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Fiori di luglio

Le ortensie sono delle piante belle e semplici, che creano delle zone di colore intorno alle case.

Ortensia: pianta decorativa che fiorisce in estate


Le ortensie fanno parte del genere Hydrangea, possono essere del tipo ad arbusto o rampicanti, anche se le più diffuse sono ad arbusto. La loro origine le porta in Europa attraverso un lungo viaggio dall’Asia e dalle Americhe.
Hanno robusti fusti e larghe foglie lobate o dentate, i fiori sono soprattutto a “palla”, dunque sferici, dai diversi colori, bianco, rosa, viola fino al lillà, molto dipende dalla pianta, cioè dalla tipologia, ma molto anche dal tipo di terreno, ad esempio se è acido, tenderanno all’azzurro, mentre se alcalino saranno tendenti al rosa o al lillà. È un arbusto che può raggiungere anche i 6 metri d’altezza, in relazione al tipo differente di pianta.

In lingua cinese le ortensie sono chiamate “Fiori degli otto immortali” ed erano coltivate già in epoca Ming, nei giardini della regione di Jangnan, ad Ovest di Shangai. Quanto all’origine del nome “ortensia”, le notizie non sono certe, poiché esistono diverse versioni.

La più accreditata riferisce che l’esploratore e naturalista francese Philibert Commerson, nel Settecento, chiamò questo fiore ortensia ispirandosi alla sua amante, Hortense Barrè, che l’aveva accompagnato, vestita da uomo, nella spedizione guidata da Bouganville.

Ulteriori informazioni su: Ortensia significato – Linguaggio dei fiori – L’ortensia nel linguaggio dei fiorihttps://www.giardinaggio.it/fiori/linguaggio-dei-fiori/ortensia-significato.asp#ixzz5syeGJFww

dal web

immagini e test dal web

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Il luppolo

di Antonino Danelutto

Vita Nei Campi

Lupulus, piccolo lupo: così Plinio il Vecchio, vissuto nel I sec. d. C., definì il luppolo a causa della sua aggressiva tendenza ad arrampicarsi sugli arbusti e a diffondersi occupando man mano tutti gli spazi attorno a sè. Il luppolo (nome scientifico Humulus lupulus, in friulano urtiçòn) cresce comunemente ai margini di boschi umidi, nelle siepi, nei fossi, in luoghi incolti. E’ pianta lianosa perenne nota fin dai tempi antichi. Ha fusto legnoso coperto di peli rigidi e raggiunge l’altezza di alcuni metri. Le foglie sono opposte, hanno tre-cinque lobi e margine seghettato, sono ruvide di sopra e resinose di sotto. I fiori sono piccoli, giallo-verdognoli: quelli maschili sono riuniti in un’infiorescenza a pannocchia, mentre quelli femminili sono a due a due all’ascella di brattee che assumono la caratteristica forma di cono. Da notare che, essendo il luppolo una specie dioica, i fiori maschili si formano su individui diversi da quelli con i fiori femminili .
I teneri germogli primaverili sono ricercati per risotti, minestre, frittate e ripieni per torte salate; lessati e conditi con olio e limone sono ottimi e dal sapore gradevolmente amarognolo.
In fitoterapia la droga è costituita dai coni delle infiorescenze femminili raccolti in agosto-settembre ed essiccati. Contengono numerose sostanze dotate di attività farmacologica, fra cui olio essenziale, tannini e soprattutto princìpi amari. Questi ultimi sono presenti nella resina giallastra secreta dalle ghiandolette gialle che vengono liberate con la battitura dei coni e che formano la cosiddetta farina di luppolo o luppolina. Il luppolo stimola l’appetito e facilita la digestione, favorisce il sonno, è discreto calmante ed antispastico. Nell’uso popolare, un tempo, si consigliava ai sofferenti d’insonnia di usare un cuscino imbottito di coni.
Ma il principale e più importante uso che si fa del luppolo riguarda la produzione della birra, alla quale conferisce il caratteristico sapore amarognolo e ne favorisce la conservazione grazie alle sue proprietà antibatteriche. La quasi totalità del luppolo importato in Italia proviene dalla Germania dove, nelle estese coltivazioni di piante femminili che producono i coni, si conta un numero assai ridotto di piante maschili che hanno il solo il compito di fornire il polline fecondatore. Individui maschili e femminili di luppolo sono presenti anche nell’orto botanico udinese di Godia-Beivars, appena riaperto a tutti, e in particolare alle scolaresche, fino a metà settembre. Ingresso libero.

