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Di Zverinice prijateljice (Amiche bestioline)

Matjaz_Pikalo
 Slovenj Gradec 1963 scrittore, attore, musicista sloveno
Slovenj Gradec

https://wordpress.com/read/feeds/438291

ZAJČEK IN GRDINICA

Slonel sem na ganku,
se čudil naravi in njeni malariji,
počutil sem se kot bi bil v galeriji.
Pripihal je vetrc
in okoli vogla povlekel:
–Lahko bi listje pometel, sem si rekel,
ko nekdo po mostičku je pritekel.
Bil je zajček, na smrt preplašen,
sledi da mu zmaj, kozel strašen!
–Kaj zdaj – je kozel ali zmaj?,
sem hotel potešit svojo radovednost,
čeprav imel je minimalno prednost.
–Oboje! je zavpil in se zame skril.
Zverinica, da po imenu je grdinica,
ima rep in rogé ter koničaste zobé!
Hoče za júžino ga snesti,
s kostmi in kožo vred pojesti!
Še mene je preplah zajel,
čeprav sem metlo v rokah imel!
–Veš kaj prišlo mi je na misel?
sem rekel, samo da ne bi več na meni visel.
Kaj ko bi grdinico zvabil v svojo luknjico,
postavil nanjo kamen in
čez žverco napravil amen!?

Matjaž Pikalo

IL CONIGLIETTO E IL GRIFONE

Appoggiato al balcone, stupito
dalla natura, dalla sua leggiadria,
mi sentivo come in una galleria.
Soffiava un vento leggero
che attorno al cantone andava a girare:
– Potrebbe, pensavo, le foglie spazzare,
quando dal ponticello qualcuno vidi arrivare.
Era il coniglietto, a morte impaurito,
un leone, un’aquila lo aveva inseguito!
– E allora – è un’aquila o un leone?
volevo placare la mia curiosità
pur se non era la priorità.
– Entrambi! gridò con occhi frementi.
L’ animale si chiama Grifone,
ha larghe ali e criniera da leone!
Per pranzo vorrebbe mangiarlo,
con le ossa e la pelle gustarlo!
Persino io ne fui terrorizzato,
pur se la scopa avevo già afferrato!
– Sai cosa mi è venuto in mente?
dissi, perché le cose non fossero cruente.
E se attirassi il Grifone nella sua tana
e ci mettessi sopra un macigno,
non sarebbe per lui il canto del cigno?

tradotto da M.O.

Mi dicono: «Laura, stai attenta, non scrivere neppure più la ‘f’ di ‘foibe’ perché non sai che ti può accadere». Ma io non credo che in Italia siano stati cancellati la democrazia e il diritto di esprimere anche in forma scritta la propria opinione. 4.814 altre parole

via Considerazioni su di una mozione per togliere, in Fvg, finanziamenti regionali ai cosiddetti negazionisti e riduzionisti delle ‘foibe’. — Non solo Carnia

Considerazioni su di una mozione per togliere, in Fvg, finanziamenti regionali ai cosiddetti negazionisti e riduzionisti delle ‘foibe’. — Non solo Carnia

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Breve storia di casati friulani…

55819034_10216416868167320_8166439121418452992_oLa storia dei nobili casati si intreccia con la storia della nobile Patria del Friuli.

Un libro in cui i discendenti dei castellani presenti in Friuli il 3 aprile 1077 narrano gli aspetti più significativi e curiosi della loro famiglia, componendo un affresco a più mani che ci visualizza mille anni di Friuli.

Diego Navarria ne parlerà con l’autore Gianni Virgilio venerdì 5 aprile alle 18.00 all’Angolo della Musica in via Aquileia 89. — a Udine.

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“Giusta guerra o atroce demenza?” di Arturo Farinelli 📚

 

Pubblicato alla fine del 1914 e scritto nel settembre dello stesso anno, questo dialogo esprime tutte le palpitazioni dell’autore sul tema bellico. Il “Belligero” e l’“Umanitario” espongono i propri punti di vista, rappresentando quelle che in quel momento storico erano, in Italia – ancora neutrale – le contese fra le fazioni interventiste e neutraliste.

