Sdrindule:parlate le lingue locali

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IL COMICO FRIULANO

 di nome fa Ermes Di Lenardo. Viene da Valbruna e ha origini resiane.Non tutti sanno che Sdrindule, al secolo Ermes Di Lenardo, viene da Valbruna. Ancora meno conoscono le sue origini resiane. Col suo alter ego di spettacolo Ermes, classe 1947, è diventato un po’ il comico del Friuli. Il suo personaggio, però, è nato nel 1980 come cantautore. La sua prima e più famosa canzone è «Gnot d’amôr» («Notte d’amore»), ma ne ha cantate anche molte altre, incise su ben 10 musicassette. La svolta verso la comicità arriva quando, quasi per gioco, si cimenta davanti al pubblico con cabaret e barzellette. Il rispolverare questa sua vecchia passione di gioventù porta subito a un susseguirsi di esibizioni a sagre, cene e manifestazioni in Italia e non solo – anche in Canada, Australia e nei Fogolârs furlans. Le sue barzellette, ora, sono incise su 15 cassette, mentre le sue canzoni di vario genere si possono ascoltare su 15 Cd. Su di lui il parroco di Valbruna, Mario Gariup, ha anche scritto il libro «Ermes Di Lenardo in arte Sdrindule». Friz e Striz della Valcanale, i celebri personaggi comici da lui inventati, compaiono invece anche in un libro di vignette. Nei suoi spettacoli, che sanno divertire, ma anche fare riflettere, ricorre spesso la frase «Sognare e sperare è come sorridere, non costa niente, ma aiuta a vivere».Da diversi anni è cantautore e comico, ma di professione sarebbe tecnico informatico. Cosa l’ha portata dai computer alla musica e allo spettacolo?«Ho fatto il tecnico informatico per 35 anni, prima alla Siemens per 10 anni, poi alla Olivetti per 25 e, fino alla pensione, ho sempre fatto contemporaneamente sia il tecnico sia il comico. Adesso faccio solo il comico. Sono 38 anni che faccio Sdrindule».Nelle sue barzellette legate alla Valcanale si parla spesso di Ugovizza e Camporosso, ma meno di Valbruna. È perché la sua gioventù è legata a quel paese?

«Non parlo di Ugovizza ma solo di Camporosso perché a Ugovizza c’è Friz – ma è uno dei miei grandi amici, e non potevo prenderlo in giro… hihihi… e, per quanto riguarda Valbruna, non potevo prendere in giro il mio paese natale, a cui sono sempre legato».

Si esibisce spesso in friulano, ma

pochi sanno che ha genitori resiani. Conosci il dialetto?

«Mi esibisco in friulano in Friuli e dove lo capiscono; se vado fuori, e sono spesso oltre Portogruaro, parlo in veneto o in triestino, che è comprensibile anche in quelle zone. Ho fatto anche spettacoli in italiano, ma solo per spettatori che venivano da più lontano. Io sono di origini resiane e non le rinnego, anzi, sono onorato di avere avuto i genitori resiani. Parlo poco resiano, ma lo capisco tutto e sono felice quando trovo un resiano e possiamo scambiarci qualche parola ».

Da giovane, quanto erano presenti lo sloveno e il tedesco a Valbruna?

«Certo che queste due lingue erano presenti. Sarebbe stato bello se i giovani avessero continuato a parlare sia in sloveno sia in tedesco; è un grande privilegio sapere queste lingue».

In friulano sdrindule è il movimento che fa la culla del neonato venendo dondolata. In che modo il suo nome d’arte è legato al suo modo di fare spettacolo?

«Il nome d’arte Sdrindule è un errore del Messaggero Veneto, perché nel 1980 io mi chiamavo Sbrindule. Un giornalista ha sbagliato a trascriverlo ed è rimasto Sdrindule, portandomi fortuna. E poi è bello il movimento della culla di legno – “Sdrindulaile chê frutute”. In Veneto mi chiamano ancora Sbrindola».

Come guarda la sua famiglia alla sua esperienza di artista?

«La mia famiglia è la cosa più bella che ho e i miei figli sono i giudici principali delle mie barzellette. Ora che sono diventato nonno di Fabio, con lui posso godere dei momenti che non ho potuto dividere con i miei figli visto che, quando erano piccoli, lavoravo e facevo il comico e il tempo per stare con loro era molto poco».

Ti sei esibito in giro per l’Europa, in Canada, in Australia… Quali posti ti sono rimasti maggiormente nel cuore?

«Mi sono esibito in tanti paesi d’Europa e del mondo, ma l’Australia e il Canada sono stati i paesi in cui ho avuto più successo con i nostri emigranti, che ancora adesso mi chiamano per andare a farli sorridere. Mi manca l’America Latina, ma non ho perso ancora tutte le speranze».

Luciano Lister

dal dom del 31 gennaio 2018

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