Sloveno, Tedesco e Friulano,le lingue storiche della Valcanale:un passaporto per l’Europa

Una cartolina da…

TARCENTO la perla del Friuli

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 La Piazza
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via Roma
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Pieve arcipretale di S.Pietro 

Tarcento (Tarcint in friulano, Čenta in sloveno) è un comune italiano di 8 966 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

In base alla legge regionale 26/2014 “Riordino del sistema Regione – Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia” Tarcento è sede della UTI del “Torre” di cui fa parte con i comuni di Attimis, Cassacco, Faedis, Lusevera, Magnano in Riviera, Nimis, Povoletto e Taipana.

Geografia fisica-Territorio
Tarcento si trova a 230 m s.l.m., 20 km a nord di Udine. La cittadina si colloca in un’area paesaggistica dai caratteri vari e contrastanti: a nord le Prealpi Giulie, imponenti bastionate calcaree che serrano l’orizzonte; a sud l’alta pianura friulana; ad est i colli orientali; a ovest l’anfiteatro morenico del Tagliamento, il sistema collinare originatosi dopo l’ultima glaciazione.

Clima
Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Gemona del Friuli.
Tarcento appartiene alla zona climatica E. Ha un clima sub-continentale con inverni freddi, estati moderatamente calde e forte piovosità.

Storia
I primi documenti che riportano il nome di Tarcento risalgono al XII secolo, ma la città vanta origini molto più antiche: gli studiosi parlano infatti di popolazioni paleolitiche alle quali si sono succeduti insediamenti preistorici, quindi celtici, e poi naturalmente la colonizzazione dei Romani. Per trovare la prima citazione del nome dobbiamo attendere il 1126, quando Tarcento era feudo dei Machland, provenienti da Perg (Austria). La famiglia fece erigere due manieri, entrambi sul colle di Coia: il superiore, quello di S. Lorenzo, e l’inferiore, di cui rimane un torrione che domina il paese. Nel 1219 i Machland furono sostituiti dai di Caporiacco. Nel 1281 il Patriarca di Aquileia Raimondo della Torre assegnò il feudo al nobile Artico di Castel Porpetto. Tarcento rimase così sotto la giurisdizione dei Castel di Porpetto fino all’avvento di Napoleone (1797). Nel 1866 la cittadina fu annessa al Regno d’Italia, diventando capoluogo mandamentale. Durante la Belle Epoque fu una meta di villeggiatura. Ancora oggi si possono ammirare numerose ville in stile Liberty.

Il terremoto
Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto del Friuli del 1976.
Nel 1976 fu devastato dai terremoti del 6 maggio e del 15 settembre, che provocarono enormi crolli e danni. Molti crolli furono favoriti dall’età avanzata degli edifici, che erano stati risparmiati dalle devastazioni delle guerre mondiali. Dopo il terremoto venne riedificato completamente con criteri antisismici…

Lingue e dialetti

A Tarcento, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano centro-orientale, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 “Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana”

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   Panorama-Di Johann Jaritz – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4497447

 testo e alcune foto da fonte https://www.wikiwand.com/it/Tarcento

Carnevale di Sauris

Sauris è un’isola linguistica tedesca,fondata verso la metà del 1200 da alcuni boscaioli insediati qui dalle valli al confine con Tirolo e Carinzia.Essendo paese isolato nei secoli ha mantenuto il dialetto dei fondatori.E’ una parlata somigliante ai dialetti della Carinzia del Tirolo e del tedesco parlato nel 13° secolo.Lingua,cultura e tradizioni si sono tramandate fino ad oggi :interessante è il carnevale saurano (Der Zahrar Voschankh) che viene festeggiato ogni anno secondo la tradizione.

