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Pirano, dove il bilinguismo è di casa

Da Pirano vedi bene Trieste, quella colata di cemento, che è il “faro d’Istria”, il Santuario di Monte Grisa,  e poi la cava a forma di cuore, nel cuore del Carso triestino, e sei proprio di fronte a Monfalcone.  E in mezzo, il  mare, che ora unisce, ora divide, sentimenti, e storie, memorie e ricordi, che attraversano il confine immaginario tra due mondi uniti dal ponte della condivisione di quella bellezza che qui, a Pirano, è di casa, come il bilinguismo.
Oggi, in Slovenia, una cittadina di poco meno 20 mila abitanti dove il bilinguismo è di casa. Parlare l’italiano è la normalità, la toponomastica è in italiano e riporta anche le vecchie denominazioni storiche di Pirano, quelle che nella vicina Capodistria hanno scatenato il putiferio soprattutto per il modo in cui è stata gestita la questione di Piazza Tito. Vi è oggi una minoranza autoctona italiana di poco meno un migliaio di persone, circa il 5% della popolazione, mentre le persone di madrelingua italiana, in base agli ultimi dati disponibili, sarebbero circa poco meno del 10% della popolazione, ma l’italiano, a Pirano, lo conoscono un po’ tutti. Presa di mira da turisti italiani e austriaci nei fine settimana e nelle stagioni estive, una cittadina che deve la sua bellezza alla sua storia e che ha una chiara fisionomia tipicamente veneta. E’ la città di Tartini, gran musicista a cui a Trieste è dedicato il conservatorio cittadino, noto per la celebre sonata per violino in sol minore Il trillo del diavolo.
A Pirano ed in Slovenia, per la comunità italiana, è un punto di riferimento culturale e musicale molto importante, in Italia, invece, sembra quasi essere caduto nel dimenticatoio, come le lapidi storiche del cimitero di Capodistria, come denunciato su Radio Capodistria, che riguardano anche gli italiani, che invece, a Pirano, sembrano avere maggior tutela e attenzione. Cittadina dove esistono tre scuole italiane, rispettivamente la Scuola dell’Infanzia Coccinella – il GinnasioFondato nel settembre 1945 a Pirano, porta il nome del maestro antifascista Antonio Sema (1888-1945), che nel primo dopoguerra si distinse per l’impegno nell’educazione dei giovani e per il sostegno loro reso, opponendosi coraggiosamente alla chiusura ideologico-culturale e all’oppressione fascista. E  la Scuola elementare intitolata a Vincenzo e Diego de Castro entrambi nati a Pirano.  Di Diego de Castro si ricorda soprattutto l’essere stato rappresentante diplomatico dell’Istria accreditato contemporaneamente a Londra e a Washington e Consigliere politico del Generale comandante la zona angloamericana del non ancora creato Territorio libero di Trieste durante gli anni della “contesa”. Incarico che lascerà poco prima del Memorandum del ’54 perchè non ne condivideva i contenuti con riferimento alla questione istriana.  Alla fine del ’45 in Istria si contavano 60 scuole elementari italiane con 5.827 scolari e 14 medie superiori con 1.231 studenti.
All’inizio degli anni ’60 venne registrata una consistente riduzione delle scuole e degli alunni si parlava di una trentina di scuole tra Istria e Fiume con il dimezzamento degli studenti. Oggi, Pirano, vive una situazione problematica, non con l’Italia, ma con la vicina e Croazia per la questione del golfo, uno stato di tensione tra Slovenia e Croazia che preoccupa l’Europa e che dall’Italia, a dire il vero, viene osservato non con la giusta attenzione.
mb
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Via della Seta. il Presidente Xi Jinping visiterà Trieste? Si aprirà consolato generale cinese in FVG?

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Chi lo avrebbe mai detto che il futuro dell’Italia sarebbe dipeso anche dalla Cina? La nuova Via della Seta, che ha determinato accesi furori diplomatici tra il blocco occidentale e orientale, interessa soprattutto ma non solo, Trieste. Trieste che ha riscoperto la sua vocazione asburgica, Trieste che ha capito che il suo futuro passa da quel porto che è stato per lungo tempo addormentato e che solo ultimamente ha iniziato ad emergere dal lungo sonno.  Se sarà un sogno o incubo per Trieste, questo risveglio, sarà la realtà a dircelo. D’altronde l’Italia è un Paese divorato da mafie e corruzione, che sicuramente cercheranno di metterci del proprio in quella via della Seta che passerà da una Trieste che inizia a fare sempre più gola a diversi interessi e capitali, leciti e meno leciti.