Farinelli, romantico e idealista, si intravede sostenitore delle posizioni dell’“Umanitario” anche se concede l’ultima parola al “Belligero”, lasciando intuire la fatalità del periodo tragico che comunque incombeva.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Belligero.
– Ti vedo pieno d’angoscia e di tristezza, e affliggi me stesso con quel volermi fuggire per ogni verso e ritirarti in disparte e trarre sospiri e spremere lagrime come un candidato della morte. So bene che non c’intendiamo, che per decreto di natura i tuoi pensieri sempre si oppongono ai miei. Quand’io vedo bianco, tu vedi irrimediabilmente nero. Quando io esulto, tu ti struggi di dolore. Eppure una forza arcana ci stringe. Le dispute, le lotte, il perpetuo nostro contrastare, tutto si scioglie e passa; l’amicizia rimane. O vaneggio io forse? Pieghi il capo. La parola si è spenta in te. Temo che un cancro ti roda e ti consumi; il cancro della riflessione. Questo meditare assorto è veleno alla vita. I tempi nuovi ci chiamano all’azione. Agire bisogna. Il mondo si è scosso dal suo letargo; e corre a flutti, impetuoso, bollente il sangue nelle vene e nei polsi di tutti i popoli; i milioni vestono armi ormai e combattono da prodi; il cannone rugge. Perchè rimanga io qui fisso non so; un gran bruciore è in me, una gran voglia di menar le mani. Chi non ha un nemico da affrontare e da atterrare non ha il diritto all’ora che suona di chiamarsi uomo. Maledetto il medico, che, per non so quale dilatazione scoperta ad un polmone, mi tolse alla pugna e alla guerra. Mi sapresti fremente, col brando sollevato, dove più rosseggia il campo del sangue degli eroi, tra rombi di tuono e scroscio di fulmine e grandinare di palle e di granate. Innanzi, o compagni! Le procelle stridono; sulla terra convulsa calano le tenebre; ma sorgerà fulgido di nuova luce il sole; e giustizia ai popoli sarà fatta.

https://www.liberliber.it/online/giusta-guerra-o-atroce-demenza-di-arturo-farinelli/?fbclid=IwAR1XHMxaIsWF_FOJfrKEwHGCMuR9BiGvRsCXu5j9Y_11_PsiU0zJJwnoj9o

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IL MEDIOEVO IN PARLAMENTO

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Esce oggi per la serie Biblioteca Universale Rizzoli (la gloriosa BUR) il saggio di Elena Fattori “Il Medioevo in Parlamento” che racconta — con la consueta onesta’ e schiettezza — la sua esperienza di scienziato prestato alla politica.

Il titolo, volutamente provocatorio, allude al fatto che la discussione in Parlamento su temi come Stamina, Vaccini e sperimentazione animale non sia stata dettata dalle evidenze scientifiche ma, al contrario, sia stata condotta spesso con un approccio ideologico se non addirittura pseudo-scientifico.

Il libro, che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima, e’ davvero molto interessante, si legge con piacere come fosse un racconto, ed illustra una serie di eventi e retroscena che non sono affatto semplici da comprendere per chi sta fuori dalle stanze dei bottoni.

Per questo consiglio a tutti la sua lettura!

[e’ disponibile in tutte le librerie e si puo’ ordinare su Amazon) da fb

Domani 23 marzo alle ore 18,00 in Cormons (GO) parteciperò come autore alla presentazione dell’ antologia “Friulani per sempre”, Edizioni della Sera, in cui è presente il mio racconto “Il segreto del casone”. Postfazione di Bruno Pizzul. Ringrazio l’ideatrice e organizzatrice del progetto, Gaia Rossella Sain, poetessa, dell’invito a collaborare come autore alla realizzazione dell’antologia.…

via RASSEGNA STAMPA: presentazione antologia “Friulani per sempre” — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

RASSEGNA STAMPA: presentazione antologia “Friulani per sempre” — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

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Ivan Cankar

220px-Ivan_CankarNello scorso 2018 ricorreva il centenario della morte di Ivan Cankar, il massimo autore sloveno (1876-1918).