carnevale-36-1024x683La manifestazione “La Notte delle Lanterne”, evento culminante del Carnevale saurano (Der zahrar Voschankh), uno dei più antichi dell’arco alpino, si svolge il sabato che precede il mercoledì delle Ceneri. Le maschere si ritrovano nella piazza di Sauris di Sopra, accompagnate dalle due figure del Rölar e del Kheirar. Il Rölar deve il suo nome alle röln, grandi sonagli che porta legati attorno alla vita e che agita in continuazione. Figura elettrizzante, con abiti scuri e volto coperto dalla fuliggine, ha il compito di avvertire la gente, affinché si prepari per la mascherata. Il Kheirar è il re della mascherata, porta invece sul volto una maschera di legno e in mano una grande scopa e guida il gruppo delle maschere. Un tempo egli bussava col manico della scopa alle porte delle abitazioni per farsi aprire. Una volta entrato e spazzato il pavimento, introduceva i suonatori e le coppie di maschere belle (scheana schembln) e brutte (schentena schembln), che ballavano al suono delle fisarmoniche. Oggi il rito si svolge negli angoli più suggestivi del paese e nei locali pubblici. Terminato il giro, il gruppo delle maschere, seguito dagli spettatori, si inoltra nel bosco e segue un suggestivo percorso notturno, illuminato dalle lanterne che i partecipanti possono noleggiare prima della partenza. Il percorso si snoda tra boschi e prati coperti di neve e caratteristici stavoli in pietra e legno, presso i quali ci si riscalda con vin brulè.

immagine e testo da http://www.sauris.org/event/zahrar-voschankh-carnevale-saurano-2-marzo-2019/

 

Comunità germanica del Friuli

La commissione delle minoranze di lingua tedesca del Friuli Venezia Giulia si è riunita per la prima volta a Sappada/Plodn, da poco passata alla Provincia di Udine

tedeschi_sappada_plodn_casa_tipica_blockhaus_750px.1539362454Una “Blockhaus” la tipica costruzione sappadina

La commissione delle minoranze di lingua tedesca in Friuli Venezia Giulia si è riunita per la prima volta a Sappada per festeggiare il passaggio di questo comune del Cadore dalla Provincia di Belluno a quella di Udine, avvenuto nel dicembre 2017.
La commissione ha espresso parere positivo alle modifiche e integrazioni della legge regionale 20 novembre 2009, n.20 (Norme di tutela e promozione delle minoranze di lingua tedesca del Friuli Venezia Giulia): si tratta di modifiche di tipo tecnico che riguardano il passaggio di Sappada al Fvg.
Parere favorevole anche sulla bozza del bando per il finanziamento di iniziative e interventi di tutela e promozione del patrimonio linguistico e culturale delle minoranze di lingua tedesca del Friuli Venezia Giulia approvato in via preliminare dalla Giunta regionale lo scorso giugno, con una dotazione finanziaria di 180 mila euro.
(12 ottobre 2018)

http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/oggi_in_evidenza/pagina1674.html

 

Facciamo anche noi come a Capodistria. Piazze e vie in sloveno,friulano e tedesco e dialetto e con i nomi dell’Austria e non solo

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Città conosciuta nell’antica grecia come Aegida, poi varie varianti che porteranno all’attuale Capodistria, Koper, passando da una lunga dominazione veneziana, poi l’Impero Austroungarico dall’inizio del 1800 fino alla fine della prima guerra mondiale che vedrà su Capodistria una breve parentesi del Regno d’Italia, poi la contesa e l’assegnazione alla Jugoslavia prima, Slovenia poi. Dopo varie peripezie come si è appreso dalla stampa a Capodistria verranno collocate targhe in tre lingue, sloveno, italiano ed inglese riportando il vecchio nome della piazza. Un modo con cui soprattutto si rimarca il ricordo storico della venezietà della città istriana. Una iniziativa che fece discutere soprattutto quando provocatoriamente o meno venne collocata una targa sotto l’attuale piazza Tito della stessa grandezza e misura che richiamava il nome italiano della piazza, piazza del Duomo, e per molti ciò è stato letto come un passo finalizzato a togliere piazza Tito.