Dai negozi cinesi, all’insegnamento della lingua cinese nelle scuole, al porto di Trieste, e sistema FVG, il passo è stato più breve del previsto per la conquista di Trieste. Della Cina non sappiamo niente. A parte che è ancora comunista, in teoria, quel comunismo che ora sembra non essere più un problema per quell’Italia che per demolire l’incubo comunista dell’Unione Sovietica e Jugoslavia da Gladio a quant’altro si è inventata di tutto. Ora, che la Cina sia comunista, a modo suo, non conta niente. Contano i danari, gli affari, le opportunità che si possono affermare. Dicono che non finiremo come il Pireo, vedremo come saranno i diritti dei lavoratori. Il FVG diventerà porta verso Oriente, verso la Cina, una porta non solo di entrata ma anche di uscita sotto quel segno della reciprocità che sarebbe auspicabile, passando dalla cultura, dalle tradizioni, dai diritti che in Cina devono ancora fare passi notevoli per essere definiti come tali, mentre in Italia, vanno, anno dopo anno, sempre verso uno stato di debolezza e precarietà inquietante.

Ora, sappiamo anche come si chiama il presidente cinese. Xi Jinping. Visiterà Trieste? Visto che Trieste viene reputata così importante per la Cina? E in FVG verrà aperto un consolato generale cinese? Visto che questa regione viene considerata area strategica per la conquista del mercato europeo da parte della Cina? mb

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25 anni di menzogne su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

D2FjF48X4AAK9nWGli anni passano. E passano in fretta. E’ chiaramente impossibile mantenere alta l’attenzione per 25 anni, continuamente, su un determinato evento, fatto, per quanto drammatico e tragico e violento. Perchè il mondo corre, è difficile stargli dietro, altri eventi ti travolgono, altri fatti emergono con prepotenza, in un mondo dove giustizia e verità, rischiano spesso di diventare principi, per quanto fondamentali e imprescindibili, sacrificati per la menzogna di stato. Questo è il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovartin. Son passati 25 anni da quell’agguato, spacciato per rapina, ci sono state sentenze, c’è chi ha scontato 17 anni di galera per poi essere assolto, condannato da innocente, ci sono state commissioni d’inchiesta che non hanno portato da nessuna parte, se non all’assoluzione del sistema, si è parlato di Gladio, e di interessi plurimi coinvolti, di tutto e di più. Intanto, sono sorti premi, fondazioni, la società civile non si è rassegnata all’ingiustizia, perchè alla fine, tutti, almeno una parte di verità la conoscono, Ilaria e Miran sono stati uccisi per il loro lavoro, per quella fogna a cielo aperto di malaffare che stavano portando sotto i fari dell’attenzione mediatica, un lavoro d’inchiesta considerato scomodo, da un sistema corrotto, e criminale, che ha coinvolto diversi interessi e affari di stato. Anche in questo caso la verità e giustizia non è stata trattata come affare di stato, con la conseguenza che son passati 25 anni di calunnie, menzogne, depistaggi. Il tempo della verità e giustizia per Ilaria e Miran, forse un giorno arriverà, ma non perchè caduta dal cielo, perchè conquistata, o forse anche no, quello che è certo, è che ancora una volta l’Italia si trova a dover fare i conti con un caso che speravano alcuni di archiviare nella storia degli eventi, così non è stato, perchè quando pensi a Ilaria e Miran, sai che in quel momento stai pensando ad un profondo caso di ingiustizia, quella che non potrà mai renderci partecipi di un Paese degno di essere libero, autonomo, indipendente e democratico. Non riuscire a conseguire queste verità, significa tradire, prima di tutto, lo spirito profondo che ha caratterizzato la nascita della nostra Costituzione. Nata da un processo di guerra, di dissoluzione del Paese, non solo una nuova pagina, ma un nuovo libro, con ideali profondi e principi, immensi, e anche nel caso di Ilaria e Miran si è in presenza di una Repubblica che non ha riconosciuto i diritti inviolabili dell’uomo, a partire da quello della giustizia.

mb da https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/03/25-anni-di-menzogne-su-ilaria-alpi-e.html spref=fb&fbclid=IwAR1I_2zLT4XGOtKArU3LfgcMgApjf1tOiKLlnBR3f31tnhDnTBtgsHQK0JU

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Il FVG diventerà la terra del gelato

Nascerà il gelato made in Friuli Venezia Giuliasafe_image (2)