L’evento è stato celebrato degnamente in Slovenia e ovvia-mente anche presso la comunità slovena in Italia. La ricorrenza invece è passata abbastanza inosservata da parte italiana, anche a Trieste dove pure Cankar era di casa e dove proprio negli ultimi anni della sua vita tenne interessanti conferenze. Al lettore italiano Cankar non è sconosciuto, in quanto i suoi libri vennero tradotti e pubblicati già nei primi decenni del secolo scorso (anche durante il fascismo, che politicamente invece voleva annichilire la nazione slovena) e ristampati più volte, anche da prestigiosi editori a livello nazionale (Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori), fino agli anni‘80. Si tratta comunque inevitabilmente di uno scrittore di nicchia per l’Italia, in quanto quella slovena è la letteratura di un piccolo popolo, anche se stanziato ai confini orientali del Bel Paese e che con gli italiani convive nel Friuli Venezia Giulia e nell’Istria. Peccato quindi che la cultura italiana non abbia saputo approfittare del centenario dello scrittore sloveno per conoscerlo meglio. A colmare in parte questo vuoto ha contribuito l’Editoriale Stampa Triestina, che ha pubblicato in traduzione italiana (e ristampato in lingua originale) una selezione di racconti dello scrittore sloveno con il titolo “Sull’isola”, curata dalla slavista Marija Mitrović. Si tratta di racconti tradotti per la prima volta in italiano da Paola Lucchesi, che presentano uno Cankar diverso, sconosciuto forse anche al lettore sloveno: prose scritte tra il 1899 e il 1913,nelle quali si riflettono alcuni fenomeni e problemi universali che non sono caratteristici solo dell’ambiente da cui proviene lo scrittore, bensì, come nei veri classici, affliggono anche oggi tutti noi, che non siamo necessariamente legati all’epoca di Cankar nè al luogo in cui viveva. Un autore dunque estremamente moderno. Segnaliamo che il racconto che dà il titolo al libro sembra scritto quasi da Edgar Allan Poe, anche se alcuni critici confrontano Cankar piuttosto con Franz Kafka. Durante la sua vita Cankar conobbe privazioni e miseria, ed ebbe occasione di convivere con la povera gente e le loro intime tragedie. Fu un cantore della ribellione sociale, che si scagliò contro la società gretta e provinciale del suo tempo, utilizzando anche l’uso della satira. Il suo esordio nella letteratura avvenne con la raccolta di poesie “Erotika”, che provocò talmente tanto scandalo tra i conservatori da indurre il vescovo di Lubiana ad acquistare tutte le copie per farle bruciare. Per i tipi della casa editrice Comunicarte inoltre è uscita una nuova traduzione – a cura di Daria Betocchi – del capolavoro di Cankar “Il servo Jernej e il suo diritto”, nel quale l’autore denuncia la situazione di sopraffazione di fatto e di diritto della società borghese nei confronti delle elementari esigenze di giustizia dei contadini. Lo Slovenski Klub invece ha pubblicato una raccolta di pensieri e citazioni di Ivan Cankar (tra cui molti tratti dai discorsi politici tenuti a Trieste tra il 1907 e il 1918), dal titolo “Keep Calm and Read Cankar”, curata da Poljanka Dolhar e Martin Lissijach.

  fonte Il Lavoratore del 15/03/2019

Pubblicato in: friuli, minoranza slovena, Slavia friulana

GLI SLAVI DEL FRIULI di Izmail Ivanovic Sreznevskij

ezimba15673799462303( dagli appunti di viaggio del professore di slavistica Izmail I.Sreznevskij  del 1841)         

dolina (10)
casa ristrutturata dai beni ambientali -Villanova delle grotte/Zavarh
Le case -hiše

Gli “Slovegni” (val Torre e Natisone) fanno le case (hiše) di pietra,che sono ancora più povere di quelle dei Resiani,benchè siano dello stesso stile. E’ “ricco” quel contadino che,oltre alla cucina,possiede un’altra stanza (izba),la camera da letto (tjamara za spat) ed una cantina (klijet),(zahljev).
Qualche casa è adorna di un balcone (pojòu).Le stalle sono nel cortile (hljev za žvino).Il cortile spesso non è recinto e separato da quello del vicino se non da un mucchio di letame:i recinti sono molto rari.Nel labirinto dei sentieri che si intrecciano nei cortili dei paesetti ci si può facilmente  smarrire-più d’una volta mi è toccato di chiedere che mi mostrassero la via per uscirne ed andare in questo o quel villaggio.Non ci sono affatto strade. 

I lavori  

 “Ohimè ,questi Schiavi! Vivono come ladri e senza una strada che entri od esca dai loro paesi!” mi disse in Friulano,descrivendomi quei poveri ” Slovegni “.Si scordava naturalmente che anch’essi nel piano vivevano così,or non è molto.