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Visto che il Friuli Venezia Giulia vede la sua specialità nelle sue radici slave, latine e germaniche, come si ricorda ad esempio sul Lussari, nella tutela della lingua slovena, friulana e tedesca,

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sarebbe cosa e giusta fare la stessa cosa di Capodistria. Almeno nelle principali località e per le vie o piazze più importanti o che rientrano in circuiti storici e nei Comuni dove si applicano le tutele delle lingue di minoranza. In alcuni comuni ciò forse succede, ma a macchia di leopardo. Un qualcosa di più sistemico e coordinato sarebbe preferibile vista la complessità di questa regione. Vie e piazze dunque in friulano, italiano, tedesco e sloveno e perchè no? Anche in dialetto, in bisiaco, ad esempio, passando da quel già che può ricordare l’Impero Austroungarico per alcuni o altri periodi storici importanti.

Marco Barone

https://xcolpevolex.blogspot.com/2018/09/facciamo-anche-noi-come-capodistria.html?spref=fb

Gruppi alloglotti sloveni e tedeschi nel FVG

Identità alloglotte sostenute da una ‘lingua tetto’ esterna ai confini nazionali.

Sloveno
Lingua ufficiale della nuova compagine statale sorta il 23 dicembre 1991
è dalla dissoluzione della ex Jugoslavia, lo sloveno conosce delle propaggini
all’interno del territorio della regione Friuli Venezia Giulia.

Premesse storiche

La presenza di una comunità slovena nello Stato italiano risale all’annessione
delle “Province della Venezia”, conseguente al trattato di pace del 3 ottobre
1866, che, al termine della III Guerra d’indipendenza, incluse nei confini del
regno anche gli abitanti della “Slavia veneta”. La perifericità e la modesta
rilevanza dell’insediamento, oltre al clima culturale poco propenso alla
valorizzazione delle identità alloglotte, lasciarono il gruppo del tutto privo di
riconoscimento e tutela giuridica.

Gruppi alloglotti sloveni e tedeschi presenti nel Friuli Venezia Giulia
grazie al suo status di minoranza di confine protetta dai trattati internazionali
che hanno regolato i rapporti tra l’Italia e la Jugoslavia prima (dal Memorandum
di Londra del 1954 agli accordi di Osimo del 1972, ratificati nel 1977) e la
Slovenia poi, ha potuto beneficiare di una legislazione di tutela in materia di
minoranze etnico-linguistiche che comunque tagliava fuori i gruppi sloveni
della provincia di Udine. La discriminazione è stata sanata con la legge 482 del
1999; il quadro della tutela si è ora completato dopo l’avvenuta approvazione da
parte del Parlamento italiano di una organica legge relativa all’intera minoranza
di lingua slovena del Friuli Venezia Giulia, la n. 38 del 2001.4.1.2

Stime quantitative
In assenza di un censimento linguistico generalizzato (il quesito
sull’appartenenza linguistica, previsto fino al 1961 per la sola provincia di
Trieste, non è stato più proposto nei successivi censimenti), una quantificazione
della popolazione di lingua slovena è difficile; essa è tuttavia è calcolabile con
buona approssimazione tra un minimo di 50 e un massimo di 100 mila persone.

