FVG

I Friulani sono cos√¨

Un tempo parlare friulano era quasi una vergogna,perch√® faceva capire che si era rozzi.Anche a scuola gli insegnanti raccomandavano ai genitori di non parlare con i figli in friulano,perch√® avrebbero fatto confusione con l’italiano.La stessa cosa accadeva nella Slavia friulana,questo √® anche uno dei motivi per cui il friulano e lo sloveno stanno scomparendo.

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Furlans fevelait furlan,ch’al √® onor e no vergogne -Friulani parlate friulano,√® onore e non vergogna!

Si va verso il villaggio globale e i tratti specifici delle realtà locali vanno sparendo come forse si è pian piano dissolta l’anima del vecchio Friuli. O no: il carattere d’un popolo fiero è indistruttibile nonostante tutto (Francesco Lamendola)

friuliCerto, ormai tutto sta cambiando anche l√¨, nella ‚Äúpiciule patrie‚ÄĚ, nella piccola patria friulana, quel fantastico angolo di mondo dove il mare e i monti¬† s‚Äôincontrano e dove si toccano le tre famiglie linguistiche e le tre stirpi principali d‚ÄôEuropa: la neolatina, la germanica e la slava; anche l√¨ √® arrivata l‚Äôonda lunga della globalizzazione, cancellando, pi√Ļ o meno lentamente, parlate, modi di vivere e di sentire, l‚Äôanima dei luoghi e quella delle persone.

Ma, fino a pochi decenni or sono, l‚Äôimpressione che riceveva chi arrivasse in Friuli, senza esserci mai stato prima, doveva essere alquanto strana: quella di un mondo a parte, italiano s√¨, ma solo in un senso generico; per il resto, non tedesco n√© slavo, ma con qualcosa sia di tedesco, sia di slavo; un mondo dove l‚Äôarchitettura rustica e quella cittadina, le ‚Äúvillotte‚ÄĚ e la poesia popolare, la cucina e il rito del bicchier di vino all‚Äôosteria, il modo di parlare e quello di tacere, i modi di pensare, di porsi nei confronti degli uomini e di Dio, il legame fra i vivi e i morti, insomma tutto, dalla sfera materiale a quella spirituale dell‚Äôesistenza, nelle cose visibili e in quelle invisibili, aveva un suo particolare colore, una sua particolare tonalit√†, un qualcosa che lo distingueva nettamente da quello degli altri Italiani, a cominciare dai confinanti Veneti, ma anche da quello dei Tedeschi e degli Slavi, dei quali pure esistevano diverse isole linguistiche al suo interno.

Il carattere friulano si presentava con caratteri inconfondibili: rude, ritroso, severo, tutt’altro che amabile, tutt’altro che brillante, tutt’altro che attraente; eppure non solo ammirevole, ma altamente degno di fiducia: concreto, positivo, franco, leale, perfino incapace di mentire, così come, del resto, incapace di nascondere i suoi sentimenti. Inoltre laborioso, tenace, addirittura ostinato; fucina di soldati insuperabili, per pazienza e coraggio, specialmente nella guerra di montagna; di contadini infaticabili, di emigranti sobri e risparmiatori, con il pensiero fisso di tornare a casa, magari poco prima di morire, per essere sepolti all’ombra del loro campanile.

Il friulano non fa nulla per piacere o per compiacere: √®, semplicemente, incapace di farsi passare per altro da quello che √®, o per dissimulare ci√≤ che pensa e ci√≤ che prova. Pertanto la sua sincerit√† risulta burbera, perfino sgradevole: pare quasi che faccia di tutto per tenere gli altri lontani da s√©. ¬ęDai Furlans, tre pas lontan¬Ľ, dice un proverbio veneto, che esprime un misto di diffidenza e di segreta ammirazione: anche se li separa appena un fiume non certo imponente, il Livenza, i Veneti sentono di aver a che fare con un tipo umano completamente diverso dal loro, che sfugge a ogni definizione, che non si lascia comprendere di primo acchito, non perch√© sia ambiguo, tutt‚Äôaltro, ma perch√© sembra incredibile che sia cos√¨ semplice e lineare, come in effetti √®.

Al friulano difetta la vastit√† e l‚Äôoriginalit√† del pensiero: la sua intelligenza non √® di tipo filosofico, non √® di tipo speculativo; e non √® neppure, generalmente parlando, di tipo artistico, perch√© carente di agilit√† e d‚Äôintuizione. La sua √® una intelligenza quadrata, quasi lenta: solida, non profonda; ma pi√Ļ che sufficiente per affrontare con dignit√† e con fierezza le prove pi√Ļ dure della vita. Il friulano, davanti alla sofferenza, davanti alle separazioni, a ci√≤ che fa piegare dal dolore altre tempre meno robuste della sua, si raccoglie in se stesso, tace e tira dritto. Quasi mai si lamenta, se non col buon Dio: e lo fa a suon di bestemmie. Bestemmia moltissimo, in tutte le occasioni, in maniera quasi ossessiva; eppure, non √® affatto irreligioso: al contrario, ha un forte senso della trascendenza. E questo perch√©, in fondo, egli √® un sentimentale: ha un cuore sentimentale accanto a due solide spalle di lavoratore e sotto una mente equilibrata, piena di buon senso.

Decisamente non √® portato a concepire grandi idee: non sa pensare in grande; in compenso, ha i piedi bene attaccati alla terra, sa veder subito il lato pratico di una questione. E tuttavia, non √® neanche un utilitarista; n√© si pu√≤ dire che abbia il senso degli affari: √® troppo schietto, troppo sincero, per questo; e non ha la parlantina sciolta: dove c‚Äô√® da spuntarla a chiacchiere, sa gi√† di non avere alcuna ‚Äúchance‚ÄĚ e si tiene in disparte, taciturno e guardingo, quasi rassegnato. La sua anima √® l‚Äôanima contadina: piena di forza vitale, ma senza inutili espansioni, senza slanci romantici; egli √® un uomo (o una donna) che bada al sodo, che disprezza i fronzoli e i belletti. Eppure, lo ripetiamo, a suo modo ‚Äď molto a suo modo ‚Äď √® quasi un poeta, certamente un sentimentale: non vede le cose in una luce di crudo realismo, ma tende a trasfigurarle in un alone di calore umano.

In verit√†, il Friulano √® un enigma: sembra freddo come il ghiaccio, ma, sotto sotto, √® un passionale, o qualche cosa di molto simile a un passionale; si presenta in maniera scostante, perfino irritante, nella sua pretesa di far da solo, di non aver bisogno di nessuno: per√≤, se decide di aprire il proprio cuore a un sentimento di amicizia, rimane fedele ad esso per tutta la vita, ed √® capace di gesti tenerissimi, addirittura toccanti. Bindo Chiurlo diceva che il popolo friulano √® il pi√Ļ meridionale dei popoli settentrionali (per lui i Friulani sono un popolo, dato che la loro parlata non √® un dialetto, ma una lingua vera e propria): e nell‚Äôincontro di questi due estremi, la gravit√† e l‚Äôautocontrollo del Nord e la calda espansivit√† del Sud, sta il segreto della sua anima e la spiegazione delle sue molte, apparenti contraddizioni, che tanto sconcertano gli altri Italiani.

Tuttavia, c‚Äô√® un altro aspetto del carattere friulano che ne costituisce un tratto fondamentale, bench√©, a uno sguardo superficiale, possa forse sfuggire: la malinconia. Questo realista, quest‚Äôuomo concreto, quest‚Äôuomo tutto d‚Äôun pezzo, √® profondamente malato di malinconia: una malinconia struggente, simile a quella dei popoli dell‚ÄôEuropa settentrionale e che si riflette nell‚Äôopera di pensatori e scrittori come Kierkegaard, Ibsen, Strindberg. Pur essendo pieno di energia e di forza morale, in fondo, il Friulano si sente un vinto, proprio nel senso verghiano del termine: un vinto dalla vita. Sa che la vita umana √® una cosa fragile e non s‚Äôillude, non indulge a sogni ad occhi aperti, non coltiva speranze illusorie. Egli √® forte nel sopportare, pi√Ļ che nell‚Äôagire: ci √® abituato, perch√© la storia √® stata rude con lui, non gli ha mai regalato nulla e raramente lo ha trattato con dolcezza; il pi√Ļ delle volte, lo ha cresciuto con mano severa alla scuola della vita. Fin da bambino, egli sa quali sono le sue responsabilit√†: verso la famiglia, verso i compaesani, verso gli uomini tutti ‚Äď e, naturalmente, verso Dio. Perch√© anche le sue bestemmie, come √® stato osservato, non sono che la maniera primitiva, sgraziata, quasi straziante, di pregare un Dio che sovente pare non ascoltarlo, che gli sembra troppo impegnato in altre faccende per prendersi cura di lui.

Bindo Chiurlo, il notevole studioso di lingua e letteratura friulana (nato a Cassacco, in provincia di Udine, il 13 ottobre 1886 e morto a Torino il 24 dicembre 1943, la vigilia di Natale), ha tracciato un ritratto partecipe, ma sostanzialmente obiettivo, dell’anima del suo popolo, che qui ci piace riportare quasi integralmente (da: B. Chiurlo, ¬ęLa letteratura ladina del Friuli¬Ľ, Udine, Libreria Carducci Editrice, 1922, pp. 9-12):

¬ęE il friulano fu, come il suo corpo, massiccio di coscienza e d’intelletto, amantissimo del lavoro e dell’economia, sano, normale, ma non agile, non fiorito nelle parole e nei modi: onde i non amichevoli scherni dei Veneti circonvicini, svelti ed arguti, molli e voluttuosi. da Rovigo a Trieste, e la parola “furlan” rimasta, presso di essi, sinonimo di pervicacia e di rozzezza. Ma invece di quelle grazie ed agilit√† che hanno la loro pi√Ļ ingenua espressione nel mirabile dialetto delle lagune, il friulano ha chiuse in s√© alcune virt√Ļ veramente “classiche”: ¬†prima l’equilibrio tra la ragione e il sentimento, tra l’egoismo e l’altruismo, tra l’ottimismo e il pessimismo.

L’idealista puro √® compreso, l’uomo fantastico, immoderato √® scusato, ma n√© l’uno n√© l’altro sono ammirati in Friuli: “uomo ideale” √® colui che si basa sulla realt√†, che non si lascia andare ad esagerazioni, che non si perde in frasche: L'”omp pusit√ģv”, l’uomo che quando ha dato una parola la mantiene, che presenta le cose onestamente, senza sottintesi, scherzi od inganni; l'”omp re√Ęl”, l’uomo che si presenta, e presenta la sua merce, com’√® in realt√†. “Realt√†” insomma sempre e soprattutto; nell’interesse proprio e nell’interesse degli altri. Da ci√≤ quel connubio, che pu√≤ anche parer strano, di amore alla “pulchra utilitas” esaltata negli statuti pordenonesi, e di bella sincerit√† ed onest√†: e, ancora, quella trascuranza delle “forme”, quel non curarsi delle apparenze, che √® dato dalla certezza della sostanza; quella rudezza un po’ primitiva anche nelle persone pi√Ļ colte e d’ingegno, quella mancanza di “savoir fare”, quella “gaucherie” fisica e morale, che rende in diversi ambienti antipatica o, peggio, sospetta, la sincerit√† friulana, sembrando essa, a genti pi√Ļ destre, in contrasto colla solidit√†, col buon senso, coll’equilibrio della psiche nostra. Che se talvolta, per bont√† o per rispetto, il friulano s’induce a smussare gli angoli della sua franca parola, rimane tosto punito nel suo tentativo, ch√© il discorso gli esce di bocca ineguale, contraddittorio, o malamente imbellettato di dolcezza.

E come difetta in Friuli l’uomo smarrito nelle regioni dell’impossibile, della passione inconsiderata, e, del pari, l’uomo leggero, agile, sapiente nelle cerimonie e nelle forme, cos√¨ gl’ingegni son prevalentemente seri e sodi; penetranti, ma non vibranti e brillanti; fatti pi√Ļ per la scienza e per i negozi che per l’arte; e, nell’ambito dell’arte, pi√Ļ per le espressioni del proprio mondo psichico che per quello degli altri, che esige maggiore intuizione e pi√Ļ calda “forza espansiva”.

La mentalit√† friulana √® “schematica, sostanziale” (Costantini): le mancano le articolazioni, le fioriture; le manca la grazia e la leggerezza del concepire, che ride dalle “tavole” e dalle “carte” venete e fiorentine. E pure con tutto ci√≤, anzi appunto per ci√≤, il lettore mi creder√† quando io dir√≤ che il friulano √®, in fondo, un sentimentale: l’onest√†, la seriet√†, l’incapacit√† di sacrificare la sostanza alle apparenze non possono essere alimentate che da un’intima fonte, la quale √® in lui celata, quasi pudibonda. Ha paura di sembrare “romantico”, “sentimentale”: sembra, in fondo, pi√Ļ di quel che non sia, un popolo “classico”.

Appunto per questo ama esplodere di tanto in tanto in grosse manifestazioni di giocondit√†, che solo un ingenuo potrebbe confondere ¬†cola grassa vitalit√† bolognese, ¬†colla fine festivit√† veneziana, ¬†o col’indole spensieratamente festaiola di altre regioni; l√† dove sono un modo violento di costringersi allo svago, di dimenticare per qualche ora la vita di ogni giorno, che, come abbiam detto, in Friuli un tempo non era lieta. Tipiche le “sagre”, qui pi√Ļ fitte, vivaci, sentite che altrove, e con tanto fervore cantate dai nostri poeti: vere oasi di giocondit√† in mezzo a una vita seria e laboriosa, le quali vanno ormai perdendo il loro carattere, appunto perch√© le condizioni economiche del popolo son venute facendosi pi√Ļ uniformemente prospere, o sopportabili almeno. Cos√¨ si spiega anche un altro fenomeno apparentemente strano: che il contadino friulano, fra i pi√Ļ parchi d’Italia, sia anche uno di quelli che consumano, o consumavano, pi√Ļ vino: nelle sagre appunto e nelle attese domeniche che d√†n tregua all’assidua fatica.

In tal modo l’equilibrio intellettuale e il senso pratico, la psiche sostanziale e incapace di fioriture, la moderazione intima dell’animo, che paiono ereditate dal temperamento romano, mi mescolano nel carattere di questo popolo con quell’onest√† a base di buona fede, con quella sentimentalit√† in tono minore, profonda e raccolta, con quell’alternare di giocondit√† e di seriet√†, che sono cos√¨ spiccati nei popoli del Nord, e gli danno un’impronta tutta sua, la quale spiega, meglio di qualsiasi altra ragione, l’amore del friulano per la sua terra, amore che non √® gretto spirito di campanile, e pure va oltre il solito affetto al luogo natio.

E quando emigra, l’operaio nostro sente profonda la nostalgia della “patria” e della “friulanit√†”, anche se, e forse quanto pi√Ļ questa, lontano dai fuochi domestici, vien lentamente ma inesorabilmente minata…¬Ľ

Come rileva lo stesso Chiurlo, già quando furono scritte queste osservazioni, al principio degli anni ’20 del secolo scorso, i tratti specifici del carattere friulano cominciavano ad alterarsi, così come la sua parlata. La lingua friulana, ancora diffusa nei borghi di Udine, ora è pressoché scomparsa, sostituita da un ibrido dialetto d’importazione veneziana; resiste ancora soprattutto in provincia, ma è sottoposta a una pressione crescente, sia da parte del dialetto veneto, soprattutto nella provincia di Pordenone, sia da parte dell’italiano, specie attraverso la televisione; e, negli ultimi anni, perfino da parte dell’inglese (la cantante Elisa, nata a Trieste ma da famiglia di Monfalcone, e residente a Gradisca d’Isonzo, ha scelto di cantare in lingua inglese diversi brani). Si va verso il villaggio globale, piaccia o non piaccia; e i tratti specifici delle realtà locali vanno sparendo, così come sono sparite le rogge di Udine, come stanno sparendo le vecchie osterie, come si è pian piano dissolta, forse, l’anima del vecchio Friuli, sotto i terribili colpi del duplice terremoto, del maggio e del settembre 1976. O forse no. Forse il carattere d’un popolo fiero è indistruttibile, nonostante tutto…

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/storia-e-cultura-delle-venezie/la-patria-del-friuli/1165-i-friulani-sono-cosi

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un tajut di neri

post riproposto

FVG, minoranza slovena

Proverbi sloveni di Pasqua

970778_463724413707548_660706661_n“Natale verde,Pasqua bianca”

(dialetto sloveno delle valli del Natisone (vignetta di Moreno Tomazetig dal giornale Dom)

 

Vfenahte par sonco, velika nuońć par ohnjo(Natale al sole,Pasqua vicino al fuoco) dialetto sloveno di Taipana/Tipana

fonte raccolta di Adriano Noacco archivio Novi Matajur

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Pasqua la forza del Cristo

dal Dom vignetta di Moreno Tomazetig

 

 

FVG, minoranza slovena

Valcanale sotto attacco

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Sv ViŇ°arje-Lussari

Anche in Valcanale una rondine non fa primavera. Nella valle che oggigiorno riassume le quattro anime linguistiche del Friuli Venezia Giulia, ultimamente non corrono bei tempi per lingua e cultura slovene.