Una proposta di legge di alcuni consiglieri regionali del FVG riguarda uno degli alimenti più noti in Italia, la cui origine viene contesa dai più, come sempre succede. In Friuli Venezia Giulia secondo una stima elaborata dall’Ufficio studi Confartigianato sulla base di dati Unioncamere-Infocamere ed Agenzia delle Entrate-SOSE del 2017, vi è una filiera del gelato artigianale importante, composta da 229 imprese artigiane, che corrispondono all’82,7% del totale delle imprese produttrici di gelato, con un numero stimato di 665 addetti ed un ricavo totale annuo di una quarantina di milioni di euro. Insomma, un bel business e soprattutto che fa rima con qualità. Il FVG, vista la diffusione del gelato artigianale in questa regione, si prepara a tutelarlo, istituendo il marchio regionale di qualità del gelato artigianale regolamentandone l’uso. Insomma, si sta spianando la strada per il gelato made in FVG. FVG che è già nota per essere terra dei vini, il cui nome Friuli ha unito tutta la regione, oltre che di altre peculiarità, come il tiramisù made in Pieris, il Frico, passando dal prosciutto di San Daniele, alla Gubana, dalla Putizza, al Presnitz, al Montasio, e così via ancora…E’ giusto tutelare quelle specificità che connotano la storia di una realtà che passa anche se non soprattutto attraverso il sapore, il cibo, all’interno di un contesto sempre più selvaggio che ha penalizzato le piccole realtà produttive artigianali a favore dei grandi colossi sempre più voraci.

https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/03/il-fvg-diventera-la-terra-del-gelato.html?spref=fb&fbclid=IwAR0MWA7QHNFPJzO9jfXAiXU1i0vpTLrqUGMmf2JndfJ2SGiLmPw-TBxVyCI

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Antimafia: Per la prima volta sei pagine della relazione DIA solo sul FVG

diaaaChe il Friuli Venezia Giulia non sia immune dalle mafie, lo sapevamo da tempo. Ma impressiona vedere come, nell’ultima relazione della DIA, che ha per riferimento il primo semestre del 2018, si sia passati dalle canoniche poche righe dedicate al FVG, a ben sei pagine strutturate solo su questa regione. Ciò perchè è cambiata anche la struttura della canonica relazione rispetto al passato. Si ricorda che nelle pregresse relazioni si evidenziava che “…la presenza delle mafie in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non appare così consolidata e strutturata come nelle regioni del nord ovest, ma diversi elementi fanno ritenere che siano in atto attività criminali più intense di quanto finora emerso perché l’area è considerata molto attrattiva…”

Cosa dice il quadro attuale?

FVG polo di potenziale attrazione per sodalizi criminali mafiosi 
Si scrive che “la ricchezza del tessuto economico-produttivo del Friuli Venezia Giulia permette di riprodurre lo stato di sostanziale equilibrio socio economico di tutto il nord-est d’Italia e, come tale, costituisce un polo di potenziale attrazione per i sodalizi criminali, anche di tipo mafioso. Analogamente a quanto registrato nella altre regioni della macroarea geografica in analisi, non si ravvisano le caratteristiche della stabilizzazione e del consolidamento di tali gruppi criminali ma, sicuramente, emergono i caratteristici segnali di interessi criminosi volti principalmente ad attività di reinvestimento e riciclaggio dei proventi di attività illecite.”
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Scoppia caso diplomatico tra Italia e Slovenia per le semplificazioni sconcertanti sul Giorno del Ricordo.Dall’Italia “revisionismo senza precedenti”