Ambito di diffusione
Lo sloveno è parlato, con diversi gradi di vitalità, nella fascia frontaliera al
confine con la Slovenia. nelle province di Trieste, Gorizia e Udine (per una
descrizione dei tipi dialettali si deve risalire in ultima analisi alla sezione
Rezijanski dialekt di Ramovš 1935, pp. 30-41).
Nel territorio di Trieste la parlata slovena è praticata nel centro della città,
nella periferia (Chiarbola, Servola, Guardiella, Barcola, Gretta, Scorcola,
Roiana) e nelle frazioni del circondario (Santa Croce sopra Trieste, Prosecco,
Contovello, Villa Opicina, Trebiciano, Basovizza), nonché nei comuni del
retroterra (S. Dorligo della Valle, Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino).
Nella provincia di Gorizia la parlata slovena vive ancora nei sobborghi
della città e nell’area collinare a nord del capoluogo (Collio).
Per la provincia di Udine parlate di ceppo sloveno resistono nella Val
Canale, in Val Resia, nelle valli del Torre e del Natisone; è doveroso mettere in
evidenza la complessa situazione della Val Canale dove convivono elementi
linguistici del mondo romanzo, germanico e slavo rappresentando l’unico caso in
cui si incontrano e sovrappongono queste tre lingue e culture.

Status differenziato dello sloveno nelle diverse aree regionali
Occorre tenere distinte, per motivi di ordine linguistico, storico e sociopolitico la
condizione delle aree slovene della provincia di Udine (la “Slavia Veneta”)
dalle comunità di espressione slovena stanziate nelle province di Gorizia e di
Trieste. Le prime parlano varietà dialettali arcaiche, rimaste a lungo isolate
rispetto alla ‘lingua tetto’ per la lunga appartenenza del loro territorio alla
Repubblica di Venezia prima, al Regno Lombardo-Veneto e all’Italia dal 1866
in poi; gli Sloveni della zona di Trieste e di Gorizia, passata all’Italia nel 1918
dopo aver fatto parte dell’Impero austro-ungarico, furono invece costantemente
integrati nel contesto culturale e politico sloveno.
Con questi presupposti si spiega la diversificata condizione dello sloveno
nel territorio del Friuli Venezia Giulia: come è noto in alcune aree (Trieste-Gorizia) è lo sloveno standard l’idioma di riferimento corrente, sostenuto
oltretutto dall’uso che ne fanno le agenzie formative, in primis la scuola, gli
organi di stampa (con particolare riguardo al “Primorski Dnevnik”) e le
organizzazioni rappresentative dell’identità slovena; al contrario nelle comunità della provincia di Udine non sempre lo standard viene accettato come “tetto”
linguistico e si tende ad enfatizzare la peculiare fisionomia delle varianti locali.
Si è in tal modo venuta a creare quella che è stata individuata come una “frattura
culturale e linguistica tra gli slavofoni dell’area triestina e goriziana e quelli
della provincia di Udine … che non si riconoscono volentieri in un’identità
’slovena’ e preferiscono promuovere le specificità delle proprie varietà dialettali
(molto eccentriche rispetto allo standard sloveno) e delle peculiari tradizioni
culturali …” (Toso 2008, p. 83 con argomenti attinti da Benacchio 2002, pp. 63-
64 ora riveduti in Benacchio 2011).

Isole linguistiche di origine carinziana

Nuclei tedeschi che praticano parlate di origine carinziana sono tuttora
vitali in Friuli nelle isole linguistiche di Sauris/Zahre e Timau/ Tischlbong
(frazione del comune di Paluzza) e inoltre nel Canal del Ferro a Pontebba e nella
Val Canale a Malborghetto Valbruna e Tarvisio; in Val Canale in particolare il
dialetto germanico entra a far parte di repertori plurilingui complessi
comprendenti anche il friulano e lo sloveno nelle sue varietà locali e standard.
Agli insediamenti di area friulana è assimilabile il centro di Sappada/Plodn da poco in provincia di Udine ma appartenuto al Friuli fino al 1852 e tuttora soggetto
alla giurisdizione ecclesiastica dell’arcidiocesi di Udine. http://www.orioles.it/materiali/pn/Plurilinguismo_Friul.pdf

Sappada/Plodn

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Che dire… poco fa, per curiosità stavo consultando il “Frasario del sappadino” e…
Plodarisch/Tedesco sappadino: “In Plodn saint volla trieschtar”
Italiano: “A Sappada è pieno di triestini”
Conclusione: Sappada è PROPRIO Friuli! 😂😂😂😂😂
😍 #PlodnisinFriaul
Scherzi a parte – dopo anni in cui un circo di politicanti di discutibile livello l’ha presa in giro, finalmente è stata rispettata la volontà di una comunità!

