in special modo nella valle di Savogna, sono presenti un numero notevole di cavità e di grotte tra le quali occorre ricordare la voragine di Cerconizza, la Ta Pot Čelan Jama, la Velika Jama, la grotta Klančina di Mersino Alto[10], la Sesna Jama di Mersino, la Casera Glava di Masseris e la grotta di Jeronizza.

La cima del monte è stata, fin da tempi remoti, terra di confine: dapprima con l’Austria, poi con la Jugoslavia e, oggigiorno, con la repubblica di Slovenia.

Ai piedi del versante settentrionale del Matajur scorre la Strada statale 54 del Friuli, che è la via di comunicazione più agevole tra l’Italia e la Slovenia per chi deve accedere al tratto medio dell’Isonzo.

Ambiente
Flora
Nella zona montagnosa del Matajur crescono circa 619 specie di piante vascolari; le sue pendici esercitano un grande interesse per gli studiosi della flora delle Prealpi italiane perché, per la sua posizione orografica tra la pianura friulana a la catena alpina retrostante, offre la presenza di una grande varietà (e anche qualche rarità) di piante.

Il monte è coperto da vegetazione fino sulla vetta dove crescono piante officinali quali l’assenzio.Nelle quote più basse si possono trovare la stellina odorosa o asperula, il tarassaco, la valeriana, la campanula carnica, il geranio sanguigno, il geranio odoroso, l’aconito napello, la campanula thyrsoides thyrsoides e thyrsoides carnicola, la euonymus verrucosa o berretta del prete.Salendo di quota, nel sottobosco si possono osservare l’anemone trifolia, la dentaria cardamine, la paris quadrifolia, l’aposseris foetida, la saxifraga rotundifolia.Oltre al limite dell’estensione boschiva crescono la sexifraga petraea, l’aconitum angustifolium, la sedum roseum, la pulsatilla montana, il rododendro, il botton d’oro. In quota si possono trovare il narciso, l’asfodelo, la centaurea, il giglio arancione della Carnia o lilium carnicum, la genziana maggiore, la genziana minore.

Per quanto attiene le specie arboree, il lavoro dell’uomo ha favorito, nella parte inferiore del monte, la coltivazione di meli, peri e castagni e, a quote superiori, la crescita di boschi di conifere e latifoglie.

Crescono spontaneamente, invece, macchie di faggi, di betulle, di maggiociondolo, di larici e ontani verdi.

Fauna
Sul Matajur è possibile osservare diversi animali selvatici; tra i mammiferi e gli uccelli maggiori sono comuni caprioli, cervi, lepri, volpi, cinghiali, corvi imperiali, poiane, galli forcelli e galli cedroni. Le marmotte erano state introdotte nelle rocce carsiche adiacenti alle malghe di Mersino, ma dopo alcuni anni sono scomparse. Sono inoltre di passaggio in alcune stagioni dell’anno grifoni e aquile. Ci sono stati anche rari avvistamenti diretti o indiretti (tracce, feci, carcasse ecc.) di orsi e di sciacalli dorati.

Sul Matajur sono presenti diversi percorsi escursionistici o alpinistici…

da https://www.wikiwand.com/it/Matajur

Il Matajur è stato un giornale della Slavia Friulana (Benečija), stampato in lingua slovena, italiana e nei locali dialetti sloveni. Per tutta la sua durata fu diretto da Vojmir (Guerrino) Tedoldi (papà). Rappresentò la prima attività culturale continuativa degli sloveni della Provincia di Udine.Fu sostituito dal settimanale Novi Matajur.

approfondisci…https://www.wikiwand.com/it/Matajur_(giornale)

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vignetta di Moreno Tomazetig dal Dom

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Figure tradizionali del carnevale in Slovenia

Oggi vi porto in Slovenia a festeggiare il Carnevale.

http://www.slovely.eu/2013/02/13/kurent-il-carnevale-sloveno/

San Giovanni d’Antro

52366934_2302021436516286_7182315591095549952_nCon il nome di San Giovanni d’Antro (Svet Ivan u čelè in dialetto sloveno locale) si identificano una grotta ed una chiesa, costruita all’interno della cavità, situate nel comune di Pulfero, in provincia di Udine.

