Nelle ultime settimane c’è stata tensione diplomatica tra Ungheria e Slovenia per la recente copertina del settimanale Mladina che ritrae Orban mentre fa il saluto fascista. L’articolo Ungheria e Slovenia ai ferri corti per la copertina di un giornale sembra essere il primo su East Journal.

via Ungheria e Slovenia ai ferri corti per la copertina di un giornale — East Journal

Ungheria e Slovenia ai ferri corti per la copertina di un giornale — East Journal

Undici nuove destinazioni slovene sono entrate nello Schema verde del turismo sloveno, guadagnandosi il marchio “Slovenia Green”. In totale sono già 48 le destinazioni che fanno parte di questo sistema di turismo sostenbile ed attento all’ambiente: rappresentano il 34% dei comuni sloveni e lì è stato registrato il 74% degli arrivi di turisti sloveni e…

via Slovenia Green, Kanal ob Soči riceve il marchio di bronzo — NoviMatajur

Slovenia Green, Kanal ob Soči riceve il marchio di bronzo — NoviMatajur

Pubblicato in: FVG

Pirano, dove il bilinguismo è di casa

Da Pirano vedi bene Trieste, quella colata di cemento, che è il “faro d’Istria”, il Santuario di Monte Grisa,  e poi la cava a forma di cuore, nel cuore del Carso triestino, e sei proprio di fronte a Monfalcone.  E in mezzo, il  mare, che ora unisce, ora divide, sentimenti, e storie, memorie e ricordi, che attraversano il confine immaginario tra due mondi uniti dal ponte della condivisione di quella bellezza che qui, a Pirano, è di casa, come il bilinguismo.
Oggi, in Slovenia, una cittadina di poco meno 20 mila abitanti dove il bilinguismo è di casa. Parlare l’italiano è la normalità, la toponomastica è in italiano e riporta anche le vecchie denominazioni storiche di Pirano, quelle che nella vicina Capodistria hanno scatenato il putiferio soprattutto per il modo in cui è stata gestita la questione di Piazza Tito. Vi è oggi una minoranza autoctona italiana di poco meno un migliaio di persone, circa il 5% della popolazione, mentre le persone di madrelingua italiana, in base agli ultimi dati disponibili, sarebbero circa poco meno del 10% della popolazione, ma l’italiano, a Pirano, lo conoscono un po’ tutti. Presa di mira da turisti italiani e austriaci nei fine settimana e nelle stagioni estive, una cittadina che deve la sua bellezza alla sua storia e che ha una chiara fisionomia tipicamente veneta. E’ la città di Tartini, gran musicista a cui a Trieste è dedicato il conservatorio cittadino, noto per la celebre sonata per violino in sol minore Il trillo del diavolo.
A Pirano ed in Slovenia, per la comunità italiana, è un punto di riferimento culturale e musicale molto importante, in Italia, invece, sembra quasi essere caduto nel dimenticatoio, come le lapidi storiche del cimitero di Capodistria, come denunciato su Radio Capodistria, che riguardano anche gli italiani, che invece, a Pirano, sembrano avere maggior tutela e attenzione. Cittadina dove esistono tre scuole italiane, rispettivamente la Scuola dell’Infanzia Coccinella – il Ginnasio. Fondato nel settembre 1945 a Pirano, porta il nome del maestro antifascista Antonio Sema (1888-1945), che nel primo dopoguerra si distinse per l’impegno nell’educazione dei giovani e per il sostegno loro reso, opponendosi coraggiosamente alla chiusura ideologico-culturale e all’oppressione fascista. E  la Scuola elementare intitolata a Vincenzo e Diego de Castro entrambi nati a Pirano.  Di Diego de Castro si ricorda soprattutto l’essere stato rappresentante diplomatico dell’Istria accreditato contemporaneamente a Londra e a Washington e Consigliere politico del Generale comandante la zona angloamericana del non ancora creato Territorio libero di Trieste durante gli anni della “contesa”. Incarico che lascerà poco prima del Memorandum del ’54 perchè non ne condivideva i contenuti con riferimento alla questione istriana.  Alla fine del ’45 in Istria si contavano 60 scuole elementari italiane con 5.827 scolari e 14 medie superiori con 1.231 studenti.
All’inizio degli anni ’60 venne registrata una consistente riduzione delle scuole e degli alunni si parlava di una trentina di scuole tra Istria e Fiume con il dimezzamento degli studenti. Oggi, Pirano, vive una situazione problematica, non con l’Italia, ma con la vicina e Croazia per la questione del golfo, uno stato di tensione tra Slovenia e Croazia che preoccupa l’Europa e che dall’Italia, a dire il vero, viene osservato non con la giusta attenzione.
mb

panorama (2)Ivan Minatti (22 marzo 1924 – 9 giugno 2012), poeta e traduttore sloveno.