Sappada / Plodn: piccolo paese di montagna con una storia, una tradizione ed un paesaggio unico rispetto alle altre realtà dolomitiche, verso cui vorremmo proporre un viaggio che, partendo dalla cima del monte Peralba, porti fino alla cascata dell’Acquatona, alla scoperta di questa isola linguistica di matrice tedesca tra Austria, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Proprio in cima alla Val Sesis nasce il fiume Piave, il sacro fiume che regala alla Valle di Sappada la sua particolare conformazione: l’abitato si estende infatti per una lunghezza di circa cinque chilometri. Le quindici borgate di Sappada (heivilan), ognuna con le sue peculiarità, sono circondate da una corona di montagne raggiungibili in poche ore di cammino dal centro abitato.
Chi avrà la fortuna di visitare Sappada potrà scegliere la sua vacanza ideale: potrà godere di un paese interessante e vivo, intrufolandosi nella vita tra le case in legno egregiamente conservate o potrà dedicarsi alle spese nei negozi del centro o nelle botteghe che punteggiano il paese; potrà godere di un concerto nei borghi durante l’estate o dell’allegria delle piste o del parco giochi di Nevelandia durante l’inverno.
Chi ama la tranquillità non resterà certo deluso: Sappada offre una vastissima gamma di possibilità per quanto riguarda le passeggiate all’aria aperta. Semplici stradine partono ad ogni angolo del paese e possono essere percorse anche durante l’inverno con ai piedi un paio di ciaspe o con una slitta.

Il 20 settembre 2017 il Senato della Repubblica ha dato parere positivo al trasferimento di Sappada alla regione Friuli-Venezia Giulia .

continua https://www.isolelinguistiche.it/it/sappada-plodn-veneto.html

Per ritrovare le radici del FVG devi salire a 1800 metri di altezza sulle Alpi Giulie ꕥ

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Nessuna scalata epocale, ma basta pagare il biglietto della funicolare che da Tarvisio ti conduce al santuario di Monte santo di Lussari. Oppure, se hai più pazienza, tempo ed il fisico regge, puoi percorrere a piedi il tratto che ti condurrà in cima. Tra croci e pellegrinaggi che ebbero luogo fin da 16° secolo, con una piccolo presepe a dimensione turistica mentre smarrisci il tuo sguardo oltre i 2000 metri della cima cacciatori

la regina del piccolo borgo è  una chiesa che ha conosciuto mille peripezie, dai divieti di celebrazione alla distruzione a causa delle guerre che hanno martoriato questa fetta di terra anche in alta montagna. E lì leggi una targa che ricorda le origini di questa terra. Radici latine, slave e germaniche. Tra sentimenti religiosi, laici, e tradizioni popolari.

Che sono quelle che porteranno alla specialità statuaria del FVG, con il suo plurilinguismo che qualche giapponese nella giungla nazionalista e italianissimo vorrebbe ancora oggi mettere in discussione.

Qui si incontravano i latini, germanici e gli slavi. E si incontrano ancora oggi. E domani chissà.
Marco Barone

Sauris

Località ideale per una domenica calda come quella odierna!

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Sauris di sopra Johann JaritzSauris (Zahre nel locale dialetto germanicoSauris in friulano è un comune italianosparso di 412 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. Sede municipale è la frazione di Sauris di Sotto.

Il monte Bìvera, uno dei simboli di Sauris

 

Territorio

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L’utente che ha caricato in origine il file è stato Alpino friulano di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons da Wouterhagens utilizzandoCommonsHelper.