La grotta

I resti di ursus speleus

L’antro si apre su una parete verticale rocciosa del monte Mladesiena a 348 metri s.l.m., a poche centinaia di metri dalla frazione di Antro. La parte iniziale della grotta è parzialmente occupata dalle opere murarie erette per costruire una chiesetta dedicata ai Santi che le hanno dato il nome. All’ingresso della cavità si incontra un doppio criptoportico, uno destinato allo scolo delle acque provenienti dall’interno della caverna, e l’altro costruito per realizzare la galleria che, prima delle ristrutturazioni, consentiva l’accesso alla zona di culto allocata nella parte superiore delle volte. L’archivolto delle due gallerie, che hanno una lunghezza di 18 metri, costituisce la base su cui poggiano i lastroni di pietra che formano il pavimento artificiale del piano superiore.La grotta, caratterizzata da laghetti, saloni, meandri e camini, è stata esplorata per circa 4000 metri; i primi 300 sono facilmente percorribili grazie ad un percorso turistico dotato di opere artificiali. La grotta venne menzionata nel XVI secolo da Valvasone di Maniago nel manoscritto “Descrizione delle città grosse del Friuli” custodito presso la Biblioteca civica comunale di Udine. La prima esplorazione di cui si ha notizia risale al 1885; in tempi più recenti si ha documentazione delle visite scientifiche effettuate da soci del Circolo Speleologico-Idrologico Friulano nel 1912 (quando fu aperto un percorso di 650 metri), e di quelle che susseguirono fino al 1950. Le esplorazioni ripresero nel 1976 e portarono, grazie alle moderne tecniche utilizzate, alla scoperta dei nuovi rami. All’interno della grotta sono stati trovati resti di “Ursus Speleus” (mandibole, denti e vertebre), reperti di ceramica di epoca preromama e romana e resti metallici di epoca medioevale. In periodo romano, la grotta fece parte, assieme al vallo costruito tra i fiumi Erbezzo e Natisone ed al castelliere del monte Barda, del sistema difensivo creato nella Regio X Venetia et Histria a protezione dei confini orientali. Nel periodo delle invasioni barbariche l’antro fu adibito a temporaneo rifugio dalla popolazione locale per sfuggire alle atrocità che venivano commesse. Data la notevole altezza dell’ingresso (30 metri) dalla vallata sottostante, il primo abitante stabile della grotta fu probabilmente un anacoreta cristiano verso il V o VI secolo. Le prime opere murarie per realizzare una sistemazione che consentisse una comoda e lunga permanenza nel luogo furono probabilmente effettuate nel XII-XIII secolo.

Dall’inizio del 2015 la parte turistica della grotta è gestita dal gruppo Speleologico “Valli del Natisone” che cura le visite guidate e l’organizzazione delle escursioni della parte speleologica.

La chiesa Storia

La chiesa di San Giovanni d’Antro

Il primo utilizzo della grotta come abitazione di anacoreti dovrebbe risalire al V o VI secolo; il primo documento che indica la grotta come luogo di culto risale all’anno 889 e si riferisce al diploma con il quale il re Berengario concesse al Diacono Felice la chiesa di Antro, un casale, i campi, i prati, i pascoli esistenti nei pressi della grotta e l’area del monte Olosa. In loco è presente anche la lapide, con scritture in latino, che ricopriva la tomba del succitato diacono, risalente al IX secolo[10]. Le opere murarie più antiche, ancora visibili, risalgono al XII o XIII secolo quando l’antro venne adibito a fortilizio esterno di un sottostante castello. Allora venne creato il passaggio indipendente per le acque del torrente che percorre la grotta ed un agevole accesso verso l’interno della caverna. La parte superiore delle gallerie fu utilizzata come base per la creazione di una zona da adibire alla vita della guarnigione ed al deposito delle derrate e delle armi necessarie. In una rientranza della grotta venne creato anche un primitivo sacello di origine longobarda. Nel XV secolo, quando la località divenne adibita esclusivamente a luogo di culto, vennero effettuati altri lavori per il consolidamento delle strutture esistenti e venne costruita la scala esterna in pietra che porta all’inizio della galleria. Si procedette anche alla ricostruzione della cappella (dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista) che venne poi consacrata, nel 1547, dal vescovo di Cattaro, Luca Bisanzio. Ulteriori lavori vennero eseguiti alla fine del XVII secolo, quando il salone della grotta (Sala di San Giovanni) divenne la chiesa maggiore e la cappella-presbiterio fu declassata a cappella devozionale. Le ultime ristrutturazioni risalgono alla metà del XIX secolo ed alla prima metà del XX secolo.

Architettura

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La cappella-presbiterio in stile gotico sloveno

Il complesso destinato al culto, situato nello spazio ricavato sopra i criptoportici, si compone di una chiesa, una cappella-presbiterio, una sagrestia ed una loggetta aperta sulla vallata sottostante. Oggigiorno può essere facilmente raggiunto salendo i 114 gradini della scala in pietra addossata alla parete rocciosa. Nel XV secolo furono eseguiti i lavori di rafforzamento delle strutture murarie e di ristrutturazione dei locali interni. All’epoca risale la costruzione della cappella, nella forma attualmente visibile, ad opera di Andrea da Skofja Loka e del suo collaboratore Jacob. Una lapide, murata all’interno, fa risalire la data dei lavori all’anno 1477; la pietra riporta la seguente incisione in caratteri gotici minuscoli:

«maister andr
e von lack ja

1mo 4mo 7mo 7 cob»

La cappella è composta da un vano di 6,48 per 3,60 metri, con altezza di circa 4 metri, ed è raggiungibile attraversando un arco a semplice sesto acuto fatto con pietra calcare. Il soffitto è a volta stellata in stile tardo gotico sloveno. La cappella fu affrescata da Jernej di Skofja Loka, o da suoi allievi, nel 1530. In fondo alla cappella è allocato un semplice altare dove, tra due angeli barocchi in marmo, è posta una statuetta in pietra raffigurante una Madonna seduta, con bambino in grembo, di stile neoclassico dei primi del Seicento. Su una parete è posizionato un crocefisso in legno costruito probabilmente nel XVII secolo. Una ulteriore ristrutturazione fu effettuata nel XVII secolo allorché si realizzò l’accesso diretto alla zona sacra e il salone della grotta fu adattato per ospitare la chiesa, degradando la funzione della cappella. Le dimensioni del salone (sala di San Giovanni), con pareti e volta di nuda roccia e pavimento in lastroni di pietra, sono di circa 16 per 10 metri. Sul fondo della chiesa è allocato un altare ligneo dorato (zlati oltar) barocco, scolpito probabilmente dal maestro Jernej Vrtav (Bartolomeo Ortari) della scuola di Caporetto verso la fine del Milleseicento/inizi del Millesettecento. Sull’altare sono posate le statue di San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e di Santo Stefano, che sono copie recenti degli originali del XVI-XVII secolo conservati presso il Museo diocesiano di Udine.51922895_2302021053182991_3990580983752556544_n

La leggenda

Legata alla grotta di san Giovanni d’Antro è anche la leggenda della regina Vida. Ecco quanto racconta la favola una volta in voga tra le genti delle Valli del Natisonecontinua qui …https://www.wikiwand.com/it/San_Giovanni_d%27Antro

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Una cartolina da…

Villanova delle grotte/Zavarh Lusevera-Bardo

Lingue e dialetti

Nel comune di Lusevera si parla un dialetto sloveno, che tradizionalmente gli abitanti usano chiamare Po našin o Po Nasen, che in italiano si traduce “a modo nostro”. Il comune rientra nell’elenco del DPR 12 settembre 2007 “Approvazione della tabella dei comuni del Friuli-Venezia Giulia nei quali si applicano le misure di tutela della minoranza slovena, a norma dell’articolo 4 della legge 23 febbraio 2001, n. 38”. (GU n. 276 del 27-11-2007).

 

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E’ sempre Festa.. con il Castagno Gigante! — presso Comune di Pulfero

Andar per boschi.. a incontrare vecchi amici! 46513110_1919960271434566_7150678217748119552_o46410824_1919960418101218_880709621302427648_o46470629_1919960204767906_5436400965680889856_oda https://www.facebook.com/forest.studio.natura/