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LA ZUCCHINA (cucurbita pepo) di Stefano Montello

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Di Donovan Govan. – Image taken by me using a Canon PowerShot G3 (reference 7914)., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=122204

Parlare di zucchine è parlare del nulla.
Ma, partendo dal presupposto più volte sottolineato in questo libro, che l’orto (l’ Orto) è metafora della vita e della conoscenza, non possiamo leggere il nulla come paradigma di inutilità ma nella sua specifica accezione filosofica di Nulla (Nihil).
Perché parlare di zucchine è parlare del Nulla?
Lo zucchino è una pianta dandy dal carattere fatuo. Intanto perché ha foglie verdi con dei disegni che in controluce rivelano dei riflessi argentati che sanno tanto di medaglie al valore millantate o di tazzine tenute in bella mostra dentro una vetrina e mai adoperate; il fusto e la pagina inferiore delle foglie sono coperti da piccole spine che producono dei graffi alla pelle ma senza farla sanguinare, e dunque è pianta che se ne sta sulla difensiva pur senza avere il coraggio di offendere; i grandi fiori gialli che al mattino si aprono al sole e alla rugiada ricordano certe rose carnose e sensuali; nelle mattine estive lo zucchino rivolge le sue foglie verso il cielo, a raccogliere la rugiada che poi fa scorrere attraverso il fusto sino a portarsela alle radici: visti così, in un’alba lattiginosa, queste piante ricordano un’assemblea di frati francescani che cantano in coro la preghiera del mattutino.
Ma la pianta dello zucchino sa essere anche di una bellezza monumentale. E’ pianta tropicale e nel linguaggio degli ortolani viene indicata come pianta “indeterminata”, che cioè, teoricamente e se messa nelle condizioni giuste, non smette di crescere e produrre. Nelle stagioni ottimali, con calore adeguato ed umidità relativa piuttosto alta, queste piante raggiungono i due metri ed anche più di altezza e hanno un ciclo colturale di produzione molto lungo: possono produrre anche sino ai primi freddi del tardo autunno.
Ma pur essendo fisicamente maestosa, lo zucchino nasconde un segreto sottoterra che ne inficia lo splendore e ne indebolisce il carattere: non ha radici. E tutto questa esplosione di superba indolenza può essere sradicato con una semplice forzatura della mano, con una pressione senza troppo sforzo, con una piccola dose di violenza. Stupisce la fine poco gloriosa della pianta quando, una volta sradicata, in una settimana lasciata al sole e agli agenti atmosferici si sbriciola, diventa polvere e neppure è più adatta a far da concime. In una parola: diventa nulla. Due metri e passa di pianta, un peso di venti chili, dei frutti che a completa maturazione pesano quattro, cinque chilogrammi ciascuno…e poi non resta nulla.Vita Nei Campi

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ForEst-Studio Naturalistico

Ancora posti disponibil per la nuova avventura con l’amico e collega Nicola Picogna!
L’iniziativa Quattro passi con l’Otturatore prende l’avvio domenica 14 aprile …andando a caccia di orchidee selvatiche! 🌺
Il Laboratorio Fotografico Itinerante: Tra i Colli di Osoppo attende tutti gli appassionati!

Maggiori info sul nostro sito:http://www.studioforest.it/…/laboratori-fotografici-itiner…/

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Piante officinali, nuova risorsa per l’agricoltura Fvg

Presentato a Villa Manin la legge che regola il settore e offre possibilità di crescita alle aziende

Piante officinali, nuova risorsa per l’agricoltura Fvg

“Si tratta di una nuova opportunità da recepire” ha commentato l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali, Stefano Zannier, intervenuto, a Villa Manin di Passariano, a un convegno che è stato organizzato dall’Ersa per illustrare i contenuti del nuovo Testo unico nazionale in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali che sostituisce il Regio decreto numero 99 del 1931.

“Attraverso la nuova legge – ha ribadito Zannier -, si aprono nuove prospettive per il mondo rurale, per poter integrare, e in taluni casi sostituire, le colture che oramai non assicurano più la remuneratività necessaria, atta a garantire la sostenibilità delle aziende.

Nel Friuli Venezia Giulia, attualmente vi sono 37 realtà agricole impegnate nella coltivazione delle piante officinali, che operano su oltre una cinquantina di ettari di superficie. La nuova legge può valorizzare il ruolo degli agricoltori in una realtà, qual è quella del Friuli Venezia Giulia, che, in conseguenza della particolare varietà delle condizioni pedoclimatiche, è ricca di biodiversità.

Nel corso del convegno, inoltre, sono state messe a confronto le esperienze di alcune realtà, sono state valutate le opportunità del settore nel contesto delle norme europee e sono stati chiariti alcuni aspetti sugli effetti pratici della nuova legge.

 

AUTORE: Valentina Viviani

 http://www.ilfriuli.it/articolo/gusto/piante-officinali,-nuova-risorsa-per-l%E2%80%99agricoltura-fvg/10/195791

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Andar per erbe 🌿🍴

post riproposto lo scorso anno

erbacce_commestibili

In questa stagione amo passeggiare nei prati per raccogliere erbe spontanee con le quali preparo piatti prelibati: risotti,minestre,frittate,contorni crudi o cotti.