Le grandi famiglie si mantengono unite,senza che i figli e le figlie sposati si separino dai genitori.Tutti lavorano,senza distinzione,come in Resia,fin che hanno la forza.A me è capitato di vedere,sopra un onte,delle ragazze con le scuri,intente ad estrarre con gran fatica radici d’alberi dalla terra in mezzo alle rocce;dovevano portare da loro stesse quelle “legna” fino da basso ed alle loro case;ma lavoravano allegramente scherzavano e cantavano le loro canzoni,tutte coperte di sudore in quella inumana fatica.Ristettero per un minuto o due,piene di sudore,e ci indicarono la strada,poi,dopo averci augurato buon viaggio,ripresero a lavorare.

A S.Pietro ho veduto donne porre l’arco sopra un ripostiglio da loro edificato come bravi muratori .Non è raro vedere i  maschi affaccendarsi in cucina oppure alla filatura del lino.Ma nonostante la miseria,non ho veduto che pochissimi mendicanti,forse perchè,secondo la loro antichissima tradizione,i parenti anche più remoti provvedono ai poveri dando loro un tetto se non l’hanno.Inoltre lo “Slovegn” si vergogna di mendicare:non così ho notato fra i Friulani,i quali,sia grandi che piccini,sono subito pronti a domandare “per amore di Dio”.

dsc01687L’agricoltura ed i campi si trovano in condizioni pietose. Il mais è il prodotto principale, ma dov’esso non può crescere,seminano l’avena ,il miglio e più spesso la segala.I pochi campi più fortunati possono essere dissodati dall’aratro (plug) e rotti dall’erpice (grèba ) : vi attaccano cavalli e muli oppure buoi e vacche.I campi di lino (lyn ) sono coltivati con gran diligenza.Hanno orti ( zagraje ) per le ortaglie e frutteti
(vaàrti),nelle vicinanze dei villaggi,con castagni , meli ,fichi,peri,e ciliegi.
La selvaggina è abbastanza abbondante sui monti :il lupo,la volpe,il cervo ed il capriolo non si sono ancora trasferiti in quelle zone. Con una speciale rete (strjetka )le donne stesse danno la caccia alla volpe;però non è loro concesso il diritto di cacciare il cervo e il capriolo,benchè se  l’occasione si presentasse esse sarebbero capaci di attaccarli senza la benchè minima paura.

dsc01207Gli animali che gli “Slovegni” più allevano sono le pecore e le capre,non tutte le famiglie hanno però i mezzi per poterle allevare.Qualcuno possiede anche la mucca che dà il  latte ,pascola e porta la legna al mercato.

La tessitura della stoffa (part) ,del panno (sukno )e del mezzo panno (medželana ) viene fatta soprattutto d’inverno.D’estate fanno le stoviglie (posoda ) di legno e di creta,cuciono i vestiti ecc.In autunno s’affaccendano a costruire carri (vozi) e slitte a mano (posanje ). Benchè fare gli slittini sia relativamente facile ,il costume vieta alle donne di occuparsene ,mente non è loro affatto proibito di slittare giù dai monti.Molte donne vanno a guadagnarsi il pane in città,come domestiche,e a molte questo piace.

Degno d’ammirazione è l’amore al lavoro degli “Slovegni”.Mi capitò di vedere una donna che guidava una mucca attaccata all’erpice,e contemporaneamente,allattava il suo bambino ch’era legato al suo seno,con una fascia; non solo,ma essa pure filava,tenendo la lana dietro la cintola;si vedono talvolta donne badare alle pecore e capre come bravi pastori, e nello stesso tempo filare e cucire ,senza naturalmente scordarsi di cantare.

dal libro della mia biblioteca “Gli Slavi del Friuli” edito a cura del Circolo di Cultura resiano e del giornale Matajur -tip.Lukežič Gorizia

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Articolo apparso sul Messaggero Veneto del 19 marzo 2019 The post RASSEGNA STAMPA: sul “Messaggero Veneto” l’annuncio della presentazione de “Le ombre delle verità svelate” appeared first on GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE.

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RASSEGNA STAMPA: sul “Messaggero Veneto” l’annuncio della presentazione de “Le ombre delle verità svelate” — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE