I Friulani sono così

Un tempo parlare friulano era quasi una vergogna,perchè faceva capire che si era rozzi.Anche a scuola gli insegnanti raccomandavano ai genitori di non parlare con i figli in friulano,perchè avrebbero fatto confusione con l’italiano.La stessa cosa accadeva nella Slavia friulana,questo è anche uno dei motivi per cui il friulano e lo sloveno stanno scomparendo. Si […]

Proverbi sloveni di Pasqua

970778_463724413707548_660706661_n“Natale verde,Pasqua bianca”

(dialetto sloveno delle valli del Natisone (vignetta di Moreno Tomazetig dal giornale Dom)

 

Vfenahte par sonco, velika nuoč par ohnjo(Natale al sole,Pasqua vicino al fuoco) dialetto sloveno di Taipana/Tipana

fonte raccolta di Adriano Noacco archivio Novi Matajur

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Pasqua la forza del Cristo

dal Dom vignetta di Moreno Tomazetig

 

 

Valcanale sotto attacco

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Sv Višarje-Lussari

Anche in Valcanale una rondine non fa primavera. Nella valle che oggigiorno riassume le quattro anime linguistiche del Friuli Venezia Giulia, ultimamente non corrono bei tempi per lingua e cultura slovene.

Don Mario Gariup manca alla comunità da quasi due mesi e, dopo tanti decenni vissuti tra la gente, il vuoto lasciato dalla sua scomparsa si fa ancora sentire. Ricordiamo che don Gariup aveva fatto il proprio ingresso in Valcanale nel 1974 dapprima come parroco di Ugovizza/ Ukve (dove era giunto anche a seguito dell’invio, da parte dei paesani, di una petizione al vescovo di Udine, affinché mandasse loro un sacerdote che parlasse anche lo sloveno) e Valbruna/ Ovčja vas. Nel 1999 aveva assunto anche la cura della parrocchia di Malborghetto con le comunità di Santa Caterina e Bagni di Lusnizza. Ora che non c’è più, i fedeli notano come l’attuale amministratore parrocchiale, il parroco di Tarvisio, don Claudio Bevilacqua, non abbia la necessaria attenzione per le lingue locali, specie per lo sloveno, ancora presente nelle celebrazioni e nella vita religiosa di Ugovizza, e per le usanze religiose della zona, profondamente radicate. Al contrario. Si fanno sempre più insistenti i tentativi di vanificare quanto prima gli sforzi compiuti dal defunto parroco, affinché la fede cristiana fosse radicata nell’identità slovena locale. È vero che nella comunità presta la propria opera spirituale un giovane padre francescano sloveno, ma la guida della parrocchia è nelle mani di altri.

Camporosso/Žabnice

Anche nella vicina parrocchia di Camporosso/Žabnice, a due anni e mezzo dalla scomparsa del parroco, mons. Dionisio Mateucig, la celebrazione dei riti resta in parte bilingue per iniziativa dei fedeli stessi.

La popolazione valcanalese fatica a capire perché lì, a celebrare, sia un sacerdote coadiutore che non conosce lo sloveno, quando sarebbe più semplice se a presiedere le celebrazioni a Camporosso fosse il padre che si occupa di Ugovizza o il confratello sloveno responsabile di Lussari/ Svete Višarje. L’altro coadiutore potrebbe, invece, con più agevolezza celebrare nei paesi della collaborazionepastorale di Tarvisio dove non si prega in sloveno.

Si avvicina, ora, il periodo pasquale, che in Valcanale è ricco di usanze piuttosto antiche. Come già l’anno scorso, è grande tra i fedeli il timore che, dopo la morte di mons. Mateucig, don Morandini e don Gariup, il loro regolare svolgimento si interrompa bruscamente.

In ambito scolastico, invece, pare che per complicazioni di natura burocratica non siano ancora stati erogati gli 80.000 euro stanziati dalla Regione Friuli- Venezia Giulia per il proseguimento della sperimentazione plurilingue nel plesso scolastico di Ugovizza e la sua estensione a quelli di Camporosso e Tarvisio. Al tempo stesso, tramite iniziative e dichiarazioni, alcuni circoli e personaggi che in Valcanale non godono di grande stima e sostegno da parte della popolazione (usando un eufemismo, la stessa comunità locale li definisce «impresentabili») con le loro prese di posizione rischiano di mettere a repentaglio tutti gli sforzi messi costantemente in campo dalle amministrazioni comunali e dalle organizzazioni della minoranza slovena.

È grazie a questi sforzi che, se non altro, l’insegnamento dello sloveno nelle scuole d’infanzia e primarie è perlomeno proseguito, per tutti i bambini dai 3 agli 11 anni d’età.

Un’altra faccenda che non fa dormire sonni tranquilli in Valcanale e non solo è il paventato progetto di fare del Monte Santo di Lussari una delle tappe del Giro d’Italia costruendo una strada asfaltata diretta al santuario. Il luogo, infatti, riveste un grande significato per i fedeli di lingua italiana, friulana, tedesca e slovena. In quest’ultimo caso, è bene precisarlo, parliamo sia degli sloveni della Repubblica di Slovenia sia di quelli delle comunità slovene autoctone in Italia e Carinzia. Potenzialmente, il progetto di una strada spalancherebbe le porte a un turismo di massa, che metterebbe a rischio il principale tratto distintivo del borgo di Lussari, ossia quello di luogo di pace e spiritualità.5Ukovska-cerkev-250x300

La comunità slovena in Valcanale è, quindi, sotto attacco – e tutti gli attori che possono fare qualcosa, a iniziare dall’intera comunità slovena in Italia, farebbero bene a difenderla in modo adeguato. (R. D.)

https://www.dom.it/kanalska-dolina-pod-udarom_valcanale-sotto-attacco/

Detti in dialetto sloveno 📗

A Taipana dicono/Tou Tìpani pravijo

 

*Hlaua ke malo na posluša,na jè ta od kuša (La testa che poco ascolta è come quella del caprone)capra-immagine-animata-0012*Vrata ot paklà so simpre odperte(Le porte dell’inferno sono sempre aperte)ezimba13152434272703

 

ezimba13152459383403*Za mjete znance, ne posoje soute(Per avere amici, non prestare soldi)

 

ezimba13152472110903*Reče krive, ne rasto tej pokrive(Le cose storte, crescono come le ortiche)

raccolta di Adriano Noacco  (fonte archivio Novi Matajur)

Ta kuškrïtawa

Registrazione di Stefano Morandini e Roberto Frisano per la candidatura UNESCO Progetto sul Patrimonio Immateriale “Musica e Danza in Val Resia”

Festa della Patria del Friuli-Fieste de Patrie dal Friûl

Si rinnova a Città Fiera l”€™appuntamento con la “€œFieste de Patrie dal Friûl”€. Un”€™iniziativa giunta alla seconda edizione e tesa a valorizzare le origini, la cultura e la storia di autonomia del popolo friulano. Un”€™anticipazione dell”€™iniziativa si è avuta già mercoledì 3 aprile, con l”€™inaugurazione di un percorso espositivo realizzato in collaborazione con l”€™ArLef e la Società filologica friulana, allestito al primo piano del centro commerciale. A fare gli onori di casa alla cerimonia inaugurale è stato Antonio Maria Bardelli, presidente del Gruppo Bardelli. Insieme a lui il presidente dell”€™Arlef, Eros Cisilino, e Carlo Venuti, vice presidente per il Friuli centrale della Società filologica friulana. Un”€™unica mostra accoglierà dunque al suo interno due percorsi. Il primo è quello di “€œFurlan, lenghe de Europe”€. Curata dal William Cisilino, l”€™esposizione – che ha già fatto tappa in numerose sedi europee e italiane – illustra l”€™identità, la storia e le caratteristiche socioculturali del Friuli, approfondendo il tema della lingua friulana e delle politiche attuate per la sua promozione. Il secondo percorso espositivo è promosso dalla Filologica friulana e dedicato a “€œFriûl (in)storie”€, progetto cha ha l”€™obiettivo di diffondere la conoscenza dell”€™identità friulana, con particolare riguardo ai momenti fondamentali della sua storia. Le mostre saranno aperte al pubblico da mercoledì 3 aprile, con orario di centro commerciale, al primo piano – area verde (videoproduzioni Petrussi,a cura di Roberto Mattiussi).

Un’unica mostra accoglierà dunque al suo interno due percorsi. Il primo è quello di “Furlan, lenghe de Europe”. Curata dal William Cisilino e promossa dall’ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane), con il finanziamento della Regione Friuli – Venezia Giulia, l’esposizione – che ha già fatto tappa in numerose sedi europee e italiane – illustra l’identità, la storia e le caratteristiche socioculturali del Friuli, approfondendo il tema della lingua friulana e delle politiche attuate per la sua promozione…https://arlef.it/it/iniziative/fieste-de-patrie-dal-friul-tal-citta-fiera/

Gorizia è stata scelta quale sede ospitante la Festa del Friuli 2019 a distanza di 942 anni dalla nascita dello Stato patriarcale friulano.