 

Tarassaco o dente di leone,modar (Valli del Torre)  ossia cicoria selvatica,tarassaco,ledrichessa a Udine .Usato come contorno cotto in insalata,crudo e condito con pezzettini di lardo o bacon abbrustolito, nelle frittate e risotti

 

Humulus lupulus ,urtizon ,luppolo selvatico,bruscandolo

I germogli della pianta ,lunghi circa 20 cm,raccolti in marzo-maggio sono utilizzati come gli asparagi , più gustosi quando sono più grossi.Lessati per 5-10 minuti con poca acqua o al vapore,vengono conditi con olio e aceto,oppure saltati in padella per fare risotti,frittate e minestre.

Silene vulgaris,sclopit ,silene,grisol
E’ una pianta perenne e spontanea, si usano i germogli che devono assere raccolti prima della fioritura. Viene usata per risotti,frittate e minestre.

440px-brennnessel_1L’ Urtica dioica (ortica)
I germogli e le foglie tenere si raccolgono in primavera prima della fioritura.Le foglie vengono usate nei risotti,minestroni,frittate ,torte salate.

 

flora_della_sardegna_133_3 (1)Ruscus aculeatus (pungitopo) ,ruscli,

I germogli  molto amarognoli .vengono raccolti da marzo a maggio,vengono usati in cucina come fossero asparagi,lessati in insalata,minestre e frittate.

Auruncus ioicus,barba di capra o asparago di monte,

Chenopodium bonus-enricus , buonenrico, spinacio selvatico ,pel di mus

Si usa lessata come gli spinaci,in padella,si usano i germogli delle piante giovani.

Attenzione ,ci sono dei limiti per la raccolta delle erbe spontanee.forestale

 

Tutte le immagini sono prese dal web da wikipedia,wikiwand,wikimedia.

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Il castagno monumentale di Pegliano (Pulfero)

Siamo a Pulfero, nelle Valli del Natisone. Si raggiunge Pegliano da Cividale direzione Slovenia, oltrepassato San Pietro al Natisone seguire le indicazioni per Tarcetta e poi Antro. Il punto di partenza è’ l’ultima casa della Borgata Coceani ( superato il cartello Pegliano è’ la seconda borgata che si incontra, la prima è Dorbolo’) La casa è’ sulla dx in corrispondenza di un cartello con l’immagine del castagno. A terra delle frecce gialle indicano la direzione da seguire. L’auto va parcheggiata un po’ più in basso. Camminata di 20 minuti fino al castagno, su strada sterrata senza dislivello. Dislivello contenuto presente solo negli ultimi 300 metri quando la strada diventa sentiero. Percorribile anche con passeggino da sterrato tranne nell’ultimo tratto di sentiero. Percorso fattibile anche in estate perché quasi tutto all’ombra. Lungo il percorso begli scorci sul Matajur. Il castagno a cui si giunge è’ imponente e vanta 300 anni di età’. Non ci sono possibilità per pic nic ma vista la brevità del percorso( 40 minuti in tutto) si può’ scendere a Biacis o a Pulfero dove sono presenti ristoranti ( il più vicino è’ quello di Biacis)

da https://camminabimbi.com/2017/05/11/pegliano-di-pulfero-il-castagno-secolare/

I numeri parlano chiaro: il Friuli Venezia Giulia avrebbe tutte le carte in regola per poter ospitare uno sviluppo digitale delle imprese del vino. Per quanto riguarda la penetrazione di internet, infatti, la regione si colloca a metà classifica nazionale nella categoria generale, con la provincia di Udine in testa, e al terzo posto nella categoria “Imprese”. Il […]

via FRIULI VENEZIA GIULIA E VINO: UN’IMPRESA (DIGITALE) POSSIBILE — Vino&Stile

FRIULI VENEZIA GIULIA E VINO: UN’IMPRESA (DIGITALE) POSSIBILE — Vino&Stile

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Fiori spontanei di montagna

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hepatica nobilis o erba trinità

anemoni
anemoni

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pulmonaria

Amo i fiori selvatici,liberi e spontanei,

innaffiati solo dalla pioggia

ci regalano la loro bellezza.

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Viva la primavera!

foto di Marinka da fb53279053_1071247836598587_3095501239396335616_n53399754_1071247926598578_3459177277357555712_n53553183_1071248013265236_4239442040401690624_n53580512_1071247966598574_8017154025373827072_nAmo il tepore di queste giornate,i fiori dei prati e dei boschi,gli uccellini che vengono a trovarmi sulla terrazza.La primavera è la mia stagione preferita!