A qualcuno devi dare amore

A qualcuno devi dare amore,
che sia erba, fiume, albero o sasso,
a qualcuno devi appoggiare la mano sulla spalla
perché, affamata, si sazi del contatto,
a qualcuno devi, devi,
è come il pane, come un sorso d’acqua,
devi dare le tue bianche nuvole,
i tuoi temerari uccelli di sogno,
i tuoi timidi uccelli d’impotenza
– ma da qualche parte per loro deve
esserci un nido di pace e tenerezza -,
a qualcuno devi dare amore,
che sia erba, fiume, albero o sasso
perché gli alberi e l’erba sanno della solitudine
– i passi vanno sempre lontano
anche se per un attimo si fermano -,
perché il fiume sa della tristezza
– solo che si inchini alla sua profondità -,
perché il sasso conosce il dolore
– quanti piedi pesanti
sono già passati sul suo muto cuore -,
a qualcuno devi dare amore,
a qualcuno devi dare amore,
con qualcuno devi metterti al passo,
stare nella stessa orma –
o erba, fiume, sasso, albero,
silenziosi compagni di viaggio di solitari e stravaganti,
buoni, grandi esseri
che parlano solo
quando le persone restano in silenzio.

via Di Ivan Minatti — Samizdat, ovvero edito in proprio

Ivan Minatti poeta sloveno ðŸ“™

Pubblicato in: FVG

ForEst News #6: Nuovi cicli di escursioni in programma.. per tutti i gusti! ðŸ“·ðŸ¦ðŸŒ¿ðŸ´

otlica-minEscursione di inizio Primavera sull’altopiano di Predmeja e Otlica, ai margini della Selva di Tarnova, dove la Bora trova il suo sfogo per poi scendere potente su Ajdovščina e sul Carso.
Tra boschi e pascoli, grandiosi i panorami dal ciglione carsico, con il Triglav e l’Adriatico che paiono lì, ad un passo!

Sabato 30 Marzo

Escursione sul ciglione carsico del Trnovski Gozd

Dopo lo scioglimento delle ultime nevi, approfittiamo delle belle giornate primaverili dall’aria tersa salendo sull’Altopiano di Predmeja e di Otlica, ai piedi del Trnovski Gozd – la grande Selva di Tarnova.
Passando per  solitarie e curiose borgate, dove la vita rurale prosegue con il proprio ritmo lento, e camminando sempre ai margini della Foresta, la risalita al Sinji Vrh ci permetterà di cambiare radicalmente prospettive. Da quel momento , infatti, sarà protagonista l’aereo ciglione carsico, luogo che la Bora predilige per le sue folli corse in picchiata su Ajdovščina e sul Carso!
Tra pascoli e boschi, per
correremo il panoramico sentiero fino all’OtliÅ¡ki maj, dal quale potremo contemplare l’intero cammino della giornata e salutare il giorno che se ne va, colorando di arancio il nostro Mare Adriatico…

per i particolari vai qui http://www.studioforest.it/eventi/otlica-sinji-vrh/

 

Pubblicato in: Senza categoria

Gita in Slovenija

Una vista meravigliosa che spazia dai vigneti di Brda fino al mare. Qualche casa e una chiesetta ⛪️ in cima a una collina. E se trovate la chiave, dentro vi si aprirà uno spettacolo per gli occhi!
Oggi andiamo a scoprire la chiesetta di Sv. Andrej nel minuscolo villaggio di Vrhovlje pri Kožbani, sulle colline del Colllio sloveno (Brda) a due passi dal confine italiano.
Seguiteci e non ve ne pentirete! 👇

Brda Brda Goriška Brda Nova Gorica Tourism Feel Slovenia

Altro…

Informazioni su questo sito web

 

SLOVELY.EU
In alto sulle colline della GoriÅ¡ka Brda c’è un piccolo gioiello nascosto: la chiesa di Sv. Andrej a Vrhovlje pri Kožbani. Andiamo a scoprirla!

Bentornati miei carissimi lettori! Non vedevo l’ora di poter parlare di questa esperienza magnifica che ha appassionato non solo i miei follower su Instagram,che mi hanno seguita costantemente in questo viaggio, ma anche tutte le persone che conosco! Che ovviamente non hanno esitato un’attimo nel voler usufruire degli sconti delle varie strutture che ho visitato […]

via Slovenia On The Road — Hipster Pressure

Slovenia On The Road — Hipster Pressure

Pubblicato in: Senza categoria

LA BARCHETTA poesia ðŸ“˜

samp6d96261d60db90ecNaviga, naviga, barchetta d’argento,
sul mare verde;
sulla barchetta siedono i giovani,
tre teneri giovani.
I tre giovani un canto mi cantano,
un canto bellissimo:
«Naviga, naviga, barchetta d ’argento,
sul mare verde!
Oltre il mare, oltre il mare verde,
sono campi d ’oro;
di là dai campi, di là dai prati,
son fitte foreste.
Noi tre giovani, tre teneri giovani,
non abbiamo né casa
né sposa. Le nostre case
sono laggiù, di là di là dal mare».

Oton Zupančič poeta sloveno testo dal web

 

Pubblicato in: FVG, letteratura italiana

Ivan Cankar

220px-Ivan_CankarNello scorso 2018 ricorreva il centenario della morte di Ivan Cankar, il massimo autore sloveno (1876-1918).

L’evento è stato celebrato degnamente in Slovenia e ovvia-mente anche presso la comunità slovena in Italia. La ricorrenza invece è passata abbastanza inosservata da parte italiana, anche a Trieste dove pure Cankar era di casa e dove proprio negli ultimi anni della sua vita tenne interessanti conferenze. Al lettore italiano Cankar non è sconosciuto, in quanto i suoi libri vennero tradotti e pubblicati già nei primi decenni del secolo scorso (anche durante il fascismo, che politicamente invece voleva annichilire la nazione slovena) e ristampati più volte, anche da prestigiosi editori a livello nazionale (Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori), fino agli anni‘80. Si tratta comunque inevitabilmente di uno scrittore di nicchia per l’Italia, in quanto quella slovena è la letteratura di un piccolo popolo, anche se stanziato ai confini orientali del Bel Paese e che con gli italiani convive nel Friuli Venezia Giulia e nell’Istria. Peccato quindi che la cultura italiana non abbia saputo approfittare del centenario dello scrittore sloveno per conoscerlo meglio. A colmare in parte questo vuoto ha contribuito l’Editoriale Stampa Triestina, che ha pubblicato in traduzione italiana (e ristampato in lingua originale) una selezione di racconti dello scrittore sloveno con il titolo “Sull’isola”, curata dalla slavista Marija Mitrović. Si tratta di racconti tradotti per la prima volta in italiano da Paola Lucchesi, che presentano uno Cankar diverso, sconosciuto forse anche al lettore sloveno: prose scritte tra il 1899 e il 1913,nelle quali si riflettono alcuni fenomeni e problemi universali che non sono caratteristici solo dell’ambiente da cui proviene lo scrittore, bensì, come nei veri classici, affliggono anche oggi tutti noi, che non siamo necessariamente legati all’epoca di Cankar nè al luogo in cui viveva. Un autore dunque estremamente moderno. Segnaliamo che il racconto che dà il titolo al libro sembra scritto quasi da Edgar Allan Poe, anche se alcuni critici confrontano Cankar piuttosto con Franz Kafka. Durante la sua vita Cankar conobbe privazioni e miseria, ed ebbe occasione di convivere con la povera gente e le loro intime tragedie. Fu un cantore della ribellione sociale, che si scagliò contro la società gretta e provinciale del suo tempo, utilizzando anche l’uso della satira. Il suo esordio nella letteratura avvenne con la raccolta di poesie “Erotika”, che provocò talmente tanto scandalo tra i conservatori da indurre il vescovo di Lubiana ad acquistare tutte le copie per farle bruciare. Per i tipi della casa editrice Comunicarte inoltre è uscita una nuova traduzione – a cura di Daria Betocchi – del capolavoro di Cankar “Il servo Jernej e il suo diritto”, nel quale l’autore denuncia la situazione di sopraffazione di fatto e di diritto della società borghese nei confronti delle elementari esigenze di giustizia dei contadini. Lo Slovenski Klub invece ha pubblicato una raccolta di pensieri e citazioni di Ivan Cankar (tra cui molti tratti dai discorsi politici tenuti a Trieste tra il 1907 e il 1918), dal titolo “Keep Calm and Read Cankar”, curata da Poljanka Dolhar e Martin Lissijach.