L’evento è programmato per domenica 7 aprile, quando i partecipanti si ritroveranno in Piazza Vittoria, alle 9.45, per assistere all’esposizione della bandiera del Friuli…https://arlef.it/it/iniziative/festa-della-patria-del-friuli-2019-gorizia-7-aprile/

Parole della settimana:ROM 3

ROM POPOLO

Antiziganismo
Lo stesso argomento in dettaglio: Antiziganismo.
La storia dei rom e dei sinti è una storia di soppressione che va dalla discriminazione quotidiana e persecuzionerazzista fino agli internamenti operati dal regime fascista e al genocidio sistematico, perpetrato dal regime nazista. Fin dal loro arrivo in Europa gli “zingari” sono stati definiti “stranieri pericolosi” e sono stati accusati di spionaggio, stregoneria, di essere creature diaboliche e spaventose, così come di rifiutare di lavorare per la loro “predisposizione al furto”.

Le istituzioni che si occupano dei rom si trovano spesso ad affrontare il problema di una opinione pubblica ostile, orientata a considerare solo i “dati antisociali” e le “statistiche criminali” con la conseguenza di individuare nella condizione dei rom un fenomeno di devianza sociale. Il modello “segregazionista” che ne consegue, che contempla disuguaglianze a livello della sfera pubblica, prosegue l’assenza di una politica di “reale integrazione”.

I rom vivono in due mondi diversi, due mondi che sono per alcuni aspetti incompatibili, per altri semplicemente paralleli. Il costante rapporto con i gagè è una relazione del tutto diversa con quella di altri popoli e minoranze etniche. Una relazione che non è di “confine”, in quanto non vi sono “territori rom” e “territori non-rom”; né può essere definita una relazione coloniale, in quanto i gagè non hanno mai conquistato i rom, né viceversa. Le popolazioni non-rom costituiscono l’ambiente sociale dove vivono i rom. I rom vivono in mezzo ai gagè, all’interno di una struttura che è destinata da un lato a resistere a tutti i tentativi di genocidio culturale (dopo essere sopravvissuti all’olocausto), dall’altro a sfruttare con successo le risorse economiche e territoriali dei gagè, convivendo in un’ostilità estrema e collocandosi in tutte le nicchie nelle quali intravedono una possibilità.

Rom e criminalità
Secondo il risultato di una commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica Italiana, a costruire l’immagine negativa del popolo rom contribuisce anche l’accattonaggio, specie se affidato a minori o a donne molto anziane. In particolare, il popolo è intrappolato nel circolo vizioso della cosiddetta “discriminazione statistica”: “siccome pare che in quella comunità ci sia più devianza, non mi fido e non do lavoro”. Quindi gli individui di quella minoranza non hanno vie di uscita e ripiombano in comportamenti, come l’accattonaggio, fastidiosi per la maggioranza o si procurano reddito con atti delittuosi di varia gravità che rinforzano il pregiudizio statistico.

Personalità famose
Django Reinhardt, chitarrista manouche belga
Elek Bacsik, chitarrista e violinista ungherese
Florin Cioabă, re dei rom (rumeno)
Ion Cioabă, re dei rom (rumeno)
Panna Czinka, violinista ungherese
Joaquín Cortés, ballerino spagnolo
Nina Dudarova, poetessa russa
Helios Gómez, pittore e poeta spagnolo
Daniel Güiza, calciatore spagnolo
Rabbi Howell, calciatore inglese
Gipsy Kings, gruppo musicale francese
Leksa Manuś, linguista lettone
Matéo Maximoff, scrittore francese
Dijana Pavlović, attrice italiana
Michele di Rocco, pugile italiano
Ricardo Quaresma, calciatore portoghese
Santino Spinelli, in arte “Alexian”, musicista e compositore italiano

Fine
fonte https://www.wikiwand.com/it/Rom_(popolo)

Parole della settimana:ROM 2

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Édouard Manet, Gitana con sigaretta, 1862, Princeton University Art Museum

ROM (popolo)

Alcuni gruppi rom hanno adottato altri autonimi come: Romacel, Romaničal, Kale, Manuš e Sinti sono alcuni esempi di autodefinizioni usate da popolazioni di lingua romaní. Altri gruppi usano nomi che derivano dalla loro lingua per indicare occupazioni tradizionali, come ad esempio i kalderaš, calderari, stagnai” (dal romeno căldărar), i čurari “che fanno i setacci” (dal rumeno ciurar), gli ursari “che comandano gli orsi” (dal rumeno ursar), i sepeči “che fanno i cesti” (dal turco sepetçi), i bugurdži “che fanno i trapani” (dal turco bugurcu), ecc. In alcune regioni i gruppi hanno nomi più specifici, per esempio nei Balcani i rom musulmani (inclusi turchi ed albanesi) usano l’autonimo khorakhanè termine che deriva dal nome dell’impero Turco-Karakhanide dell’Asia centrale intorno all’anno 1000.[senza fonte] Alcuni gruppi rom slavi usano il termine das, parola che deriva dall’indico das che significa “schiavo”. I non-rom sono usalmente definiti gadže (gadžo “uomo non-romaní”, gadži “donna non romaní”). Questo antico termine che designa l’alterità, l’estraneità al gruppo, è analogo al termine kaddža usato tra i Dom in medioriente, al termine kača usato dai lom armeni, ed al termine kājwā (oppure kajjā o kājarō) usato tra i differenti gruppi dom in India…

