CONFINE-MEJA

Una foglia cade qua

un’altra foglia cade là

l’albero è lo stesso e sta proprio lì sul confine

Rami crescono su entrambi i lati

le radici si propagano ovunque

in questa povera terra

Che ne sanno le radici di confini?

Che importa loro dei confini!

Le formiche si afrettano libere 

senza sapere quale piede

le schiaccerà.

Dno pero pade na eno stran

drugo pero pade na drugo stran

driev je le tist an stoji na meji

Vieje rasejo tle an tam

koranine se širijo povsierude

v teli bogi zem,ji

aKa vedo koranine o meji?

Ka je za nje meja!

Svobodno mruje hitijo

na vedo pot kero štupienjo

se bo končalo njih življenje.

Margherita Trusnjach

scritta in dialetto sloveno delle Valli del Natisone

da Same Misli

Proverbio

Mogli e buoi dei paesi tuoi.

Vuol dire che è meglio sposare una donna del proprio paese e non straniera.E’ un vecchio proverbio che oggi non è più rispettato,dal momento che ci sono tantissime coppie di diversa etnia e religione.

Proverbio friulano di Vita nei campi

Il proverbio friulano della settimana di Vita nei campi

“San Vizent gran fredure, San Laurinc’ gran calure, un e l’âti pouc al dure” ovvero “

A San Vincenzo (22 gennaio) grande freddo, a San Lorenzo (10 agosto) grande caldo, ma l’uno e l’altro poco durano”.

CAVOLO BROCCOLO DA FOGLIA

CAVOLO BROCCOLO DA FOGLIA

di Sara Bosco

Oggi mi vorrei occupare di un tipo di ortaggio che si sta facendo nuovamente spazio nello scenario regionale, si tratta del cavolo broccolo a foglia. È una tipologia di cavolo particolare in quanto vengono consumate le foglie e non le infiorescenze come avviene per le altre varietà. Infatti le foglie contengono buone quantità di glucosinolati, delle sostanze che, assieme ad altre che fungono da attivatori, quando vengono combinate svolgono la funzione di antitumorali. Questo processo avviene naturalmente, con la masticazione ad esempio, in quanto le sostanze sono presenti entrambe nelle foglie ma in maniera separata e quando si rompono le cellule, avviene la combinazione. Sono piante ricche anche in vitamina C e affinché tutte questi componenti vengano preservati nelle quantità maggiori è importante vengano cotte con il minor contenuto d’acqua e per il minor tempo. Questo ortaggio è tipico del nostro territorio, tant’è che tra le aree più famose dove veniva coltivato troviamo Castelnovo del Friuli, Remugnano, Cordenons e Remanzacco. È una pianta molto rustica, si adatta molto bene al nostro territorio e non richiede grosse cure. Predilige dei terreni di medio impasto, ben permeabili e fertili. Viene seminato nei mesi di maggio/giugno, preferibilmente in semenzaio e poi trapiantati, a una distanza di circa 50 cm tra le file e 50-70 cm sulla fila, perché crea una pianta grande. Richiede una buona irrigazione in particolare nei mesi più caldi, è importante infatti che il terreno non si secchi completamente, perciò meglio irrigazioni più frequenti e con minori volumi di acqua. La raccolta avviene tagliando le singole foglie, meglio se dopo un periodo di freddo così risulteranno meno fibrose. La pianta però dopo continuerà a ricacciare nuove foglie permettendo più raccolti fino al raccolto finale che prevede la raccolta del cuore centrale. Le patologie e gli insetti che lo colpiscono sono le medesime delle altre brassicacee. Spesso però risulta meno sensibile all’attacco di questi agenti patogeni e permette di ottenere dei buoni risultati senza eccessivi sforzi.

fonte https://www.facebook.com/vitaneicampi

Dino Bauk, I sognatori di Lubiana — Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Se solo sei mesi prima, quando era ancora a Lubiana ed era un’altra persona, uno studente di Accademia, il bassista e cantante di una band sconosciuta, qualcuno avesse detto che pochi mesi più tardi si sarebbe ritrovato con addosso un’uniforme militare della tribù X, a girovagare per una cittadina desolata dalla quale erano fuggiti tutti […]

Dino Bauk, I sognatori di Lubiana — Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Al Centro Ricerche di Lusevera per il 2021 un contributo comunale di 800 euro