  fonte Il Lavoratore del 15/03/2019

Pubblicato in: FVG, storia

I popoli non possono essere criminali

slovIL COMMENTO
I popoli non possono essere criminali
Una riflessione dopo le polemiche suscitate ancora una volta dal «Giorno del ricordo»
L’assessore regionale Pierpaolo Roberti ha messo il punto alle forti polemiche scoppiate dopo il «Giorno del ricordo» per le vittime delle foibe e dell’esodo di istriani e dalmati, affermando che «gli eventi drammatici che hanno segnato in modo profondo le nostre
terre, dovuti a comportamenti criminali compiuti da ambo le parti, appartengono al passato, mentre noi dobbiamo guardare al futuro». Tuttavia, l’oscar della dichiarazione più lucida ed efficace va a Carlo Giovanardi, del movimento «Idea, popolo e libertà», già sottosegretario di Stato e ministro nei governi Berlusconi. «A doversi scusare sono comunisti e fascisti, non sloveni e croati», ha affermato domenica 17 febbraio in un’intervista al quotidiano triestino «il Piccolo».Per la tragedia ricordata ogni anno il 10 febbraio così come per altre sanguinose vicende storiche, infatti, è imperativo assoluto tarpare le ali alla criminalizzazione di interi popoli. Perché è sempre forte la tentazione di scaricare su tutti i cittadini le responsabilità dei loro governanti, anche quando si tratta di dittatori o abili manipolatori del consenso delle masse. Lo schema perverso è semplice: i cattivi stanno tutti da una parte e i buoni tutti dall’altra. Tutti delinquenti o tutti brava gente, a seconda del punto di osservazione.
Questo schema ha avuto come risultato l’impunità per i crimini commessi dalle forze italiane durante il ventennio mussoliniano e la seconda guerra mondiale – non c’è stata alcuna Norimberga per i nostri gerarchi e generali – e di quelli perpetrati dai partigiani di Tito nella lotta di liberazione – che fu allo stesso tempo rivoluzione comunista – e dopo il maggio 1945, quando si trattò di consolidare il regime instaurato con la forza
delle armi.Troppi ragionano, putroppo, ancora oggi nella logica di un deleterio nazionalismo che fa dello Stato una sorta di idolo, della Nazione un assoluto. Nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo tale ideologia – e gli storici la mettono alle radici di fascismo, nazismo e comunismo – ha portato al colonialismo, all’imperialismo, al militarismo e all’intolleranza. Col risultato di innumerevoli guerre, milioni di morti, ferite sanguinanti a decenni di distanza. E ancor oggi l’Europa non ne è immune.
Dunque va continuamente riaffermato che i popoli,in quanto tali, non possono essere criminali.Dopo film, discussioni e celebrazioni, tutta Italia conosce la tragedia degli infoibati – circa 1600 i morti nelle cavità carsiche, altri 3000 circa morti nei campi di
prigionia jugoslavi o passati per le armi senza processo– e la fuga dalle proprie terre di 200/250 mila istriani e dalmati. Ed è convinta che si trattasse di «pulizia etnica » ai danni degli italiani, mentre fu «pulizia ideologica ».Infatti, un terzo dei profughi era costituito da sloveni e croati che non volevano restare sotto il comunismo,e l’uccisione sommaria con occultamento dei cadaveri nelle grotte fu un metodo usato sistematicamente dal
regime jugoslavo contro gli oppositori. Nelle sole voragini di Kocevski Rog, a sud di Lubiana, pochi giorni dopo la fine della guerra furono sterminate migliaia di
sloveni anticomunisti. Lo stesso Paolo Sardos Albertini,esule, presidente della Lega nazionale di Trieste e del Comitato per le onoranze ai martiri delle foibe ebbe a
sostenere: «La chiave di lettura etnica non è più proponibile. Dobbiamo convincerci che gli interlocutori, la controparte, non erano gli slavo-comunisti, ma semplicemente i comunisti. Il comunismo è scomparso e proprio ad esso vanno imputate le responsabilità di quanto successo, dalle foibe all’esodo. Ecco la sfida: riunire italiani, sloveni e croati per condannare i crimini titini e ricordarne le vittime che non furono solo italiane».
Inoltre, i riprovevoli fatti avvenuti in Istria e Dalmazia sono stati estrapolati da un contesto storico molto più ampio e sono stati taciuti gli antefatti. Prima fra tutte l’annessione all’Italia fascista della cosiddetta «Provincia di Lubiana». Riportiamo cosa hanno scritto in proposito gli storici italiani e sloveni della commissione mista istituita nel 1992 dai rispettivi governi: «Il regime d’occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l’internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di
Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l’incendio di case e villaggi. Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e
molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia».
È tempo allora di una riconciliazione senza se e senza ma. Bisogna adoperarsi affinché il Governo italiano trovi la volontà politica di accogliere la relazione della Commissione storico- culturale italo-slovena sui «Rapporti tra italiani e sloveni dal 1880 al 1956», il che lancerebbe un messaggio forte ai rispettivi popoli: mai più uno contro l’altro.
Ezio Gosgnach (Dom, 28. 2. 2019)

dal Slovit del 28-02-2019