Lingua

Dialetti della lingua romaní
Dialetti della lingua romaní
Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua romaní.

La lingua romaní o romanes (in romaní: “rromani ćhib“) è una lingua indoeuropea parlata, oggigiorno, soltanto da una parte dei popoli romanì (rom e sinti).I parlanti romaní, in Europa, sono circa 4,6 milioni, il 60-70% dei quali in Europa orientale e nei Balcani.

Il romaní è l’unica lingua indoaria parlata, quasi esclusivamente, in Europa, fin dai tempi del Medioevo. È una lingua che la maggior parte dei linguisti ritiene discenda dalle lingue vernacolari dell’India settentrionale, i pracriti in contrasto con la lingua letteraria colta dei religiosi, il sanscrito, e che si sarebbe sviluppata indipendentemente proprio per la struttura sociale in caste che già caratterizzava l’India antica.

Studi di linguistica e di filologia hanno individuato moltissimi termini della lingua romanì che derivano dal persiano, dal curdo, dall’armeno, dal greco, che testimonierebbero del tragitto percorso dalle popolazioni rom, dal subcontinente indiano fino in Europa, in un periodo storico compreso tra l’VIII ed il XII secolo d.C.

Oggi il romaní è lingua minoritaria riconosciuta in AustriaFinlandiaGermania e Svezia, lingua ufficiale del distretto di Šuto Orizari nella Repubblica di Macedonia e lingua ufficiale di 79 comuni rurali e della città di Budești in Romania. In Italia, la lingua romaní non gode di alcuna forma di tutela a livello nazionale, nonostante la presenza storica plurisecolare. Il presunto nomadismo è stato utilizzato dal legislatore per escludere le comunità parlanti la lingua romaní dai benefici della legge n. 482 del 1999.

Religione

I rom hanno solitamente adottato la religione del paese di residenza – in Europa, cristianesimo (cattolico e ortodosso, ma anche chiese protestanti in Europa occidentale) e Islam. Nei Balcani la maggioranza dei rom è ortodossa, in Italia sono soprattutto cattolici, come in Spagna e in America meridionale.

Struttura sociale

A causa dell’eterogeneità tra le comunità rom, gran parte degli antropologi ed etnologi ritengono possibile indicare in dettaglio solo le dinamiche intra-gruppo che fanno da sfondo agli aspetti sociali e organizzativi del “gruppo“: la consapevolezza di appartenere all’etnia rom, il desiderio di essere indipendenti e dissociati dai gadže (gagé), l’adattabilità e la sopravvivenza alle condizioni che minacciano la propria identità etnica.La struttura sociale del gruppo, in generale, è definita dalla “coscienza collettiva” determinata dai confini che vengono posti nei confronti dei gagé, così come nei confronti degli altri gruppi rom e sinti.

La famiglia (padre, madre, figli) è la struttura base della comunità rom. Oltre essa si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo e allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.

La tradizionale struttura sociale dei rom è rimasta intatta solo presso alcuni piccoli gruppi. Il Porrajmos distrusse la gran parte delle organizzazioni sociali preesistenti tra i gruppi rom e sinti dell’Europa centrale e orientale e i sopravvissuti allo sterminio nazista non furono in grado di ristabilire una nuova identità rom. La politica di assimilazione forzata dei paesi ex socialisti, attraverso il coinvolgimento dei rom nei kolkhoz contribuì, infine, a mettere fine al carattere nomadico delle popolazioni rom e alla struttura sociale che ne conseguiva. Le differenze storiche e culturali sedimentatesi nel corso della diaspora delle popolazioni rom fino in Europa, durante i secoli precedenti, hanno portato a una disomogeneità tra gruppi, principalmente tra i rom e i sinti, che si è sviluppata in differenze linguistiche e sociali.(continua)

fonte https://www.wikiwand.com/it/Rom_(popolo)

Arriverà la primavera – Na bo paršla velazim ?

 

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vignetta di Moreno Tomazetig dal giornale Dom