in data 

Non siamo ai livelli di Italia e Francia, dove è stato richiamato l’ambasciatore per consultazioni. Ma, dopo la breve quiete, dopo aver incassato il durissimo colpo che è arrivato dal capo del governo italiano, dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Parlamento europeo, non potevano, almeno in Slovenia, tacere. Si è detto e scritto che le vicende del Confine Orientale sono complesse. Anche la legge istitutiva del giorno del ricordo le definisce come complesse. Ma in 15 anni, da quando questa legge esiste, si è chiuso in questo 2019, il cerchio, con una semplificazione storica sconcertante. Mettendo sullo stesso piano nazisti e comunisti jugoslavi, con la sola discriminante della diversa ideologia, mettendo sullo stesso livello foibe e Risiera, e pertanto non dovrà stupire se qualcuno dirà che la stella Rossa della Jugoslavia di Tito è come la svastica della Germania nazista di Hitler. Nessuno ha mai negato la vicenda delle foibe, così come quella dell’esodo. Ma che il ricordo delle vittime innocenti, sia stato strumentalizzato anche per riabilitare “martiri fascisti e nazifascisti” è innegabile.  Che ci sia un disegno di riconoscere lo stesso valore morale a chi è stato dalla parte di Salò, come a chi è stato dalla parte della Resistenza( ma solo filo-italiana) è innegabile. Che  i drammi che hanno interessato migliaia di persone con l’esodo siano stati strumentalizzati per fini nazionalistici che nulla hanno a che fare con la verità storica, e la dignità umana e il ricordo di queste vicende drammatiche, è innegabile. Strumentalizzazioni che hanno portato ad una semplificazione delle vicende del Confine Orientale, sconcertante, che avrà ripercussioni anche su organizzazioni come l’ANPI, perchè, se si accetta l’impostazione che quanto accaduto era  solo per annientare tutto ciò che fosse italiano e da ostacolo “al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista” è evidente che chiunque abbia collaborato con i comunisti jugoslavi, cioè la nostra Resistenza, e non solo, possa essere additato di essere stato complice di chi ha compiuto deliberatamente crimini contro l’umanità e di guerra. Che necessità c’era, oggi, in un momento così delicato, di riaccendere focolai che erano oramai sopiti se non spenti? Con l’Europa a rischio collasso? E di impostare una ricostruzione storica sulle vicende in questione in un modo così semplicistico,riduttivo e con omissioni significative? Durissime, e comprensibili le reazioni in Slovenia.Come rende noto Radiocapodistria con un post di Stefano Lusa.

Il Premier sloveno “ha parlato di falsificazioni e revisionismo storico senza precedenti, messo in atto da alti politici e persino da funzionari dell’Unione europea, aggiungendo che il fascismo aveva come obiettivo quello di distruggere il popolo sloveno.” Come dargli torto? Per dirle con le parole di un caro amico, insomma, siamo proprio innanzi ad un passato che non passa. mb

 https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/02/scoppia-caso-diplomatico-tra-italia-e.html?spref=fb&fbclid=IwAR0wOmL55wCLgqabJf8xV3U-g1VSpXsgfFmtC45KtATrTzc870eWPrnFn10

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Cala la popolazione in FVG, scende sotto la soglia di 1milione e 215 mila, ma aumenta immigrazione dal meridione

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Cala la popolazione in #FVG, scende sotto la soglia di 1milione e 215 mila, ma aumenta immigrazione dal meridione. Insomma, sarà l’Italia meridionale,che inesorabilmente si svuota, a contribuire anche a salvare il FVG? Si aspetteranno i meridionali dal Molo Audace di #Trieste? Certo, non come negli anni bui del fascismo, per l’italianizzazione forzata. Quelli erano altri tempi. Pare.Oramai lo sappiamo da tempo. I dati, periodicamente, confermano quello che pare, salvo cambiamenti epocali, essere inevitabile. Scendere sotto la soglia di 1 milione di abitanti in FVG. Cala anche la popolazione in Italia per il quarto anno consecutivo. Al 1° gennaio 2019 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391mila residenti, oltre 90mila in meno sull’anno precedente (-1,5 per mille). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55 milioni 157mila unità (-3,3 per mille). I cittadini stranieri residenti sono 5 milioni 234mila (+17,4 per mille) e rappresentano l’8,7% della popolazione totale. La popolazione comunicata dall’Istat per il FVG è pari a 1 milione e 214 mila abitanti. Dunque circa ben 8.000 mila in meno rispetto al 2008. L’ISTAT rende noto che anche nel 2018 le regioni del Nord, e in particolar modo quelle del Nord-est, acquisiscono flussi netti positivi dal Mezzogiorno: la Provincia di Bolzano marca un saldo netto del +3,5 per mille, davanti all’Emilia-Romagna (+3,1), alla Provincia di Trento (+2,7) e al Friuli-Venezia Giulia (+2,3). Insomma, sarà l’Italia meridionale,che inesorabilmente si svuota, a contribuire anche a salvare il FVG? Si aspetteranno i meridionali dal Molo Audace di Trieste? Certo, non come negli anni bui del fascismo, per l’italianizzazione forzata. Quelli erano altri tempi. Pare.

Barone Marco

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27 gennaio, ricordare per non dimenticare, anche se la storia si sta ripetendo

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Tre anni senza Giulio

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Se tutti i morti sono uguali nell’Italia che non ha avuto la sua Norimberga

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