Nella sua ultima riunione del 30 dicembre, il Consiglio comunale di Lusevera/Bardo ha deliberato la distribuzione dei contributi agli enti e alle associazioni locali per il 2021. La maggior parte dei fondi, ovvero 2.400 euro, andrà all’ASD Alta Val Torre, che gestisce il campo sportivo di Pradielis/Ter. Seguirà il Gruppo Alpini Lusevera – Terska dolina, che ha ricevuto 1.700 euro, 1.500 euro saranno ricevuti dal Gruppo di Ricercatori grotte GELGV di Villanova-Zavarh,1.000 euro dall’Associazione Ex Emigranti della Val  Torre, 400 euro alla la sezione locale dell’AFDS marciatori che organizza escursioni nella valle del Torre. Il Centro di Lusevera per la Ricerca Culturale riceverà anche un contributo per le attività regolari. Il comitato comunale, guidato dal sindaco Luca Paoloni, ha devoluto 800 euro all’organizzazione slovena, che gestisce anche il Museo Etnografico di Lusevera.Decisione contraria del vicesindaco Mauro Pinosa, convinto che il Centro non meriti un contributo comunale, affermando che, “sebbene si debba impegnare a preservare e diffondere a modo nostro la nostra antica lingua slava, di fatto , promuove la lingua nazionale slovena, che gli abitanti della Valle della Val Torre non conoscono e non parlano, in quanto parlano italiano, friulano e l’antica lingua slava nel nostro paese, che per tutto questo sta morendo”. Il vicesindaco, che è uno dei più accaniti fautori della tesi secondo cui il dialetto della Val Torre non è sloveno, ha sottolineato che accetterebbe il contributo se il Centro per le ricerche culturali sostenesse la conservazione della “nostra antica lingua slava”, perché inrealtà diversa, vuole essere coerente e fedele alle sue convinzioni e quindi mostrare rispetto per i tanti elettori che lo hanno sostenuto. Pinosa, che certamente apprezza l’operato del suo sindaco Paoloni, è anche interessato alle basi su cui il Centro di Ricerche Culturali di Lusevera gestisce di fatto il locale Museo Etnografico, affermando che il Comune di Lusevera e l’organizzazione non hanno mai firmato alcun accordo.Va aggiunto che il Museo Etnografico di -Lusevera-Bardo è stato istituito nel 1973 su iniziativa dei membri del Centro di Lusevera per la Ricerca Culturale, entrato in funzione sei anni prima. Dopo il terremoto del 1976 è stata chiusa per cinque anni e riaperta al pubblico nel 1981. Nell’ultimo decennio è stata restaurata con l’aiuto degli esperti del Museo Gorizia di Nova Gorica. Nel 2014 è stato ufficialmente riaperto il museo rinnovato e arricchito, che dispone anche di un info point e fa parte della rete museale Mismotu.

tradotto dal Novi Matajur

Ogni commento è superfluo ci sono moltissimi linguisti che sostengono che il dialetto locale della Val Torre è sloveno.Questo è solo il parere del vicesindaco che da anni sostiene che è di origine slava e non slovena.Non merita di ulteriori commenti.

Isonzo-Soča

Ljubka Šorli (Tolmino19 febbraio 1910 – Gorizia30 aprile 1993) è stata una poetessascrittrice e insegnante slovena.

Le sue opere sono segnate dall’esperienza della guerra e della persecuzione, e cantano i luoghi della Slovenia, la natura e le tradizioni religiose. Pubblicò inizialmente in riviste parrocchiali di lingua slovena, illegali sotto il Ventennio fascista. Figura schiva e riservata, è stata per lungo tempo sconosciuta anche al pubblico sloveno. Una traduzione in italiano di alcune sue poesie, “Canti spezzati”, è stata pubblicata nel 1994.

Isonzo-Soča

immagine da https://mapio.net/pic/p-44127024/

 “Gledajo moje oči to lepoto,

napaja ob njej se mi duša -kakor začarana svetu se umika,
da tajnosti božje posluša.”
“Osservano i miei occhi la bellezza,l’anima mia s’inebria d’essa -piena d’incanto fugge dal mondo,porge l’orecchio ai misteri divini.”Ljubka Šorli (1910-1993)

IL TORRE

Anche oggi fa molto freddo!(-3)

Il Torre

Nasce in una delle zone più piovose d’Europa, ai piedi del monte Sorochiplas (1.084 m) nella catena prealpina dei Musi, ad una altitudine di 529 metri s.l.m.. Inizialmente scorre in una profonda forra che esso ha scavato, e che intaglia la prima catena montuosa delle Prealpi Giulie, ben visibile dalla pianura friulana orientale. All’uscita della zona collinare, dopo Tarcento e presso Nimis, e dopo aver ricevuto le acque del Cornappo, le sue acque vengono, in parte, captate da antiche rogge e da più moderne opere, per usi civili (acquedotti) e per l’irrigazione dell’arida campagna dell’alta pianura.

Presso Reana del Rojale (rojale in friulano significa roggia) e Savorgnano del Torre, dopo la “presa” delle rogge di Udine e Cividina, le acque tendono a disperdersi nel sottosuolo molto permeabile e per un lungo tratto il letto è normalmente asciutto, salvo dopo le piogge a monte. In questa parte mediana il letto ghiaioso è molto ampio (la larghezza raggiunge anche i 500 metri). Dopo Pradamano e la confluenza con la Malina, nei pressi di Trivignano Udinese riaffiora e riceve le acque del Natisone. Da qui scorre per un brevissimo tratto in provincia di Gorizia, ricevendo da sinistra il torrente Iudrio per poi rientrare in provincia di Udine dove, dopo 70 km, sfocia da destra nell’Isonzo.

da wikipedia

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