La chiesa di San Lorenzo a Sauris di Sopra

Situato nella regione montana della Carnia in Val Lumiei, vanta nel suo territorio la presenza di un magnifico lago (il lago di Sauris), un bacino artificiale tra i più grandi in Friuli, creato dallo sbarramento del torrente Lumiei.

Le principali cime che circondano Sauris e le sue frazioni sono: il Col Gentile (2.075 m), il Monte Tarondon (2.019 m), il Monte Pieltinis (2.027 m), il Crodon di Tiarfin (2.413 m), il Monte Bìvera (2.474 m), il Monte Zauf (2.245 m), il Monte Tinisa (2.080 m).

Storia

La leggenda vuole che la comunità di Sauris sia stata fondata attorno al XIIIXIV secolo da due soldati tedeschi che, stanchi della guerra, fuggirono dal loro paese rifugiandosi in questa valle isolata e impervia. Sembra che l’immigrazione sia avvenuta in realtà dalla valle di Lessach e dalla Pusteria nel XIII secolo.

Lo storico Giordano Brunettin fa risalire invece l’occupazione della zona alla metà del XIII secolo. Il primo documento che attestava l’esistenza della località, un atto di eredità perduto, risale al 1280. Si è conservato solo un documento del 1318 in cui si parla di Sauris, riguardante anch’esso un’investitura feudale.

Tra il 1941 e il 1948 venne costruito l’impianto idroelettrico della Val Lumiei e la relativa diga, nonostante si fosse in piena guerra. Proprio per la scarsità di uomini che ciò comportava vennero coinvolti nella costruzione anche 300 prigionieri di guerra neozelandesi. La località La Maina venne sommersa dal lago artificiale e ne restano i ruderi sott’acqua.

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Di Ziegler175 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)%5D, da Wikimedia Commons

Lingue e dialetti

La comunità forma un’isola linguistica di tipo germanico, una vera enclave germanofona in territorio italiano, che si è potuta conservare, a partire dalla sua fondazione, grazie ad un isolamento durato secoli.

Il tipico dialetto locale, il “saurano”, conserva tratti arcaici rispetto ai dialetti tirolesi ai quali è collegato, ma la popolazione è in linea di massima trilingue, parlando sia l’italiano sia il friulano.

Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 “Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana

Cultura

Musei

  • Centro Etnografico ‘s haus van der Zahre, di Sauris di Sopra
  • Centro Storiografico Museo di S. Osvaldo, presso la canonica di Sauris di Sotto

I centri fanno parte del sistema museale della Carnia.

Eventi

  • 5 gennaio – Der orsh van der Belin – il sedere della Belin
  • febbraio – Carnevale saurano
  • luglio – nel secondo e terzo fine settimana di luglio si svolge la Festa del prosciutto
  • agosto – Festa del formaggio salato a Lateis
  • agosto – Festival internazionale di musica 
  • agosto – Fra le nuvole Progetto teatrale con laboratori e spettacoli
  • dicembre-mercatini di NataleGeografia antropica
  • Il comune è formato da Sauris di Sotto (sede municipale) e Sauris di Sopra e dalle frazioni di LateisLa Maina e Velt. Sauris di Sopra è detto localmente Plozn, e Sauris di Sotto Dörf, sembra che il toponimo derivi da un prelatino “savira”, “corso d’acqua”. Zahre invece sembra che conservi il significato proprio di “zahre”, cioè lacrima.
  • Economia

    Un trancio di prosciutto di Sauris

    Nonostante sia uno dei comuni più piccoli del Friuli-Venezia Giulia, Sauris è una apprezzata località turistica estiva ed invernale, conosciuta per la produzione di un prosciutto crudo particolarmente rinomato, il Prosciutto di Sauris I.G.P., lo speck di Sauris ed una birra artigianale altrettanto famosa: la Zahre Beer.

    Artigianato

    Per quanto riguarda l’artigianato, Sauris è rinomata per la produzione di tappeti ed arazzi.

  • fonte https://it.wikipedia.org/wiki