Don Mario Gariup manca alla comunit√† da quasi due mesi e, dopo tanti decenni vissuti tra la gente, il vuoto lasciato dalla sua scomparsa si fa ancora sentire. Ricordiamo che don Gariup aveva fatto il proprio ingresso in Valcanale nel 1974 dapprima come parroco di Ugovizza/ Ukve (dove era giunto anche a seguito dell‚Äôinvio, da parte dei paesani, di una petizione al vescovo di Udine, affinch√© mandasse loro un sacerdote che parlasse anche lo sloveno) e Valbruna/ Ovńćja vas. Nel 1999 aveva assunto anche la cura della parrocchia di Malborghetto con le comunit√† di Santa Caterina e Bagni di Lusnizza. Ora che non c‚Äô√® pi√Ļ, i fedeli notano come l‚Äôattuale amministratore parrocchiale, il parroco di Tarvisio, don Claudio Bevilacqua, non abbia la necessaria attenzione per le lingue locali, specie per lo sloveno, ancora presente nelle celebrazioni e nella vita religiosa di Ugovizza, e per le usanze religiose della zona, profondamente radicate. Al contrario. Si fanno sempre pi√Ļ insistenti i tentativi di vanificare quanto prima gli sforzi compiuti dal defunto parroco, affinch√©¬†la fede cristiana fosse radicata nell‚Äôidentit√† slovena locale. √ą vero che nella comunit√† presta la propria opera spirituale un giovane padre francescano sloveno, ma la guida della parrocchia √® nelle mani di altri.

Camporosso/ŇĹabnice

Anche nella vicina parrocchia di Camporosso/ŇĹabnice, a due anni e mezzo dalla scomparsa del parroco, mons. Dionisio Mateucig, la celebrazione dei riti resta in parte bilingue per iniziativa dei fedeli stessi.

La popolazione valcanalese fatica a capire perch√© l√¨, a celebrare, sia un sacerdote coadiutore che non conosce lo sloveno, quando sarebbe pi√Ļ semplice se a presiedere le celebrazioni a Camporosso fosse il padre che si occupa di Ugovizza o il confratello sloveno responsabile di Lussari/ Svete ViŇ°arje. L‚Äôaltro coadiutore potrebbe, invece, con pi√Ļ agevolezza celebrare nei paesi della collaborazionepastorale di Tarvisio dove non¬†si prega in sloveno.

Si avvicina, ora, il periodo pasquale, che in Valcanale è ricco di usanze piuttosto antiche. Come già l’anno scorso, è grande tra i fedeli il timore che, dopo la morte di mons. Mateucig, don Morandini e don Gariup, il loro regolare svolgimento si interrompa bruscamente.

In ambito scolastico, invece, pare che per complicazioni di natura burocratica non siano ancora stati erogati gli 80.000 euro stanziati dalla Regione Friuli- Venezia Giulia per il proseguimento della sperimentazione plurilingue nel plesso scolastico di Ugovizza e la sua estensione a quelli di Camporosso e Tarvisio. Al tempo stesso, tramite iniziative e dichiarazioni, alcuni circoli e personaggi che in Valcanale non godono di grande stima e sostegno da parte¬†della popolazione (usando un eufemismo, la stessa comunit√† locale li definisce ¬ęimpresentabili¬Ľ) con le loro prese di posizione rischiano di mettere a repentaglio tutti gli sforzi messi costantemente in campo dalle amministrazioni comunali e dalle organizzazioni della minoranza slovena.

√ą grazie a questi sforzi che, se non altro, l‚Äôinsegnamento dello sloveno nelle scuole d‚Äôinfanzia e primarie √® perlomeno proseguito, per tutti i bambini dai 3 agli 11 anni d‚Äôet√†.

Un’altra faccenda che non fa dormire sonni tranquilli in Valcanale e non solo è il paventato progetto di fare del Monte Santo di Lussari una delle tappe del Giro d’Italia costruendo una strada asfaltata diretta al santuario. Il luogo, infatti, riveste un grande significato per i fedeli di lingua italiana, friulana, tedesca e slovena. In quest’ultimo caso, è bene precisarlo, parliamo sia degli sloveni della Repubblica di Slovenia sia di quelli delle comunità slovene autoctone in Italia e Carinzia. Potenzialmente, il progetto di una strada spalancherebbe le porte a un turismo di massa, che metterebbe a rischio il principale tratto distintivo del borgo di Lussari, ossia quello di luogo di pace e spiritualità.5Ukovska-cerkev-250x300

La comunit√† slovena in Valcanale √®, quindi, sotto attacco ‚Äď e tutti gli attori che possono fare qualcosa, a iniziare dall‚Äôintera comunit√† slovena in Italia, farebbero bene a difenderla in modo adeguato.¬†(R. D.)

https://www.dom.it/kanalska-dolina-pod-udarom_valcanale-sotto-attacco/

FVG, minoranza slovena

Detti in dialetto sloveno ūüďó

A Taipana dicono/Tou Tìpani pravijo

 

*Hlaua ke malo na posluŇ°a,na j√® ta od kuŇ°a (La testa che poco ascolta √® come quella del caprone)capra-immagine-animata-0012*Vrata ot pakl√† so simpre odperte(Le porte dell‚Äôinferno¬†sono sempre aperte)ezimba13152434272703

 

ezimba13152459383403*Za mjete znance, ne posoje soute(Per avere amici, non prestare soldi)

 

ezimba13152472110903*Reńće krive, ne rasto tej pokrive(Le cose storte, crescono come le ortiche)

raccolta di Adriano Noacco  (fonte archivio Novi Matajur)

FVG, minoranza friulana

Festa della Patria del Friuli-Fieste de Patrie dal Fri√Ľl

Si rinnova a Citt√† Fiera l”¬Ä¬ôappuntamento con la “¬Ä¬úFieste de Patrie dal Fri√Ľl”¬Ä¬Ě. Un”¬Ä¬ôiniziativa giunta alla seconda edizione e tesa a valorizzare le origini, la cultura e la storia di autonomia del popolo friulano. Un”¬Ä¬ôanticipazione dell”¬Ä¬ôiniziativa si √® avuta gi√† mercoled√¨ 3 aprile, con l”¬Ä¬ôinaugurazione di un percorso espositivo realizzato in collaborazione con l”¬Ä¬ôArLef e la Societ√† filologica friulana, allestito al primo piano del centro commerciale. A fare gli onori di casa alla cerimonia inaugurale √® stato Antonio Maria Bardelli, presidente del Gruppo Bardelli. Insieme a lui il presidente dell”¬Ä¬ôArlef, Eros Cisilino, e Carlo Venuti, vice presidente per il Friuli centrale della Societ√† filologica friulana. Un”¬Ä¬ôunica mostra accoglier√† dunque al suo interno due percorsi. Il primo √® quello di “¬Ä¬úFurlan, lenghe de Europe”¬Ä¬Ě. Curata dal William Cisilino, l”¬Ä¬ôesposizione – che ha gi√† fatto tappa in numerose sedi europee e italiane – illustra l”¬Ä¬ôidentit√†, la storia e le caratteristiche socioculturali del Friuli, approfondendo il tema della lingua friulana e delle politiche attuate per la sua promozione. Il secondo percorso espositivo √® promosso dalla Filologica friulana e dedicato a “¬Ä¬úFri√Ľl (in)storie”¬Ä¬Ě, progetto cha ha l”¬Ä¬ôobiettivo di diffondere la conoscenza dell”¬Ä¬ôidentit√† friulana, con particolare riguardo ai momenti fondamentali della sua storia. Le mostre saranno aperte al pubblico da mercoled√¨ 3 aprile, con orario di centro commerciale, al primo piano – area verde (videoproduzioni Petrussi,a cura di Roberto Mattiussi).

Un‚Äôunica mostra accoglier√† dunque al suo interno due percorsi. Il primo √® quello di¬†‚ÄúFurlan, lenghe de Europe‚ÄĚ. Curata dal William Cisilino e promossa dall‚ÄôARLeF (Agjenzie Regjon√Ęl pe Lenghe Furlane), con il finanziamento della Regione Friuli ‚Äď Venezia Giulia, l‚Äôesposizione ‚Äď che ha gi√† fatto tappa in numerose sedi europee e italiane ‚Äď illustra l‚Äôidentit√†, la storia e le caratteristiche socioculturali del Friuli, approfondendo il tema della lingua friulana e delle politiche attuate per la sua promozione…https://arlef.it/it/iniziative/fieste-de-patrie-dal-friul-tal-citta-fiera/

Gorizia è stata scelta quale sede ospitante la Festa del Friuli 2019 a distanza di 942 anni dalla nascita dello Stato patriarcale friulano.

L‚Äôevento √® programmato per¬†domenica 7 aprile, quando i partecipanti si ritroveranno in Piazza Vittoria,¬†alle 9.45,¬†per assistere all‚Äôesposizione della bandiera del Friuli…https://arlef.it/it/iniziative/festa-della-patria-del-friuli-2019-gorizia-7-aprile/

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Parole della settimana:ROM 3

ROM POPOLO

Antiziganismo
Lo stesso argomento in dettaglio: Antiziganismo.
La storia dei rom e dei¬†sinti¬†√® una storia di soppressione che va dalla¬†discriminazione¬†quotidiana e¬†persecuzionerazzista¬†fino agli internamenti operati dal regime¬†fascista¬†e al¬†genocidio¬†sistematico, perpetrato dal regime¬†nazista. Fin dal loro¬†arrivo in Europa¬†gli ‚Äúzingari‚ÄĚ sono stati definiti ‚Äústranieri pericolosi‚ÄĚ e sono stati accusati di¬†spionaggio,¬†stregoneria, di essere creature¬†diaboliche¬†e spaventose, cos√¨ come di rifiutare di lavorare per la loro ‚Äúpredisposizione al¬†furto‚ÄĚ.

Le istituzioni che si occupano dei rom si trovano spesso ad affrontare il problema di una¬†opinione pubblica¬†ostile, orientata a considerare solo i ‚Äúdati antisociali‚ÄĚ e le ‚Äústatistiche criminali‚Ä̬†con la conseguenza di individuare nella condizione dei rom un fenomeno di¬†devianza sociale.¬†Il modello ‚Äúsegregazionista‚ÄĚ che ne consegue, che contempla disuguaglianze a livello della sfera pubblica, prosegue l’assenza di una politica di ‚Äúreale¬†integrazione‚ÄĚ.

I rom vivono in due mondi diversi, due mondi che sono per alcuni aspetti incompatibili, per altri semplicemente paralleli. Il costante rapporto con i¬†gag√®¬†√® una relazione del tutto diversa con quella di altri popoli e minoranze etniche. Una relazione che non √® di “confine‚ÄĚ, in quanto non vi sono ‚Äúterritori rom‚ÄĚ e ‚Äúterritori non-rom‚ÄĚ; n√© pu√≤ essere definita una relazione coloniale, in quanto i gag√® non hanno mai conquistato i rom, n√© viceversa. Le popolazioni non-rom costituiscono l’ambiente sociale dove vivono i rom. I rom vivono in mezzo ai gag√®, all’interno di una struttura che √® destinata da un lato a resistere a tutti i tentativi di genocidio culturale (dopo essere sopravvissuti all’olocausto), dall’altro a sfruttare con successo le risorse economiche e territoriali dei gag√®, convivendo in un’ostilit√† estrema e collocandosi in tutte le nicchie nelle quali intravedono una possibilit√†.

Rom e criminalità
Secondo il risultato di una commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica Italiana, a costruire l’immagine negativa del popolo rom contribuisce anche l’accattonaggio, specie se affidato a minori o a donne molto anziane. In particolare, il popolo √® intrappolato nel circolo vizioso della cosiddetta ‚Äúdiscriminazione statistica‚ÄĚ: ‚Äúsiccome pare che in quella comunit√† ci sia pi√Ļ devianza, non mi fido e non do lavoro‚ÄĚ. Quindi gli individui di quella minoranza non hanno vie di uscita e ripiombano in comportamenti, come l’accattonaggio, fastidiosi per la maggioranza o si procurano reddito con atti delittuosi di varia gravit√† che rinforzano il pregiudizio statistico.

Personalità famose
Django Reinhardt, chitarrista manouche belga
Elek Bacsik, chitarrista e violinista ungherese
Florin CioabńÉ, re dei rom (rumeno)
Ion CioabńÉ, re dei rom (rumeno)
Panna Czinka, violinista ungherese
Joaquín Cortés, ballerino spagnolo
Nina Dudarova, poetessa russa
Helios Gómez, pittore e poeta spagnolo
Daniel G√ľiza, calciatore spagnolo
Rabbi Howell, calciatore inglese
Gipsy Kings, gruppo musicale francese
Leksa ManuŇõ, linguista lettone
Matéo Maximoff, scrittore francese
Dijana Pavlovińá, attrice italiana
Michele di Rocco, pugile italiano
Ricardo Quaresma, calciatore portoghese
Santino Spinelli, in arte “Alexian”, musicista e compositore italiano

Fine
fonte https://www.wikiwand.com/it/Rom_(popolo)

FVG

Parole della settimana:ROM 2

379px-√Čdouard_Manet_-_Gitane_avec_une_cigarette
√Čdouard Manet, Gitana con sigaretta, 1862, Princeton University Art Museum

ROM (popolo)

Alcuni gruppi rom hanno adottato altri autonimi come: Romacel, Romanińćal, Kale, ManuŇ° e Sinti sono alcuni esempi di autodefinizioni usate da popolazioni di lingua roman√≠. Altri gruppi usano nomi che derivano dalla loro lingua per indicare occupazioni tradizionali, come ad esempio i kalderaŇ°, calderari, stagnai” (dal romeno cńÉldńÉrar), i ńćurari “che fanno i setacci” (dal rumeno ciurar), gli ursari “che comandano gli orsi” (dal rumeno ursar), i sepeńći “che fanno i cesti” (dal turco sepet√ßi), i bugurdŇĺi “che fanno i trapani” (dal turco bugurcu), ecc. In alcune regioni i gruppi hanno nomi pi√Ļ specifici, per esempio nei Balcani i rom musulmani (inclusi turchi ed albanesi) usano l’autonimo khorakhan√® termine che deriva dal nome dell’impero Turco-Karakhanide dell’Asia centrale intorno all’anno 1000.[senza fonte] Alcuni gruppi rom slavi usano il termine das, parola che deriva dall’indico das che significa “schiavo”. I non-rom sono usalmente definiti gadŇĺe (gadŇĺo “uomo non-roman√≠”, gadŇĺi “donna non roman√≠”). Questo antico termine che designa l’alterit√†, l’estraneit√† al gruppo, √® analogo al termine kaddŇĺa usato tra i Dom in medioriente, al termine kańća usato dai lom armeni, ed al termine kńĀjwńĀ (oppure kajjńĀ o kńĀjarŇć) usato tra i differenti gruppi dom in India…

Lingua

Dialetti della lingua romaní
Dialetti della lingua romaní
Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua romaní.

La¬†lingua roman√≠¬†o¬†romanes¬†(in roman√≠: “rromani ńáhib“) √® una¬†lingua indoeuropea¬†parlata, oggigiorno, soltanto da una parte dei popoli roman√¨ (rom e¬†sinti).I parlanti roman√≠, in Europa, sono circa 4,6 milioni, il 60-70% dei quali in¬†Europa orientale¬†e nei¬†Balcani.

Il roman√≠ √® l’unica¬†lingua indoaria¬†parlata, quasi esclusivamente, in¬†Europa, fin dai tempi del¬†Medioevo. √ą una lingua che la maggior parte dei linguisti ritiene discenda dalle lingue vernacolari dell’India settentrionale, i¬†pracriti¬†in contrasto con la lingua letteraria colta dei religiosi, il¬†sanscrito, e che si sarebbe sviluppata indipendentemente proprio per la struttura sociale in caste che gi√† caratterizzava l’India antica.

Studi di¬†linguistica¬†e di¬†filologia¬†hanno individuato moltissimi termini della lingua roman√¨ che derivano dal¬†persiano, dal¬†curdo, dall’armeno, dal¬†greco, che testimonierebbero del tragitto percorso dalle popolazioni rom, dal subcontinente indiano fino in Europa, in un periodo storico compreso tra l’VIII¬†ed il¬†XII secolo¬†d.C.

Oggi il roman√≠ √® lingua minoritaria riconosciuta in¬†Austria,¬†Finlandia,¬†Germania¬†e¬†Svezia, lingua ufficiale del distretto di¬†Ň†uto Orizari¬†nella¬†Repubblica di Macedonia¬†e lingua ufficiale di 79 comuni rurali e della citt√† di¬†Bude»ôti¬†in¬†Romania. In Italia, la lingua roman√≠ non gode di alcuna forma di tutela a livello nazionale, nonostante la presenza storica plurisecolare.¬†Il presunto nomadismo √® stato utilizzato dal legislatore per escludere le comunit√† parlanti la lingua roman√≠ dai benefici della legge n. 482 del 1999.

Religione

I rom hanno solitamente adottato la religione del paese di residenza Рin Europa, cristianesimo (cattolico e ortodosso, ma anche chiese protestanti in Europa occidentale) e Islam. Nei Balcani la maggioranza dei rom è ortodossa, in Italia sono soprattutto cattolici, come in Spagna e in America meridionale.

Struttura sociale

A causa dell’eterogeneit√† tra le comunit√† rom, gran parte degli antropologi ed etnologi ritengono possibile indicare in dettaglio solo le dinamiche intra-gruppo che fanno da sfondo agli aspetti sociali e organizzativi del “gruppo“: la consapevolezza di appartenere all’etnia rom, il desiderio di essere indipendenti e dissociati dai gadŇĺe (gag√©), l’adattabilit√† e la sopravvivenza alle condizioni che minacciano la propria identit√† etnica.La struttura sociale del gruppo, in generale, √® definita dalla “coscienza collettiva” determinata dai confini che vengono posti nei confronti dei gag√©, cos√¨ come nei confronti degli altri gruppi rom e sinti.

La¬†famiglia¬†(padre, madre, figli) √® la struttura base della comunit√† rom. Oltre essa si pone la¬†famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la¬†kump√°nia, cio√® l’insieme di pi√Ļ famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo e allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.

La tradizionale struttura sociale dei rom √® rimasta intatta solo presso alcuni piccoli gruppi. Il¬†Porrajmos¬†distrusse la gran parte delle organizzazioni sociali preesistenti tra i gruppi rom e¬†sinti¬†dell’Europa centrale¬†e¬†orientale¬†e i sopravvissuti allo¬†sterminio nazista¬†non furono in grado di ristabilire una nuova identit√† rom. La politica di assimilazione forzata dei¬†paesi ex socialisti, attraverso il coinvolgimento dei rom nei¬†kolkhoz¬†contribu√¨, infine, a mettere fine al¬†carattere nomadico¬†delle popolazioni rom e alla struttura sociale che ne conseguiva. Le differenze storiche e culturali sedimentatesi nel corso della¬†diaspora¬†delle popolazioni rom fino in Europa, durante i secoli precedenti, hanno portato a una disomogeneit√† tra gruppi, principalmente tra i rom e i sinti, che si √® sviluppata in¬†differenze linguistiche¬†e sociali.(continua)

fonte https://www.wikiwand.com/it/Rom_(popolo)

FVG

Le dieci tesi di Tullio De Mauro nelle lingue del Friuli ‚ÄĒ NoviMatajur

Le dieci tesi per l’educazione linguistica democratica non sono solo ancora assolutamente attuali, ma sono capaci di indicare un percorso per lo sviluppo futuro dell’educazione plurilingue. 89 altre parole

via Le dieci tesi di Tullio De Mauro nelle lingue del Friuli ‚ÄĒ NoviMatajur

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Parole della settimana :ROM 1

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√Čdouard Manet,¬†Gitana con sigaretta, 1862,¬†Princeton University Art Museum

ROM popolo

I¬†rom¬†(plurale:¬†roma, in¬†lingua roman√≠:¬†Ňôom¬†o¬†rrom) sono uno dei principali¬†gruppi etnici¬†della¬†popolazione¬†e relativa lingua¬†“roman√¨”, in passato volgarmente chiamati “gitani” o, in tono pi√Ļ spregevole, “zingari“, anticamente originaria dell’India¬†del nord.

La caratteristica comune di tutte le comunit√† che si attribuiscono la denominazione cosiddetta “rom” √® che parlano – o √® attestato che nei secoli scorsi parlassero – dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto la¬†lingua roman√≠, che studi¬†filologici¬†e¬†linguistici¬†affermano derivare da varianti popolari del¬†sanscrito¬†e che trovano nelle attuali lingue dell’India¬†del nord ovest la parentela pi√Ļ prossima.

I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe e in altri continenti. La disciplina che si occupa di studiare la storia, lingua e cultura dei popoli romaní è la romanologia.

STORIA

Un dato costante della storia del popolo rom va rintracciato nella persecuzione che hanno sempre subito: la riduzione in schiavit√Ļ, la deportazione e lo sterminio (antiziganismo).¬†Lungo la storia che li accompagna fino ad oggi si √® protratta nel tempo la diffidenza nata al loro primo apparire nel¬†Medioevo¬†europeo: il¬†nomadismo¬†come maledizione di Dio; la pratica di mestieri quali forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia; le arti divinatorie identificabili come aspetto stregonesco, ecc.Di qui la tendenza delle societ√†¬†moderne¬†a liberarsi di tale presenza anche a costo dell’eliminazione fisica. Tutti i paesi europei adottarono bandi di espulsione nei loro confronti, fino alla programmazione del¬†genocidio¬†dei rom, insieme a quello degli¬†ebrei, durante il¬†nazismo¬†in¬†Germania.¬†Porajmos¬†o¬†Porrajmos¬†(in lingua roman√≠ ¬ędevastazione¬Ľ, ¬ęgrande divoramento¬Ľ), oppure¬†Samudaripen¬†(¬ęgenocidio¬Ľ) indicano il tentativo del¬†regime nazista¬†di sterminare le¬†popolazioni roman√≠durante la¬†seconda guerra mondiale.Dopo la¬†seconda guerra mondiale¬†ha preso forma un movimento che √® arrivato in occasione del primo congresso nel¬†1971¬†a¬†Londra¬†alla creazione dell’Unione Internazionale Roman√≠. Questa Unione mira al riconoscimento di un’identit√† e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza stato n√© territorio, cio√® presente in tutti i paesi europei.Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom √® incerto in molti paesi.¬†Questo anche perch√© molti di loro rifiutano di farsi registrare come etnia rom per timore di subire¬†discriminazioni.In Italia, con compiti di mediazione culturale, √® attiva l’associazione¬†(ente morale)¬†Opera Nomadi.Oggi, in lingua roman√≠,¬†rom¬†significa¬†uomo,¬†marito¬†e designa il popolo stesso solamente presso i rom propriamente detti.¬†Come per la storia delle origini delle popolazioni di lingua roman√≠, anche l’origine del termine rom √® aperta a diverse ipotesi dibattute tra gli studiosi.

Rom √® l’autonimo¬†che la maggioranza della popolazione di¬†lingua roman√≠¬†utilizza per denominare il proprio gruppo. Si ritiene che questo termine sia strettamente correlato all’etnonimo¬†ŠłĆom/ŠłĆomba, la cui prima apparizione nei testi¬†sanscriti¬†risale al “S√°dhanam√°l√°” (VII secolo¬†d.C.), dove viene narrata l’esistenza di un re ŠłĆom,¬†Heruka.¬†Questa ipotesi si basa sull’analogia tra la popolazione dei Šłćomba o Šłćomari (in sanscrito¬†Šłćoma, ma anche¬†Domaki, Dombo, Domra, Domaka, Dombar¬†e varianti dalla stessa radice), e i dom, un gruppo etnico dalle caratteristiche sedentarie e¬†nomadi chedel¬†Medio Oriente. Tra le varie ipotesi, una delle pi√Ļ suggestive indicherebbe nella radice sanscrita¬†ŠłĆom, onomatopeicamente connessa al suono del¬†tamburo, che in¬†sanscrito¬†corrisponde alla parola¬†ŠłĆamara¬†e¬†ŠłĆamaru, l’origine del termine. I dom medio-orientali hanno una ricca tradizione orale ed esprimono la loro cultura e la loro storia attraverso la¬†musica, la¬†poesia¬†e la¬†danza. (Nell’XI secolo¬†Al Biruni¬†in uno dei suoi scritti fa menzione dei¬†ŠłĆom¬†come musicisti.) Nel nord-ovest dell’India, ancora oggi, numerosi¬†Jati¬†sono chiamate con il termine ŠłĆom, il che induce a ritenere che abbia avuto in passato lo status di un¬†etnonimo. L’esistenza, inoltre, di rovine di antiche fortezze, chiamate “ŠłĆomdigarh“, costituirebbe una prova che sia effettivamente esistito il regno dei¬†ŠłĆom/ŠłĆomba, in seguito distrutto dalla dinastia¬†Gupta, evento che avrebbe provocato la perdita dello status etnico dei ŠłĆom e la loro riduzione in¬†Jati¬†di infimo ordine. In base agli studi e le ricerche effettuate sui¬†ŠłĆom/ŠłĆomba¬†di oggi (sulla loro cultura, religione, etc.) si ritiene che essi appartengano a una popolazione che aveva abitato l’India prima dell’invasione degli¬†Arii¬†(nel¬†1500 a.C.¬†circa). Le prime ipotesi sulla correlazione tra il termine “rom” e i¬†ŠłĆom/ŠłĆomba¬†furono formulate dall’orientalista¬†tedesco¬†Hermann Brockhaus¬†nel¬†XIX secolo, e in seguito riprese dall’indologo¬†tedesco August Friedrich Pott (pubblicate in un testo che √® considerato la base dei moderni studi sui rom (“Die Zigeuner in Europa und Asien“,¬†1845).¬†Hermann Brockhaus¬†trov√≤ il termine ŠłĆom/ŠłĆomba in due importanti testi di letteratura sanscrita¬†bramina: nel¬†Kathasaritsagara¬†( “Oceano di Storie“, una famosa collezione di leggende indiane scritta da¬†Somadeva¬†nell’XI secolo) e nel “Rajatarangini” (“Il Fiume dei Re” una collezione scritta da¬†Kalhana, considerato il primo¬†storiografo¬†kashmiri). In entrambi questi testi i¬†ŠłĆom/ŠłĆombaappartengono alla casta pi√Ļ bassa mentre gli autori appartenevano alla pi√Ļ alta casta, che considerava le popolazioni non arie come estranee al sistema¬†Hindu, che era stato vittorioso sulle popolazioni dell’India.In alcune regioni dell’India¬†di oggi (ad esempio a¬†Benares), sono i¬†ŠłĆom/ŠłĆomba¬†che esercitano la funzione di¬†cremare¬†i morti, attivit√† considerata degradante e “sporca”. Diversamente nel¬†Rajasthan, nel¬†Punjab¬†e nell’Uttar Pradesh, molti¬†ŠłĆom¬†esercitano il mestiere tradizionale di musicisti e alcuni membri di questo gruppo sono considerati influenti. In¬†India, gruppi simili ai¬†ŠłĆom/ŠłĆomba, per condizioni sociale e caratteristiche professionali, sono i¬†gaŠłće lohars¬†(gaŠłć√≠: carro;¬†loh√°r: fabbro), fabbri ambulanti; i¬†Badis¬†(tra i rom¬†Badi/Bodi¬†√® uno dei cognomi pi√Ļ diffusi) suonatori di musica e acrobati; i¬†Badjos¬†(BadŇĺo¬†√® un cognome molto diffuso tra i rom dell’Europa dell’est) musicisti; i¬†Banjaras¬†che sono mercanti fuori casta…fonte https://www.wikiwand.com/it/Rom_(popolo)

 

 

FVG, minoranza slovena, storia

3 aprile 1946 ūüė≠

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foto da fb

I tricoloristi¬† attaccano e picchiano Antonio Zanut di¬†OŇ°nije/Osgnetto nel comune di San Leonardo/Sv Lenart.Lo stesso giorno furono attaccati e picchiati Margherita Bledich e un gruppo di Beneciani incontrati da¬†Cosizza/Kozica verso Savogna/Sovodnje.
tradotto in proprio da  https://www.facebook.com/Zlo%C4%8Dini-Italijanov-nad-Slovenci-1733166183624872/